La partita tra Cina e Stati Uniti si gioca su due tavoli. Quello delle terre rare, di cui i cinesi estraggono il 69% del totale mondiale (cruciali per l’automotive americano ed europeo, l’industria aerospaziale e semiconduttori) e quello di microchip e software ad altissima tecnologia, vitale per l’Intelligenza Artificiale e lo sviluppo digitale di Pechino.
Secondo Kathleen Brooks, direttrice della ricerca di XTB, “gli Stati Uniti vogliono ripristinare” il ritmo delle spedizioni di questi metalli strategici, che è rallentato da quando Donald Trump ha lanciato la sua guerra commerciale all’inizio di aprile.
Quanto alla Cina, vorrebbe che “gli Stati Uniti riconsiderassero le restrizioni all’immigrazione degli studenti, le limitazioni all’accesso alle tecnologie avanzate, in particolare ai microprocessori, e facilitassero l’accesso dei fornitori di tecnologia cinesi ai consumatori americani”, ha aggiunto.
In Svizzera Washington ha accettato di ridurre i dazi sui prodotti cinesi dal 145% al 30%, in cambio di una mossa analoga da parte di Pechino, dal 125% al 10% sui prodotti americani, per 90 giorni. Ma il danno è già concreto, con un calo del 12,7% delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti a maggio rispetto ad aprile, secondo le statistiche ufficiali.
Roberto Vavassori, presidente di Anfia, l’associazione delle case automobilistiche, ha appena lanciato l’allarme proprio sulle terre rare. “Le scorte di questi materiali non sono mai ampie, di solito sono sufficienti per un mese, un mese e mezzo. Ci sono arrivate molte segnalazioni di difficoltà di approvvigionamento che potrebbero portare a blocchi di impianti se il flusso delle forniture non riprenderà regolarmente”.
Alcuni stabilimenti europei di componenti hanno sospeso la produzione e Mercedes-Benz sta valutando modalità per tutelarsi dalla carenza di terre rare, mentre si aggravano le preoccupazioni per i danni causati dalle restrizioni cinesi sulle esportazioni di minerali critici. Case automobilistiche come General Motors e Bmw e importanti fornitori come Zf e BorgWarner stanno ricercando o hanno sviluppato motori con un contenuto di terre rare basso o nullo nel tentativo di ridurre la loro dipendenza dalla Cina, ma poche sono riuscite a scalare la produzione per ridurre i costi.
Bmw ha implementato un motore elettrico senza magneti per la sua ultima generazione di auto elettriche, ma necessita ancora di terre rare per i motori più piccoli che alimentano componenti come i tergicristalli o i finestrini.
Il valore delle esportazioni cinesi di terre rare, d’altronde, ha registrato a maggio un brusco calo su base annua. Secondo i dati diffusi dall’Amministrazione generale delle dogane, la Cina ha esportato lo scorso mese terre rare per un valore di circa 18,7 milioni di dollari, con un crollo del 48,3% rispetto a maggio 2024. Il calo rispetto ad aprile, quando le esportazioni ammontavano a 21,7 milioni di dollari, è stato del 13,7%.
I dati comprendono tutte le tipologie di terre rare, non solo quelle soggette alle recenti restrizioni decise da Pechino. In termini di volume, a maggio sono state spedite all’estero 5.864,6 tonnellate di terre rare, segnando una flessione del 5,67% su base annua e interrompendo tre mesi consecutivi di crescita.
Le terre rare sono componenti fondamentali per numerose tecnologie avanzate, dai telefoni cellulari ai caccia militari. Secondo le stime degli analisti, gli Stati Uniti dipendono dalla Cina per il 69% delle importazioni di questi materiali, il che pone a rischio l’intera catena di fornitura statunitense. Le autorità locali delle province ricche di questi minerali hanno intensificato a maggio la repressione contro l’estrazione illegale.
