La Generazione Z è sempre più preoccupata per il proprio futuro lavorativo dal momento che l’AI rimpiazza diverse posizioni lavorative. Lo dimostrano le stesse aziende, che usano questa tecnologia per automatizzare le attività, mettendo a rischio la qualità e la quantità dei lavori entry-level.
Il rapporto di Anthropic
L’ultimo rapporto Economic Index di Anthropic rileva come il 77% delle aziende che utilizzano il software Claude AI lo fa per scopi di automazione, come la ‘delegazione completa delle attività’, mentre solo il 12% lo impiega per attività collaborative, come l’apprendimento. Il rapporto si basa su dati estratti da circa un milione di transcript di interfacce di programmazione (API), soprattutto da aziende e sviluppatori software.
L’aumento dell’automazione, soprattutto per attività di programmazione, scrittura e istruzione, deriva sia dal miglioramento delle capacità dell’AI, sia dalla maggiore familiarità degli utenti con la tecnologia, spiega Peter McCrory, responsabile economico di Anthropic. Per le aziende che integrano l’AI sul lavoro, l’automazione può aumentare l’efficienza.
“Le aziende stanno scoprendo come costruire infrastrutture integrate per sfruttare gli effetti di produttività,” ha dichiarato McCrory a Fortune. “Ci saranno probabilmente anche implicazioni per il mercato del lavoro.” McCrory precisa che lo scopo del rapporto non è prevedere l’impatto futuro dell’AI sul mercato del lavoro, però con la diffusione degli strumenti di automazione emergono evidenze del loro effetto, soprattutto sui giovani che si affacciano al lavoro.
L’impatto dell’AI sui lavori entry-level
Uno studio della Stanford University, pubblicato il mese scorso, mostra come l’AI abbia un ‘impatto significativo e sproporzionato’ sui lavoratori entry-level nel mercato del lavoro statunitense, con un calo dell’occupazione del 13% per i ruoli più esposti all’AI.
Il Ceo di Anthropic, Dario Amodei, è consapevole dei rischi di questo cambiamento e ha avvertito che l’AI potrebbe eliminare quasi il 50% dei lavori entry-level impiegatizi nei prossimi cinque anni. “La maggior parte delle persone non sa che questo sta per accadere,” ha detto Amodei ad Axios. “Sembra folle e nessuno ci crede… Noi, come produttori di questa tecnologia, abbiamo il dovere di essere sinceri su ciò che sta arrivando”.
La paura dell’AI per la Generazione Z, ora realtà
La Generazione Z teme che l’AI possa compromettere la propria carriera. Christopher Stanton, professore associato alla Harvard Business School, conferma che queste paure sono fondate. I lavori non saranno completamente automatizzati, ma molte attività sì, cambiando le richieste e i modi di formazione dei lavoratori. Per esempio, un AI può generare testi pubblicitari, ma serve comunque un copywriter per dare i comandi e correggere.
L’automazione impatterà soprattutto sui lavori entry-level. Le aziende tenderanno a privilegiare esperienze di apprendistato, con conseguenti possibili riduzioni salariali. “L’AI farà molte delle cose effettuate dai lavoratori entry-level, ma servono comunque persone per dare contesto,” afferma Stanton. “Probabilmente i salari saranno più bassi finché i giovani accumuleranno esperienza.”
Un’altra tendenza possibile è lo spostamento verso occupazioni manuali che l’AI non può fare, come i mestieri artigianali. Secondo un sondaggio Harris Poll del 2024, commissionato da Intuit Credit Karma, è aumentato il numero di giovani che scelgono mestieri come carpentiere, elettricista e saldatore. “La rivoluzione dell’AI generativa procede molto più velocemente di quella dell’AI fisica o della robotica,” conclude Stanton.
Cassieri o consulenti?
Uno studio del 2016 intitolato ‘Cashier or Consultant?’ ha analizzato come il mercato del lavoro influenzi i salari dei laureati a distanza di anni, usando dati dal 1974 al 2011. È emerso che iniziare a lavorare in recessione comporta una riduzione di circa il 10% dei salari nel primo anno, effetto che tende a diminuire dopo sette anni. Questo impatto è meno marcato per le lauree ben pagate e più forte per quelle meno remunerative.
La riduzione salariale può dipendere dal fatto che i neolaureati trovano lavori meno pagati e più accessibili, come barista o cameriere. Oggi i giovani della Generazione Z entrano in un mercato debole, anche per colpa dell’AI, simile alla situazione dei millennial durante la Grande Recessione.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com
