I dazi imposti dagli Stati Uniti all’Unione europea potrebbero avere effetti persistenti sulle abitudini di consumo dei cittadini europei, facendo diminuire così la spesa per i beni ritenuti ‘superflui’. È quanto emerge da uno studio pubblicato oggi dalla Banca Centrale Europea.
I dati dell’indagine sulle aspettative dei consumatori (Ces) della Bce, raccolti a giugno 2025, rivelano che i consumatori europei si aspettano che i dazi influiscano negativamente sull’inflazione, sulle finanze delle famiglie e sulla crescita economica. A riprova di questi timori ci sono i numeri del sondaggio condotto dagli analisti della Bce: il 40% degli intervistati ritiene che i dazi siano inflazionistici, il 13% ritiene che abbiano un impatto negativo sulle proprie finanze e il 24% ritiene che freneranno la crescita economica.
Come rispondono gli europei ai dazi
In risposta alle preoccupazioni legate ai dazi, i consumatori stanno modificando notevolmente le proprie abitudini di spesa. Circa il 26% degli intervistati ha dichiarato di aver abbandonato i prodotti statunitensi, mentre circa il 16% ha indicato di aver ridotto la propria spesa complessiva.
Ovviamente – sottolinea lo studio – questi cambiamenti comportamentali variano a seconda delle fasce di reddito: le famiglie ad alto reddito sono più propense ad abbandonare i prodotti statunitensi, mentre le famiglie a basso reddito sono più inclini a ridurre la propria spesa complessiva. Come prevedibile, questa riduzione viene determinata interamente dalla spesa discrezionale, mentre la spesa per i beni di prima necessità rimane in gran parte inalterata.
L’incertezza altera le aspettative sull’inflazione e sulla crescita economica
Questi risultati – concludono i ricercatori della Bce – evidenziano gli effetti tangibili delle tensioni commerciali sul comportamento e sulle aspettative economiche dei consumatori europei. Alterando le aspettative di inflazione e crescita e provocando cambiamenti nei comportamenti di spesa, i dazi hanno introdotto un livello di incertezza che sta influenzando sia le decisioni delle singole famiglie sia, probabilmente, gli sviluppi economici più ampi.
Come si sta muovendo la Bce
La Banca Centrale Europea, al contrario di quanto ha fatto la Fed, non ha abbassato i tassi d’interesse, nonostante la forte preoccupazione sul debito della Francia che assomiglia sempre di più al nuovo malato d’Europa. Francoforte, sebbene ci siano indicatori negativi sul debito e sui dazi, ha però rialzato a 1,2% le aspettative di crescita dell’eurozona nel 2025, grazie anche alla fiducia di poter mantenere l’obiettivo dell’inflazione al 2% nel medio periodo.
