Nasce la Fondazione Made in Sicily Museum: un ponte tra 80 milioni di siciliani nel mondo

L‘emigrazione siciliana rappresenta uno dei più significativi fenomeni migratori della storia italiana, con oltre 15.000 partenze solo nel 2023 e un totale di 826.616 siciliani residenti all’estero. Un esodo che continua a crescere anno dopo anno, seguendo un trend storico che ha visto, tra il 1876 e il 1925, ben 1.660.555 siciliani lasciare la propria terra, con 1.517.721 diretti verso Paesi transoceanici. Numeri impressionanti che raccontano una diaspora che ha creato una comunità globale stimata in circa 80 milioni di persone di origine siciliana sparse nel mondo. È proprio per valorizzare questo patrimonio umano e culturale che nasce la Fondazione Made in Sicily Museum, costituita ufficialmente il 9 maggio 2024.

La data di nascita della Fondazione non è casuale: coincide con l’anniversario della morte di Peppino Impastato, figura emblematica della lotta alla mafia, che sosteneva che ‘se si insegnasse la bellezza al mondo si potrebbe sconfiggere la povertà, la rassegnazione e la paura’. Un principio che diventa pilastro fondante dell’iniziativa, come spiega Giovanni Callea, uno dei fondatori: ‘Non citiamo Peppino nell’atto costitutivo, ma ci ispiriamo alle parole di questo trentenne volutamente, perché l’idea è che noi non vogliamo portare avanti il nome ma questo principio che è alla base di quello che facciamo’.

La Fondazione nasce dall’evoluzione di un progetto precedente, lanciato da Davide Morici, nato durante la pandemia per sostenere i piccoli produttori locali. ‘Durante il lockdown del 2020, abbiamo iniziato a fare tantissime dirette con i produttori locali, spiegando perché era importante sostenere l’economia siciliana in un momento così difficile’, racconta Morici. ‘In pochissimo tempo, il progetto è diventato un caso nazionale, tanto che dopo soli tre giorni dalla nascita, veniva già citato sulle più importanti testate giornalistiche italiane’.

Ma la vera svolta è arrivata con l’evoluzione del progetto: ‘Ci siamo resi conto che dovevamo concentrarci sulle persone, non solo sui prodotti. Il Made in Sicily sono le persone: le persone fanno le cose, le persone comprano le cose. Questo cambio narrativo ci ha aperto il mondo’, sottolinea Callea enfatizzando l’incontro con Morici. Un approccio che ha permesso di ampliare enormemente il raggio d’azione, passando dalla promozione di prodotti tipici alla valorizzazione di un intero patrimonio culturale e umano.

La Fondazione si propone di creare un museo che non sia solo un luogo espositivo, ma un centro vivo di connessione tra i siciliani nel mondo. ‘Il nostro obiettivo è costruire il più grande museo del Made in Sicily a Palermo, un luogo che non sarà chiuso e conservativo, ma che racconterà tante storie, anche di questi siciliani che lasciano e hanno lasciato la Sicilia’, spiega Callea.

Un elemento distintivo dell’approccio della Fondazione è la capacità di creare ponti culturali tra la tradizione siciliana e altre culture. Un esempio emblematico è il progetto che verrà realizzato in Giappone: ‘Realizzeremo un’opera di ceramica nella quale verranno collocati mille chicchi di riso in ceramica dai visitatori del Padiglione Italia. Questi chicchi rappresentano le gru origami, messaggeri di pace nella cultura giapponese’, racconta Callea. ‘L’opera verrà poi riportata in Sicilia dove un’artista giapponese del kintsugi, l’arte di riparare oggetti rotti con l’oro, unirà questi mille chicchi. È un incontro tra la tecnica siciliana della ceramica e la tecnica giapponese dell’unione delle cose rotte’.

La Fondazione ha già all’attivo diverse operazioni di grande impatto, come “Un tocco di Pace” l’installazione di una opera di 4 mq in ceramica ed oro, posta al centro dei Quattro Canti di Palermo, oggi custodita al museo di arte contemporanea di Palermo. ‘Noi produciamo opere che sono di impatto visivo perché ovviamente le immagini impattanti attraversano i confini ed linguaggi’, spiega Callea, rivelando una strategia comunicativa ben precisa.

Ma il vero valore aggiunto della Fondazione è la capacità di creare connessioni emotive con i siciliani nel mondo. ‘Abbiamo creato il Libro delle Radici, una sorta di Ellis Island al contrario, dove i siciliani che tornano possono firmare’, racconta Morici. ‘Quando l’abbiamo portato a Los Angeles, sono venuti siciliani da tutta la California per firmarlo. Mentre lo firmavano sul palco della nave Vespucci, piangevano. Lì abbiamo capito che eravamo di fronte a materia viva’.

La Fondazione nasce con un patrimonio iniziale di circa 60.000 euro, costituito principalmente dal valore delle opere d’arte conferite dai fondatori. ‘Non abbiamo chiesto soldi a nessun grande imprenditore’, precisa Callea. ‘Abbiamo prima fatto del lavoro, creato un valore e un patrimonio oggettivo di opere d’arte, e poi li abbiamo conferiti all’interno della fondazione. Abbiamo dimostrato concretezza e determinazione, ed adesso siamo pronti ad accogliere il supporto economico e di ogni genere, perchè l’obiettivo potrà essere raggiunto solo insieme all’intera comunità siciliana nel mondo.’

L’obiettivo futuro è ambizioso: ‘Siamo pronti per una sede fisica, potrà essere un immobile pubblico dato in concessione o uno privato acquistato. Una sede di almeno 5000 mq che riesca a mettere insieme il grande racconto di questi 80 milioni di siciliani nel mondo. E per coinvolgerli vogliamo fare una tournée americana, come ambasciatori del progetto, prevista tra novembre e gennaio, per raccontare, dialogare con le comunità estere e individuare anche finanziatori privati e coinvolgerli attivamente nel progetto, spiega Morici. ‘Ma non solo: ci siamo accorti che questa narrativa sulle radici, sul collegamento, sull’identità è universale. Chi è connesso a questo tema è estremamente interessato a una connessione, perché vuole conoscere le tue radici e mescolarle con le sue’.

In attesa della sede il racconto sul territorio è già iniziato, ed è appena stata inaugurato Le Radici del Futuro, un murale monumentale A Piana degli albanese (ndr. un comune vicino palermo) realizzato da Giulio Rosh con il volto di Ester Pantano (l’attrice che interpreta Francesca Morvillo nel film di Simona Izzo e Riky tognazi) un’opera che parla della diaspora siciliana che si fonde con quella albanese.

Come per questo murale, la nostra idea di museo è moderna, – precisa Callea – vivrà molto fuori le sue mura, come nelle tante opere già disseminate sul territorio, una per tutte l’Albero delle Radici, ospitato all’Aeroporto di Palermo Falcine Borsellino, insieme allo straordinario popolo cui intende dare voce.

grazione da ferita a opportunità di crescita culturale e di riscoperta identitaria.
Un progetto con una visione moderna della Sicilia, lontana dagli stereotipi. ‘I siciliani di prima generazione ci dicono: voi per noi siete importantissimi, perché la Sicilia che ricordo io è quella di mio padre, che cantava nelle vigne. Ma mia figlia non è interessata a quella narrazione. Voi mi consentite di avvicinare mia figlia alla Sicilia di adesso, moderna e dinamica’, conclude Callea.

La Fondazione Made in Sicily Museum si propone così come un ponte non solo tra la Sicilia e i siciliani nel mondo, ma anche tra generazioni, tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione.

 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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