Intervista a Evelina Christillin, ex membro del Consiglio Fifa, una donna che ha scritto pagine importanti nello sport italiano.
È un linguaggio universale che lega culture, generazioni e storie. È la ricerca della fatica da dominare, della paura da vincere e della difficoltà da superare, come diceva Pierre de Coubertin, padre dei moderni Giochi Olimpici. È lo sport, un veicolo di crescita che forgia il carattere alla disciplina, al rispetto, alla lealtà e alla perseveranza. Poche come Evelina Christillin ne incarnano il valore profondo. Manager sportiva di spicco, ex membro del Consiglio Fifa, nonché presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, la sua è una storia di lungimiranza e leadership.
Giovane atleta della Nazionale italiana femminile di sci alpino, è passata dal competere in pista al battersi per superare gli stereotipi sulle donne nel calcio, sottolineando la necessità di rispetto e riconoscimento per le atlete. Complice una attitudine coraggiosa e una spiccata perseveranza, Christillin ha scritto pagine importanti per lo sport italiano, divenendo una figura di riferimento nella governance sportiva mondiale. Un esempio lampante di come lo sport possa essere un motore di sviluppo personale e collettivo, in Italia e nel mondo.
Le Olimpiadi di Torino 2006
Nata e cresciuta a Sestriere, Evelina inizia a sciare da bambina, vivendo gli sport invernali come parte integrante di un percorso educativo: “Si sciava e si studiava, in un equilibrio che mi ha formato molto” racconta.
Dopo i primi successi come atleta e il passaggio nella Nazionale B, la competizione internazionale si fa troppo alta e Christillin riconosce i propri limiti, scegliendo di proseguire gli studi. L’ingresso nel mondo della dirigenza sportiva arriva quasi per caso, anche grazie ad una serie di coincidenze fortunate, quando nel 1998 le viene chiesto di presiedere il comitato promotore della candidatura di Torino per le Olimpiadi Invernali 2006.
Con modestia racconta di essere stata fortunata: “Conoscevo molto bene il mondo degli sport invernali, avendolo praticato, ero disponibile perché insegnavo all’università e potevo permettermi di rischiare, così ho deciso di accettare”.
Dì lì a poco prende ufficialmente il via la sua avventura olimpica. “Organizzare una Olimpiade è una cosa da far tremare le vene ai polsi: nessuna azienda al mondo ha una vastità di argomenti e temi così diversa e varia al proprio interno. Dai servizi medici, alla meteorologia, alle gare, ai cronometristi, all’ufficio stampa, ai rapporti con le federazioni, a tutta la parte infrastrutturale”.
Una occasione di portata mondiale che le permette di sviluppare importanti abilità quali il coordinamento, il lavoro di squadra, la gestione dello stress e la calma olimpica. “Le Olimpiadi di Torino sono state obiettivamente un successo: da un punto di vista della visibilità e della riconoscibilità ha guadagnato molto e in generale la città ha cambiato completamente volto”.
L’approdo nel mondo del calcio
Tifosa storica della Juventus, Christillin vanta un capitolo anche nel mondo del calcio. È infatti stata la prima donna europea eletta nel Consiglio Fifa, in un momento di riforma e rinnovamento dopo l’era Battler. “Il calcio è un mondo a parte, con finanze e visibilità molto diverse dagli sport olimpici. La mia candidatura è nata dall’obbligo statutario di includere una donna per ogni confederazione, ma è stata anche una sfida personale e professionale”.
Negli anni ha partecipato attivamente al Comitato esecutivo Uefa e al Consiglio Fifa, portando avanti temi di trasparenza, inclusione e sviluppo del calcio femminile. “La fatica per ottenere il professionismo femminile nel calcio è stata enorme, ma le nostre atlete vincono quanto – se non più – dei colleghi maschi. È una questione di riconoscimento e sostenibilità economica”.
Christillin sottolinea come la presenza femminile nello sport e nella dirigenza sia ancora limitata, ma in crescita: “C’è ancora molto da fare, ma vedo segnali positivi, come la nuova presidente del Cio, donna e giovane”.
Guarda però con preoccupazione al futuro dello sport italiano, penalizzato da scarsi investimenti nelle infrastrutture e nel settore giovanile. “Se non incentivi la pratica sportiva, poi paghi di più in salute pubblica. Lo sport deve essere parte integrante della vita di tutti”.
L’importanza della multidisciplinarietà
Conoscenza delle lingue, capacità di leggere bilanci, competenze amministrative. Ma anche lavoro di squadra, mantenimento della calma sotto pressione e valore della delega. Sono queste le competenze, secondo Christillin, manageriali fondamentali per poter guidare organizzazioni sportive complesse.
Senza dimenticare lo sport, che rimane un potente collante sociale e un modello di crescita personale, capace di ispirare e trasformare chiunque vi si avvicini.
“Non voglio dire quelle frasi fatte, ma davvero l’esperienza sportiva, iniziata da giovane, contribuisce a formare una persona, rendendola capace di affrontare le difficoltà della vita con maggiore forza e resilienza. È una scuola di vita che ti fa diventare una persona completa”.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)
