I musei dell’auto guardano avanti

Musei dell'auto - Mauto Torino

Dal restauro ‘a vista’ del Mauto di Torino alle strategie di rete tra le grandi collezioni europee: i musei dell’auto si rinnovano tra passato, presente e futuro.

Torino, metà anni Cinquanta del secolo XIX. Una mastodontica carrozza a vapore dal peso di tre tonnellate avanza sbuffando per le strade delle città all’incredibile velocità di 8 km all’ora, divorando 30 kg di carbone coke ogni 60 minuti. È uno dei primi veicoli a motore circolanti in Italia, quasi mezzo secolo prima che l’imprenditore Giovanni Agnelli fondasse la Fiat.

Il suo inventore è l’ufficiale del Genio militare Virginio Bordino. Oggi questo gigante appartiene al Mauto, il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, la più prestigiosa collezione di veicoli storici in Italia, nonché il più antico museo al mondo dedicato all’automobile. In questi mesi viene sottoposto a un minuzioso restauro “a vista”: fa parte del percorso espositivo e i visitatori possono ammirare momento dopo momento le raffinate tecniche di restauro degli artigiani specializzati del team della Scuola di Restauro del Mauto.

Il Museo dell’Automobile è una raccolta viva, non una semplice esposizione statica, perché questo è il futuro dei musei dell’auto.

Lorenza Bravetta, Direttore del Mauto, racconta a Fortune Italia: “I musei compiono ricerche, collezionano, conservano, interpretano ed espongono il proprio patrimonio culturale. Per definizione sono organismi vivi, che crescono e si definiscono nello scambio continuo con il pubblico e nella co-progettazione con altre istituzioni.

Anche dal punto di vista delle attività educative il Museo è attivo su più fronti, dal restauro al design alla mobilità sostenibile, con laboratori, workshop e masterclass realizzati insieme a enti dell’alta formazione come il Politecnico di Torino o il Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale”.

Invenzione italiana

In Italia, dove l’automobile è nata perché, al di là delle paternità rivendicate dai tedeschi (ma anche dai francesi), il vero inventore dell’automobile così come la intendiamo oggi fu l’ingegnere veronese Enrico Zeno Bernardi che nel 1882 depositò un brevetto per un motore a scoppio, qualche mese prima dei tedeschi Gottlieb Daimler e Karl Benz.

Oggi un motore alimentato a benzina realizzato da Bernardi nel 1884 è esposto al Museo Nicolis di Villafranca (VR), una delle punte di diamante dei musei italiani. E il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano possiede un esemplare della prima vettura a tre ruote dell’ingegnere veronese.

Nel nostro Paese i musei e le collezioni private dedicate all’automobile sono più di 200. Vivono degli investimenti dei proprietari (quelli privati), degli ingressi dei visitatori ma, per essere economicamente sostenibili, devono contare su enti e partner che danno un contributo fattivo anche in termini di contenuti e di audience development. Come fa l’Automobile Club d’Italia, che nel 1933 fu tra i fondatori del Museo Nazionale dell’Automobile e da allora continua a sostenerlo. I musei sono dunque vivi e itineranti.

Il Museo Storico Alfa Romeo di Arese, che appartiene a Stellantis ed è situato nell’ex Centro Direzionale della Casa in quello che dagli anni Sessanta ai Novanta fu la fabbrica della Casa del Biscione, per esempio, partecipa ogni anno alla 1000 Miglia, la più celebre corsa di regolarità del mondo e alle principali manifestazioni espositive, sportive e ai concorsi d’eleganza in ogni parte del globo.

Il Museo di Arese, la più clamorosa raccolta di Alfa Romeo dell’universo, è meta di pellegrinaggio degli alfisti di tutto il mondo. Anche se, purtroppo, ancora non raggiunge i numeri di ingressi degli altrettanto famosi musei tedeschi di Mercedes e di BMW.

Futuro da ridisegnare

Ci spiega l’architetto Benedetto Camerana, presidente del Mauto: “Il futuro dei musei deve essere completamente ridisegnato. È sotto gli occhi di tutti: l’automobile sta attraversando un momento di forte crisi di identità, sia industriale che di partecipazione culturale, soprattutto negli ambienti urbani. Per questo motivo il Mauto ha definito – a partire dalle celebrazioni per i 90 anni dalla fondazione nel 1933 – una strategia per ripensare l’idea stessa di automobile intesa come elemento  culturale trasversale a tanti linguaggi, a partire dai primordi della storia industriale di inizio Novecento alle esplorazioni sul futuro della mobilità”.

Di fondamentale importanza è la collaborazione tra i musei, prosegue Camerana: “Fare sistema è un punto cruciale della nostra strategia. Abbiamo da anni avviato rapporti strutturati con gli altri 5 musei nazionali europei dell’automobile – e qui mi riferisco a istituzioni culturali storiche, con le quali condividiamo visioni culturali, piccole esposizioni nei saloni dell’auto e scambi di mostre. Vorrei però sottolineare il percorso che abbiamo avviato con altre istituzioni culturali extraeuropee: oltre ai rapporti consolidati con le istituzioni americane – e vorrei citare in particolare il rapporto con la Fondazione Bulgari di  Allentown – negli ultimi due anni abbiamo costruito relazioni continuative con soggetti che stanno crescendo nei Paesi del Golfo. Cito, come esempio, i programmi già definiti con il QAM-Qatar Automobile Museum, con il quale quest’anno abbiamo condiviso una mostra su due sedi – a Torino e a Doha – dedicata all’eredità creativa di Marcello Gandini”.

Cultura e istituzioni

La formazione è un altro tema sul tavolo di lavoro dei musei, che necessariamente deve coinvolgere le Istituzioni: conservazione e restauro, assieme allo sviluppo dei centri di documentazione, che sono la base di partenza per tramandare la Storia, quella con la “S” maiuscola, stanno diventando lo standard necessario per lo sviluppo del futuro, assieme alla creazione di un insegnamento universitario dedicato.

I musei italiani, nati in quella che è stata (e oggi purtroppo non lo è più) la “culla” dell’automobile, vantano il possesso di pezzi di assoluto prestigio che tutto il mondo ci invidia: la Galleria Ferrari a Maranello, assieme al Museo della casa natale di Enzo Ferrari a Modena, il Museo Lamborghini di Sant’Agata Bolognese, dove c’è anche il Polo Storico Lamborghini che cura il restauro delle supercar storiche del Toro, la Collezione Panini di Modena, che ha rilevato il Museo Maserati, l’Heritage Hub di Torino Mirafiori, dove sono esposte centinaia di auto Fiat, Lancia, Abarth (le Alfa Romeo sono invece, come detto in precedenza, ad Arese).

All’Heritage Hub si possono ammirare tutte le protagoniste delle vittorie nelle competizioni, ma anche i prototipi più sconosciuti. E poi c’è l’incredibile Collezione Mario Righini, appassionato raccoglitore seriale di auto storiche fin dagli anni Cinquanta che, grazie alla sua attività di “rottamaio”, per il riciclaggio di materiali ferrosi, ha salvato dalla demolizione pezzi unici, perché prima di tutti gli altri ha intuito l’importanza della conservazione. E poi ancora: la Collezione Lopresto, composta unicamente da esemplari unici, solo italiani, e decine di modelli anche di serie, ma con il telaio n. 1, ossia il primo esemplare prodotto.

L’Architetto Corrado Lopresto è il collezionista italiano più famoso al mondo: partecipa da 30 anni ai più importanti concorsi d’eleganza internazionali e vanta un palmarès di oltre 300 premi e 60 “Best of Show”. Tra i suoi pezzi più pregiati, la prima Isotta Fraschini costruita. È stato riconosciuto dall’Unesco come esempio da seguire nell’approccio al restauro.

Numeri in crescita

La passione per l’auto d’epoca è un fenomeno in continua espansione, anche nell’ambito degli aspetti culturali: lo testimoniano i numeri dei visitatori in costante crescita.

Il Mauto, per esempio, dopo essere strato ristrutturato nel 2011 (e re-inaugurato in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia) è passato dai circa 180.000 visitatori all’anno del decennio scorso ai 200.000 nel 2022, ai 300.000 del 2023, ai 400.000 del 2024.

La sola mostra “Ayrton Senna for ever” è stata visitata da 227.000 appassionati. Quest’anno si avvia a raggiungere il mezzo milione di visitatori. Ospiti di tutte le età, perché il Mauto prevede percorsi di visita dedicati ai bambini, ai ragazzi e agli adulti, con numerose attività di interazione, gioco e formazione.

L’articolo originale è stato pubblicato sullo Speciale Motori in allegato col numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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