Comprendere l’intelligenza artificiale: oltre miti e paure, una guida al suo funzionamento.
Dal Golem al computer quantico passando per Matrix il mondo si è popolato di miti e paure, di ipotesi e scenari, di desideri ed aspettative che una buona dose di endemica ignoranza ha reso paradigmatici.
Occorre qualificare l’argomento nella sua posizione e prospettiva effettiva: e cioè quella di una tecnologia trasversale “facente ed abilitante” che tutte le attività umane possono utilizzare come nuovo strumento per raggiungerne gli obiettivi con maggiore velocità, produttività e informazione.
L’AI è infatti un sistema costituito da dati (acquisiti e generati) che computer (con capacità di calcolo sempre più potente) processano attraverso algoritmi (ovvero sequenze di istruzioni) che trasformano i dati in informazioni. Se ne deduce che l’AI non è una, ma molte quante sono le possibili selezioni/configurazioni del sistema “dati-computer-algoritmi”. Ogni algoritmo porta embedded un proprio Dna, fatto di scelte, ordini, approssimazioni e di determinanti che rispondono ad obiettivi propri non necessariamente trasparenti, intellegibili o dichiarati.
Si fa pertanto strada l’ipotesi che l’AI sia un nuovo individuo “nascosto e sconosciuto” che si inserisce nel mondo dell’interazione umana, che abbia la capacità di manipolarlo, finanche di dominarlo attraverso il consolidarsi in quest’ultimo di un modello di dipendenza passiva (temiamo che l’AI ci assomigli troppo?).
Da qui derivano i grandi temi che l’AI sollecita, non tanto e non solo per le sue capacità attuali quanto per le sue potenzialità stimabili. Un tema di governance: se e come controllare/regolamentare/rendere trasparenti gli algoritmi. Non bastano architetture sufficientemente aperte per essere lette ed identificate come corrette perché la velocità della tecnologia supera largamente quella della normazione.
Un tema di giudizio di valore: come deve essere fatto un algoritmo “giusto” e come farlo rispettare, posto che il contesto di riferimento del suo uso applicativo è quello globale, con tutte le diversità che comporta in termini di valori, finalità e distribuzione del potere. Prima di provare a chiedere soluzioni all’AI dovremmo provare a chiederle a noi stessi; è chiaro che il problema è di ordine etico, che coscienza, conoscenza e consapevolezza ci impongono di affrontare e condividere perché diventino “l’etica dell’AI”. Siamo di fronte alla necessità di definire priorità: responsabilità, diritti, accesso, dignità, giustizia lavorativa si realizzano attraverso scelte ed azioni concrete di educazione, di formazione, di esercizio del senso critico, di condivisione di valori ancor prima che di obiettivi.
La tecnologia di per sé evolve generando “indefiniti“, non ha priorità o scopi. Noi sì. Se essa sia o meno lo strumento del tentativo e della paura dell’uomo di “diventare Dio” sta pienamente rappresentandoci che dobbiamo “diventare umani”. La Rerum Novarum si perpetua.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)

