Atleti in divisa: come i gruppi militari sostengono lo sport italiano

atleti militari Marcel Jacobs

Professionisti dello sport e della divisa. La doppia anima degli atleti che servono lo Stato e corrono per l’Olimpo

Nel loro curriculum c’è un giuramento allo Stato e una medaglia mondiale. Hanno un codice d’onore, un addestramento speciale e una missione: servire e gareggiare. Sono gli atleti delle Forze armate, campioni che dividono il loro tempo tra la caserma e il podio, incarnando una doppia anima che unisce sport e istituzioni. In Italia, il legame tra sport e Forze armate è un modello solido e poco visibile, ma decisivo. Dietro le vittorie ci sono volti noti e divise riconoscibili: Marcell Jacobs corre per la Polizia di Stato, Sofia Goggia scia per le Fiamme Gialle, Gianmarco Tamberi salta in alto per la Polizia, Arianna Errigo affonda il fioretto per i Carabinieri. Nei gruppi sportivi militari lo Stato investe sul talento, offrendo inquadramento professionale, stipendio e possibilità di allenarsi con continuità. Si entra tramite concorso, con risultati già di alto livello. Superata la selezione, si diventa a tutti gli effetti parte del corpo: ci si allena, si gareggia, si rappresenta l’Italia e si porta la divisa.

Un sistema sportivo unico in Europa

A fare da cornice c’è un assetto normativo che rende il sistema sportivo italiano unico in Europa. Per legge, solo quattro discipline sono considerate professionistiche – calcio (fino alla Serie C), ciclismo, golf e basket maschile di Serie A – mentre tutti gli altri sport, anche ai massimi livelli, rientrano formalmente nel dilettantismo.

Anche per questo, oggi oltre il 70% degli atleti azzurri convocati per Parigi 2024, 283 su 403, il numero più alto mai registrato, fa parte di un gruppo sportivo militare o di un corpo civile dello Stato. Un dato in crescita rispetto a Tokyo 2020, che conferma la centralità della “doppia appartenenza” come leva per garantire continuità agonistica e una prospettiva professionale dopo il ritiro.

Fondi pubblici e gruppi sportivi militari

Il sistema è sostenuto da fondi pubblici: nel 2024 Sport e Salute ha destinato 4,2 milioni di euro ai gruppi sportivi. Le Fiamme Oro (Polizia) hanno ricevuto 788mila euro, la Guardia di Finanza 604mila, l’Esercito 552mila.

I gruppi più rappresentati a Parigi sono proprio Fiamme Oro, Fiamme Gialle, Esercito, Carabinieri, Aeronautica, Fiamme Azzurre, Marina e Vigili del Fuoco.

Se da un lato questo modello ha prodotto risultati straordinari, dall’altro evidenzia alcuni limiti strutturali. La recente Riforma dello Sport ha cercato di introdurre logiche più aziendali nella gestione delle società e delle associazioni, ma il sistema resta in buona parte ancorato a una dimensione artigianale, sorretto dal lavoro volontario.

Il valore simbolico degli atleti in uniforme

A questo si aggiunge l’assenza di un vero modello scolastico integrato con lo sport: con oltre il 60% delle scuole primarie prive di palestra, è difficile immaginare percorsi simili a quelli dei college americani. A fronte di queste criticità, il modello dei gruppi sportivi militari continua a rappresentare una delle poche certezze per chi ambisce a una carriera nello sport di alto livello.

E se la struttura può essere migliorata, la figura dell’atleta in divisa conserva un forte valore simbolico ed educativo. Sono atleti, ma anche cittadini in uniforme. E in questa doppia anima si riflette un’idea di sport che unisce sacrificio, identità e appartenenza.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.