Due testamenti di Giorgio Armani sono stati aperti e pubblicati il 9 settembre scorso dal notaio Elena Terrenghi. La notizia è stata riportata dall’Ansa, ma non sono ancora noti i contenuti.
I due testamenti ‘segreti’ sono stati scritti dallo stesso Armani e messi in busta sigillata. Nonostante sia stato riportato come i piani per la successione fossero stati definiti in larga parte anni fa, i testamenti sono datati 15 marzo e 5 aprile 2025.
Dai contenuti dei testamenti dipende il futuro di un impero costruito in 50 anni da Re Giorgio. Il patrimonio è stimato tra gli 11 e i 13 mld di euro. Poi ci sono i numeri del Gruppo: 8.700 dipendenti, 600 boutique, 2,3 mld di euro di ricavi nel 2024 e brand di primo piano nella moda, nella ristorazione e nell’hospitality.
Non avendo eredi diretti (figli o coniuge) lo stilista ha potuto redigere liberamente il suo testamento. I parenti stretti sono quattro: Silvana e Roberta Armani figlie del fratello Sergio e la sorella Rosanna, con il figlio Andrea Camerana. Sarà la Fondazione Giorgio Armani, istituita nel 2016 per volontà di Armani, a gestire il Gruppo. La Fondazione è guidata da Pantaleo Dell’Orco, storico braccio destro, insieme a Irving Bellotti, Ad di Rothschild Italia, e allo stesso Camerana. Nel cda del Gruppo siede anche Federico Marchetti, fondatore di Yoox.
Dalla decisioni di Armani dipende anche il futuro di un vasto patrimonio immobiliare: la casa a Milano, la residenza di Forte dei Marmi e la villa a Pantelleria, il locale La Capannina, Villa Rosa (Oltrepò Pavese) e immobili a Parigi, Saint Moritz e Saint Tropez.
Ok all’iscrizione al Famedio
“Posso confermare che abbiamo ricevuto il consenso della famiglia per l’iscrizione di Giorgio Armani al Famedio”. Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. A chi gli chiedeva invece che cosa ne pensasse della mozione depositata dalla consigliera di Noi Moderati, Mariangela Padalino, per intitolare una via allo stilista recentemente scomparso, ha risposto: “Siamo sempre alle solite; sono 9 anni che faccio il sindaco e la regola è che si aspettano 10 anni. Quello che abbiamo fatto per Umberto Veronesi, lo faremo per Armani”.

