Workday Horizon, 20 anni e un orizzonte illuminato

Workday Horizon

Chi pensa che l’Intelligenza Artificiale sia (solo) il futuro si sbaglia di grosso. L’Intelligenza Artificiale è il presente e anche un piccolo frammento di passato, a ben vedere. Nei settori HR e Finance, ad esempio, è da almeno 12 anni che l’AI è integrata nei software a supporto delle imprese di Workday, nata negli Stati Uniti nel 2005 e dal 2018 presente anche sul mercato italiano.

L’evento Workday Horizon, che l’azienda ha organizzato a Milano il 28 maggio 2025, è stato l’occasione per festeggiare i primi 20 anni di attività, ricorsi a marzo, e per dare forma al futuro insieme a oltre 200 imprese: alcuni degli oltre 700 clienti presenti sul mercato italiano (sono oltre 11 mila in tutto il mondo), oltre a molti prospect interessati a innovare i propri processi e sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla trasformazione digitale.

Sin dalla sua fondazione in un fast food californiano, da parte dei visionari Aneel Bhusri e Dave Duffield, Workday ha scommesso su tecnologie più all’avanguardia per sviluppare la sua piattaforma per la gestione di persone, risorse finanziarie e dati, puntando prima sul public cloud e poi, dal 2013, sull’intelligenza artificiale: quella cosa di cui oggi parlano tutti e che ha già consentito all’azienda di diventare una multinazionale da oltre 8 miliardi di fatturato.

E fra i suoi dati, uno dei più significativi è quello di una customer satisfaction al 97%, destinata a migliorare grazie al lavoro continuo dell’Intelligenza artificiale di Workday con 70 milioni di utenti che elaborano mille miliardi di transazioni all’anno. Dati che creano la base su cui le aziende possono ragionare, investire e progredire.

Durante Workday Horizon il Country Manager di Workday Italia, Fabrizio Rotondi, propone l’esempio di un dato su un aumento di stipendio.

Fabrizio Rotondi, Country Manager di Workday Italia.
Fabrizio Rotondi, Country Manager di Workday Italia.

Grazie a Illuminate, l’Intelligenza Artificiale di nuova generazione di Workday, è possibile stabilire da dove deriva quell’aumento, il suo motivo (trasferimento interno o anzianità, ad esempio) e il suo contesto. Questo contribuisce a far evolvere ulteriormente l’AI di Workday, rendendola sempre più efficace nella gestione di persone, finanze e agenti AI.

Grazie a programmi ad altissima automazione, dotati di obiettivi specifici, l’intelligenza artificiale supporta attivamente le imprese e i professionisti, facilitando le decisioni e migliorando l’efficienza operativa.

Quindi, come collabora l’AI con le persone? “Lo scorso anno”, risponde Rotondi, “abbiamo presentato al World Economic Forum di Davos una ricerca che ha coinvolto più di 2600 leader aziendali. Per la prima volta in questo 2025 abbiamo visto un dato molto significativo sul sentimento delle persone che già utilizzano l’AI al lavoro: il 93% di coloro che la utilizzano dice che l’AI li ha aiutati a concentrarsi su attività ad alto valore aggiunto. Questo ci fa immaginare un futuro in cui i lavoratori delegheranno all’AI le attività meno interessanti e si concentreranno più su attività manageriali, decisionali e di coordinamento. Secondo le nostre analisi, le skill umane che resteranno più importanti anche con l’AI saranno il networking, l’empatia e la capacità decisionale. In futuro ci sarà un mix di gestione fra persone e agenti: ognuno di loro avrà un ruolo e una crescita, e dovremo essere sicuri che riescano ad amalgamarsi in modo organico e sicuro”.

Il risultato ideale che si può ottenere con il supporto di Workday è quello di liberare risorse ed energie per attività ad alta soddisfazione, eliminando dal lavoro le mansioni ripetitive e acquisendo le competenze giuste.

L’Intelligenza Artificiale cambia effettivamente il mondo del lavoro rendendolo più efficace: non ci sono più le scatole vuote delle mansioni ma le competenze, appunto, da mettere in pratica come i mattoncini Lego, ogni volta diversi a seconda delle loro finalità. “Abbiamo diverse aziende”, prosegue Rotondi, “che già hanno fondato la propria organizzazione basandosi sulle skill, capendo quali sono quelle già presenti in azienda e quali invece mancano, in modo da andare a colmare i gap nel tempo. Lavorando a progetto le aziende vanno in cerca delle figure con le skill necessarie e, grazie allo screening dei dati compiuto dall’AI, si va a scovare la persona più adatta a raggiungere gli obiettivi, sia all’interno della propria organizzazione, sia all’esterno, e magari anche in un altro Paese”.

Un esempio di azienda che ha intrapreso questo importante cambiamento organizzativo con il supporto di Workday è SACE, gruppo assicurativo-finanziario partecipato al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che supporta le imprese italiane nella loro crescita in Italia e in circa 200 Paesi nel mondo.

Ci racconta Gianfranco Chimirri, Chief People, Culture & Agile Organization Officer: “In SACE due anni fa abbiamo intrapreso un viaggio per evolvere in una organizzazione skill-based, e lo abbiamo fatto con una convinzione: investire in innovazione, robotica, automazione e AI generativa non è di per sé sufficiente a migliorare performance e risultati aziendali; è necessario investire anche nella formazione delle nuove skill di cui le persone hanno bisogno per utilizzare al meglio la tecnologia e guidare la trasformazione in un mondo altamente digitalizzato. Il nuovo modello organizzativo che abbiamo abbracciato consente di sviluppare le competenze necessarie attraverso iniziative di upskilling e reskilling.

Gianfranco Chimirri, Chief People, Culture & Agile Organization Officer SACE.
Gianfranco Chimirri, Chief People, Culture & Agile Organization Officer SACE.

Grazie ai dati raccolti da Workday le nostre persone hanno la possibilità di creare piani di sviluppo personalizzati, perché diventano consapevoli dei gap di competenze che devono colmare. La piattaforma infatti connette gap e competenze con le soluzioni disponibili all’interno della piattaforma stessa”. E il futuro è più vicino.

Poste Italiane Dic 25

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