In un mondo sempre più connesso ed integrato l’intelligenza artificiale deve diventare il principale alleato nel creare un futuro più collaborativo, sicuro ed etico. L’obiettivo di Cisco è chiaro e ne abbiamo parlato con il dott. Agostino Santoni Senior Vice President Cisco a livello Emea.
Dott. Santoni, Lei è stato da poco promosso Senior Vice President Cisco a livello Emea. Cosa comporta essere un manager italiano in una compagnia americana?
Rappresentare l’italianità come manager in Cisco, che è un’azienda globale americana, chiaramente comporta un enorme orgoglio ma anche una grande responsabilità. All’interno dell’azienda esiste però una fortissima tradizione di management italiano che ha portato avanti delle brillanti carriere. Cisco, infatti, grazie alla sua politica di inclusione aiuta in questa direzione. Inoltre, l’azienda è guidata da alcuni principi fondanti che partono, oltre che dall’amore per la tecnologia, da una radicata idea d’innovazione e inclusione anche rispetto all’attenzione riposta verso i propri clienti e partner.
Come si adatta l’azienda alle nuove sfide del mercato?
Se dovessi raccontare in modo molto semplice cosa fa Cisco, direi che noi rendiamo le connessioni possibili, sicure dovunque e per chiunque. E allora, riprogettando la rete attraverso l’intelligenza artificiale vogliamo riprogettare anche il modo in cui le persone collaborano. Questa è la nostra grande ambizione e puntiamo a realizzarla a una straordinaria velocità, trasportati da una vitalità incredibile. Inoltre, pensando alla cultura dell’innovazione cerchiamo, proprio in virtù di come la tecnologia sta evolvendo, di perseguire questo scopo collaborando con i nostri partner in maniera ancora più connessa.
Il contesto geopolitico attuale impone un’attenzione particolare al tema della difesa e della cybersicurezza. Come si pone Cisco nell’affrontare questi temi?
La posizione di Cisco relativamente alla sicurezza informatica su scala globale è la vera priorità della nostra organizzazione, sia dal punto di vista dello sviluppo tecnologico sia di quello finanziario. Abbiamo di recente acquisito Splunk per 28 miliardi di dollari e ad oggi questa è stata la più grande acquisizione da parte di Cisco.
Perché farlo? Perché è straordinariamente importante nel momento storico nel quale viviamo rendere più sicuro il percorso del digitale alimentato dall’intelligenza artificiale. È il momento giusto per distribuire gli strumenti di sicurezza informatica su tutta la rete per renderla più resiliente e più affidabile.
Esiste una parola chiave quando parliamo di sicurezza che è “fiducia” e l’impegno di Cisco nello sviluppare la tecnologia dell’innovazione è proprio cercare di creare con le istituzioni, con le aziende e con i propri partner questo rapporto straordinario per poter immaginare insieme un futuro digitale più sicuro.
Quale è il ruolo dell’intelligenza artificiale in Cisco?
Cisco con l’intelligenza artificiale ha un rapporto ormai più che decennale e soprattutto, da sempre, estremamente vitale. Questo perché da più di dieci anni integriamo strumenti di intelligenza artificiale come il machine learning all’interno di tutte le nostre tecnologie.
Da una parte, dunque sviluppiamo l’innovazione, dall’altra, attraverso la nostra ambizione di creare l’infrastruttura AI che serve nel mondo moderno che stiamo vivendo, la rendiamo disponibile con i nostri ingegneri e i nostri partner, a tutti i nostri clienti e a tutti i governi dei paesi nei quali operiamo.
L’etica che ruolo deve rivestire in questo processo?
Ovviamente, un aspetto etico deve esserci. Non dimenticherò mai quel giorno, quasi ormai un anno fa, quando insieme al nostro CEO, l’amministratore delegato di Cisco Italia Gianmatteo Manghi, abbiamo siglato la “Rome Call for AI” con Papa Francesco. In quel momento ci impegnavamo e continuiamo a impegnarci in un accordo che prevede di tenere conto del principio etico nello sviluppare la tecnologia. Io penso che la leadership moderna, che sia di management o di organizzazione aziendale, debba tenerla presente nel modo in cui si immagina il futuro per i Paesi, per le imprese e per tutti noi cittadini del mondo.
Serve maggiore formazione digitale nel nostro Paese?
Io ho un incarico europeo e quando penso alla formazione mi viene sempre in mente un numero: mentre stiamo facendo questa intervista ci sono 550.000 persone nell’Unione Europea che stanno studiando attraverso le nostre Cisco Academy. Stanno imparando la sicurezza informatica, l’intelligenza artificiale, le nuove reti per trasportare i dati in giro per il mondo e lo stanno facendo proprio con l’obiettivo di creare il futuro.
A me piace pensare che spesso il talento sia equamente distribuito nel mondo ma le opportunità no. E il nostro impegno, partendo proprio dall’Italia, è quello di essere un ponte tra il talento e l’opportunità.
Nel nostro Paese, ad esempio, sono nati dei progetti formativi straordinari. Ne cito alcuni che si sono tramutati velocemente in progetti globali come la formazione all’interno delle carceri o la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio grazie alla quale siamo riusciti a regalare un futuro a persone senza fissa dimora. Questo per sottolineare quanto l’Italia abbia un peso per noi di grande importanza e come il pensiero di rendere la competenza digitale un bene per tutti sia la nostra missione.

