Il costo del denaro rimane invariato. La Bce ha deciso di non tagliare i tassi d’interesse, confermando le attese degli analisti, resistendo alle preoccupazioni europee sul debito francese e marcando una differenza netta dalla politica monetaria americana, con la Fed che dovrebbe essere in procinto di approvare un nuovo taglio. Da segnalare la revisione al rialzo della crescita europea da parte di Francoforte, che prevede un +1,2% nel 2025 invece dello 0,9% stimato precedentemente.
I tassi di interesse
I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno invariati al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%, rispettivamente.
Fermi ancora dopo la riunione di luglio, i tre tassi potrebbero essere ritoccati al ribasso a fine 2025, secondo alcuni analisti, ma di fatto la riduzione del costo del denaro – un ciclo iniziato a metà 2024 – sembra arrivata al livello voluto da Francoforte. Alcuni osservatori sembrano legare un possibile nuovo taglio solo a shock molto forti, come un’eventuale sell-off sui titoli di Stato francesi e le sue conseguenze sull’economia europea, con eventuali contromisure che riguarderebbero, in ogni caso, il lungo periodo.
Sulle ipotesi di un nuovo taglio, Francoforte non dice nulla: come al solito si segue un “approccio basato sui dati” per “assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”.
“La Bce sembra oggi confermare la nostra opinione secondo cui il ciclo di allentamento è terminato”, dice Irene Lauro, Eurozone Economist di Schroders. “Con l’attenuarsi delle incertezze commerciali, la ripresa dell’area euro è destinata ad accelerare. Le aziende dovrebbero abbandonare la cautela, stimolando i prestiti e gli investimenti delle imprese. Il mercato del lavoro rimane teso, con la disoccupazione vicina ai minimi storici, e lo stimolo fiscale anticipato della Germania darà ulteriore slancio alla ripresa. I rischi per l’Eurozona si sono spostati dall’incertezza commerciale all’instabilità politica, con la Francia sotto i riflettori dal punto di vista fiscale. Tuttavia, la resilienza dell’economia e il rafforzamento della domanda interna consentono alla Bce di mantenere invariata la politica monetaria”.
Bce, le prospettive sull’inflazione
“L’inflazione si attesta attualmente intorno all’obiettivo di medio termine del 2% e la valutazione delle prospettive di inflazione condotta dal Consiglio direttivo resta pressoché invariata”, dice la Bce.
Anche il quadro sui prezzi dipinto dagli esperti Bce è simile a quello che ha portato alla decisione precedente sui tagli. L’inflazione complessiva si colloca in media al 2,1% nel 2025, all’1,7% nel 2026 e all’1,9% nel 2027.
Inoltre l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,4% nel 2025, all’1,9% nel 2026 e all’1,8% nel 2027.
Aumentano le stime Bce sulla crescita 2025
A cambiare sono le stime di Francoforte sulla crescita economica europea. “L’economia dovrebbe crescere dell’1,2% nel 2025, con una correzione al rialzo rispetto allo 0,9% atteso a giugno. La crescita prevista per il 2026 risulta ora lievemente inferiore, all’1,0%, mentre per il 2027 resta invariata, all’1,3%”, dicono dall’Eurotower.
La situazione mutui
Secondo le simulazioni di Facile.it e Mutui.it, con questi tassi la rata di un finanziamento variabile standard oscilla tra i 610 e i 615 euro. “Anche i Futures sugli Euribor confermano che l’indice Euribor sembra aver ormai raggiunto il suo punto di arrivo, intorno al 2%, e dovrebbe rimanere su questi livelli fino a fine anno e per tutto il 2026”, secondo il portale.

