In Formula 1, il Team Principal non è soltanto un manager: è il leader che tiene le redini di una macchina organizzativa assai complessa.
Un gesto rapido con la radio, uno sguardo teso oltre il muretto, una frase capace di motivare o gelare l’intero box. In Formula 1, il Team Principal non è soltanto un manager: è il leader che tiene le redini di una macchina organizzativa assai complessa. Il volto che incarna la visione di un’intera scuderia, in uno dei ruoli più delicati, discussi ma al tempo stesso affascinanti nella serie regina del motorsport.
Una figura attorno alla quale ruotano centinaia di persone, chiamate a svolgere il proprio lavoro tra fabbrica e pista con l’obiettivo comune di tramutare in risultati concreti gli sforzi portati avanti ad ogni livello. Uomini spesso soli al comando, benché circondati da una miriade di collaboratori tra ingegneri, direttori sportivi, responsabili marketing e, naturalmente, anche loro: i piloti. Ovvero coloro dai quali dipendono anche le sorti degli stessi Team Principal, alle prese con l’arduo compito di incanalare al meglio le risorse messe a disposizione dalla proprietà trasformandole in punti utili per la classifica del campionato.
Punti che, alla resa dei conti, valgono oro in un sistema in cui la posizione ottenuta da ciascun Team al termine della stagione determina anche la quota di partecipazione alla spartizione degli utili derivanti da diritti televisivi, sponsorizzazioni e introiti delle gare.
Alcuni dati, da questo punto di vista, appaiono eloquenti: grazie anche alle nuove politiche commerciali adottate da Liberty Media, la Formula 1 è arrivata a generare un fatturato complessivo annuo capace di superare abbondantemente i 3 mld di dollari, di cui il 37% viene ridistribuito dalla Fom alla dieci squadre (che diventeranno undici dal 2026, con l’ingresso di Cadillac).
Nello specifico, i dividendi vanno dai circa 240 mln incassati dalla Ferrari fino agli 80-100 riservati alle scuderie minori, con differenze significative dettate proprio dal posizionamento in classifica al termine dell’annata precedente. Valori che si calcolano sull’ordine di milioni di dollari, determinanti sia per lo sviluppo del team dal punto di vista tecnico e sportivo ma anche per la salvaguardia di svariati posti di lavoro.
Una dimostrazione, quest’ultima, di quanto possa essere elevata la pressione che grava sui responsabili delle singole scuderie, chiamati a svolgere un ruolo decisivo nell’ambito di un settore già di per sé caratterizzato da un livello estremo di competitività.
Complici questi fattori, anche l’attenzione dal punto di vista mediatico al giorno d’oggi viene focalizzata sui principali attori che animano il grande palcoscenico della Formula 1: oltre ai venti piloti in pista, gli stessi Team Principal finiscono infatti per diventare personaggi oggetto di spasmodica attenzione da parte di TV, web e carta stampata, per non parlare della moltitudine di fans presenti in tutto il mondo.
Emblematico l’esempio di Günther Steiner, per anni a capo del team Haas e trasformatosi in una vera e propria icona per il pubblico, grazie al suo stile diretto e senza fronzoli emerso soprattutto nell’ambito di ‘Drive To Survive’, la popolare serie Netflix dedicata alla F1.
Proprio quello stile che, nel corso del tempo, ha determinato la fortuna o (al contrario) la rovina dei vari Team Principal, capaci talvolta di rimanere al proprio posto di comando per molte stagioni e diventare una vera e propria figura di riferimento per i brand da essi rappresentati, oppure di finire schiacciati dal peso di un ruolo sempre più totalizzante e incapace di perdonare la minima esitazione.
Tra coloro che fanno parte del primo gruppo vi è indubbiamente il più ‘longevo’ tra i Team Principal attualmente in carica: parliamo di Toto Wolff, a capo della Mercedes dall’ormai lontano 2013 dopo una prima parte di carriera vissuta tra il sogno di diventare pilota professionista e svariate attività imprenditoriali. Basterebbero i soli numeri per certificare la qualità del lavoro svolto con la scuderia di Brackley: sotto la sua egida, Mercedes ha conquistato ad oggi ben otto titoli iridati Costruttori e sette Piloti, diventando al pari di Red Bull la scuderia più vincente nell’era moderna della Formula 1.
Wolff è stato progressivamente in grado di affermarsi come una delle figure più carismatiche e autorevoli, grazie sia all’esperienza maturata nel settore ma anche a spiccate doti comunicative che gli consentono di comunicare correntemente in cinque lingue oltre al tedesco. Al punto che il suo stile di leadership è persino diventato oggetto di un caso di studio presso la Harvard Business School, istituto che ha in seguito potuto annoverare lo stesso Wolff tra i propri docenti.
Sempre a proposito di longevità, il record da questo punto di vista apparteneva sino a poco tempo fa allo storico rivale del manager austriaco: parliamo di Christian Horner, in carica alla Red Bull per oltre vent’anni prima di essere licenziato nello scorso mese di luglio, al termine di un’escalation di tensioni interne capace di compromettere la stabilità del team di Milton Keynes. Una separazione brusca ma non inaspettata, per un Horner che nel corso degli ultimi tempi era finito sotto la luce dei riflettori più per le vicende extra-sportive che per i risultati colti in pista: impossibile dimenticare, infatti, il caso che lo ha visto finire al centro delle cronache di tutto il mondo, per una presunta molestia perpetrata ai danni di una dipendente del team. Accusa dalla quale lo stesso Horner è stato prosciolto in seguito a un’indagine interna, ma che evidentemente non è bastata per placare gli animi in una crescente guerra di potere che ha portato alla sua sostituzione con Laurent Mekies, al quale ora spetterà l’arduo compito di ristabilire le gerarchie interne in una delicata fase di transizione per il futuro del team.
Rimanendo in tema di poltrone calde, è impossibile non parlare del ruolo più ambito ma anche più chiacchierato del paddock: quello del Team Principal Ferrari. Il Cavallino storicamente non eccelle per cicli gestionali particolarmente lunghi, se si pensa alla quantità di figure alternatesi a capo della Gestione Sportiva di Maranello: ma se Jean Todt da questo punto di vista ha rappresentato la classica eccezione alla regola, altrettanto punta a fare Frédéric Vasseur, in sella dal Gennaio 2023 e recentemente confermato alla guida della scuderia emiliana. Il francese, forte di una lunga esperienza maturata sia nelle categorie propedeutiche che nella stessa Formula 1, ha mostrato sin dai primi passi la propria volontà di portare avanti un riassetto organizzativo del team, operando spesso in condizioni non semplici ma riuscendo ad isolare il lavoro del proprio staff rispetto alle tante voci di corridoio che ad un certo punto sembravano persino poter mettere in dubbio la sua permanenza. Il suo stretto rapporto con Lewis Hamilton è poi risultato determinante per portare a compimento quello che è stato definito come il ‘matrimonio del secolo’, in attesa che il Cavallino possa interrompere il digiuno di titoli iridati che ormai si protrae dal lontano 2007.

E l’Italia? Il nostro Paese vanta una lunga tradizione in termini di Team Principal, sia per le numerose scuderie tricolori affacciatesi alla ribalta nel corso degli anni ma anche per la valenza delle figure capaci di affermarsi con risultati di rilievo.
L’ultimo esempio da questo punto di vista è sicuramente rappresentato da Andrea Stella: in carica dal Dicembre 2022 a capo della McLaren, l’ingegnere umbro si è rivelato determinante nel percorso che ha portato la scuderia di Woking a ricoprire il ruolo di prima forza del Mondiale, con Oscar Piastri e Lando Norris pronti a giocarsi la rincorsa al titolo Piloti 2025. Risultati resi possibili dalla grande flessibilità manageriale dimostrata da Stella, capace di passare dai propri trascorsi nelle vesti di ingegnere di pista a un presente che lo vede impegnato in un ruolo di primaria importanza.
Il tutto senza dimenticare la presenza di Mattia Binotto (Sauber) e Flavio Briatore (Alpine), entrambi accomunati dal non semplice obiettivo di condurre le proprie squadre verso le posizioni di vertice della classifica.
Un percorso spesso arduo e ricco di ostacoli, in cui i Team Principal rappresentano molto più che semplici manager: sono leader, strateghi e figure carismatiche capaci di incidere profondamente non solo sulle performance in pista, ma anche sulla cultura e sulla visione a lungo termine delle rispettive scuderie. Che si tratti di uno stile autoritario, pragmatico o inclusivo, la loro capacità di adattarsi e guidare uomini e risorse resta una delle chiavi decisive per il successo in Formula 1, in un equilibrio costante tra tecnica, politica e passione.
L’articolo originale è stato pubblicato sullo Speciale Motori in allegato col numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)
