L’euro digitale accelera: la nuova moneta dell’Ue è stata al centro delle discussioni dell’Eurogruppo a Copenaghen, in occasione dell’incontro dell’Ecofin informale. L’euro digitale è tra le priorità dei ministri delle finanze dell’Eurozona, e sta per entrare nel vivo del suo percorso: a Copenaghen è stato raggiunto un accordo su come verrà determinato l’ammontare massimo di euro digitali che sarà possibile detenere nel proprio wallet.
La fase preparatoria condotta dall’Eurosistema termina ad ottobre, e l’Italia potrebbe avere una posizione in prima fila per assistere alla svolta verso la fase successiva. Il 30 ottobre, a Firenze, si tiene il Governing council della Banca centrale europea, e per allora potrebbe arrivare qualche annuncio.
Il 26 settembre, in un incontro presso la Bocconi di Milano, verranno presentati i risultati dei test dell’innovation platform Bce che ha testato le funzionalità di pagamento dell’euro digitale con la partecipazione di una settantina di stakeholder tra aziende, banche e startup.
Euro digitale, il compromesso di Copenaghen
Intanto, a Copenaghen, il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe ha parlato di “discussione positiva” sull’euro digitale, e che sul limite alla detenzione di euro digitali e sull’emissione i confronti continueranno, mentre c’è consenso su quale debba essere l’equilibrio per andare avanti.
In Danimarca è stato raggiunto, di fatto, un compromesso: anche gli Stati membri (e non solo la Bce) avranno voce in capitolo sulla definizione dei limiti massimi di euro digitale che sarà possibile avere in portafoglio. Un nuovo equilibrio, come lo ha definito Donohoe, che entrerà nella bozza di legge del Consiglio entro fine anno, in tempo per il confronto con il Parlamento europeo, riporta Politico.
L’impatto del Genius act
L’accelerazione l’ha impressa, qualche mese fa, Donald Trump, anche se indirettamente. A luglio è stata approvata la legge Usa che regolamenta le stablecoin, il Genius Act, con il presidente Usa che si è definitivamente allontanato da una eventuale moneta virtuale emessa dalla banca centrale americana, vietandola.
Presso la sede della Banca d’Italia, durante un convegno dedicato ai pagamenti che ha riunito esperti provenienti dalle maggiori banche centrali internazionali, la vicedirettrice generale Chiara Scotti non ha mai citato il progetto Euro digitale, ma ha parlato con chiarezza dei rischi delle stablecoin – e della necessità di dotarsi degli strumenti necessari per rendere la transizione verso il denaro digitale il più sicura possibile per la stabilità finanziaria.
Un disegno nel quale l’euro digitale si inserisce perfettamente, secondo quanto detto dalla stessa Scotti in passato: costituirà lo scudo della sovranità monetaria europea davanti a un mondo dei pagamenti che di europeo ha ben poco, dalle carte di credito alle stesse stablecoin denominate in dollari.
L’USDT di Tether e l’USDC di Circle dominano l’80% del mercato delle stablecoin, ha ricordato Scotti. “In totale, le stablecoin che mirano a mantenere la parità con l’USD costituiscono il 98% del mercato globale. Le stablecoin denominate in euro rappresentano circa 620 milioni di dollari in capitalizzazione di mercato – circa lo 0,2% del totale”.
Cosa sappiamo sull’Euro digitale
Veloce riassunto: l’euro digitale sarà una Cbdc (central bank digital currency) emessa dalla Banca centrale europea. La Bce lavora dal 2023 alla fase preparatoria.
Molti degli elementi che riguardano questa nuova valuta sono stati definiti.
Ad esempio, si sa che l’euro digitale dovrebbe essere utilizzabile in tutta l’area euro tramite i canali bancari, come l’app del proprio istituto di credito, e verrà conservata in un wallet che consentirà di usarla per i pagamenti, anche offline, rappresentando un’alternativa al contante anche senza connessione Internet.
Inoltre – e questo per l’Europa è un discorso molto importante – i pagamenti stessi non passeranno dai circuiti privati che conosciamo, come Visa o Mastercard. Per mettere soldi sul wallet si passerà dal circuito bancario, perché Francoforte non avrà un rapporto diretto con l’utenza, ma dovrebbe essere creata un’app Eurosistema per garantire uniformità di utilizzo.
Secondo i piani, sarà anche possibile trasferire denaro sul wallet tramite sportello bancario o Atm smart.
Su molti altri aspetti c’è ancora un certo grado di incertezza. Va ancora deciso su quale infrastruttura tecnologica basare la nuova valuta, ad esempio. Ma andiamo con ordine.
Cosa va deciso: il tetto massimo
L’euro digitale ha ancora tanti nodi da sciogliere, nonostante l’accelerazione dell’Eurogruppo. Proprio a Copenaghen si dovrebbe discutere ad esempio del tetto massimo di moneta digitale che sarà possibile detenere – un limite necessario per tutelare i depositi delle banche.
Il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha spiegato che il compito della discussione di Copenaghen è definire il quadro attraverso il quale prendere decisioni sui limiti di detenzione degli euro digitali.
Questo ‘holding limit’ non corrisponderà a quello che è possibile trasferire. Nel secondo caso, per non limitare l’esperienza d’uso degli utenti, attraverso un meccanismo chiamato Waterfall sarà possibile avere trasferimenti istantanei dal conto bancario al wallet di euro digitale, il che permetterà quindi di effettuare in automatico anche transazioni superiori al bilancio del wallet. Questi ‘holding limit’ saranno uguali in tutta l’area Euro.
Gli altri nodi: l’infrastruttura. Sarà la blockchain?
Per ora l’Eurosistema non ha ancora deciso quale sarà la tecnologia sulla quale basare l’euro digitale. Negli anni ne sono sperimentate diverse, comprese le Dlt (come la blockchain). Quello che sembra chiaro è che le voci circolate negli scorsi mesi sull’utilizzo di blockchain pubbliche come Solana o Ethereum non hanno fondamento: viene ritenuto impossibile che Francoforte possa decidere di legare il valore della sua Cbdc a qualcosa di diverso dall’euro fiat.
Anche la tecnologia sul quale basare una eventuale blockchain targata Bce sarà, eventualmente, tutta targata Eurosistema.
Il ruolo delle banche e i compensation model
C’è poi il ruolo delle banche, sul quale il membro del board Bce Pietro Cipollone ha rassicurato: l’euro digitale (che, ricordiamolo, non sostituirà l’euro tradizionale ma sarà complementare) proteggerà il ruolo di intermediazione delle banche, che si dovranno occupare dell’onboarding degli utenti, della gestione dei wallet digitali, del monitoraggio e dello sviluppo di servizi.
Sempre per proteggere le banche, oltre al tetto massimo sul singolo wallet, è previsto che le somme non siano remunerate; non sviluppino quindi interessi, ancora una volta per proteggere i depositi bancari e non renderli meno allettanti di un wallet.
Tra le tematiche più complesse ancora da sbrigliare ci sarebbero poi i compensation model (le commissioni che verranno pagate per i vari servizi) con la possibilità che l’Eurosistema assorba una serie di costi che normalmente ricadono sugli intermediari, e quindi a cascata sugli utenti.
Lo scoglio politico
Sul percorso dell’euro digitale c’è naturalmente anche la politica. Il relatore sull’euro digitale al Parlamento europeo, l’eurodeputato del PPE Fernando Navarrete-Rojas, ha messo in dubbio l’esigenza dell’Europa di dotarsi di una moneta digitale, “rallentando l’innovazione”, invece di favorire quelle private già esistenti.
Lo stesso relatore ha proposto il 5 maggio 2026 come scadenza entro cui la commissione Affari economici (Econ) debba adottare il mandato negoziale sulla proposta della Commissione, riferisce Public Policy Europe. Teoricamente, il via libera di Strasburgo all’inizio dei triloghi con il Consiglio e la Commissione potrebbe arrivare nella sessione che si svolgerà tra il 18 e il 21 maggio.

