La storia di Giuseppe D’Onofrio si fonda con quella di Arkipiù, l’azienda di cui è amministratore unico. La sua formazione appare caratterizzata da una combinazione di radici tradizionali e esperienze eterogenee. “Ho mosso i primi passi nell’azienda di famiglia, specializzata in stucchi decorativi e cartongesso: lì ha appreso l’arte del “fare”, il valore della manualità e della cura del dettaglio”, dice D’Onofrio. Che “guarda al futuro senza dimenticare le radici” e punta a fare dell’edilizia un volano di crescita sociale, culturale e non solo economica.
Oltre 42 cantieri riqualificati in 4 anni, 10 investimenti attivi, 35 imprese convenzionate, 150 professionisti coinvolti: numeri da capogiro per l’azienda guidata da Giuseppe D’Onofrio.
Cosa rappresenta per lei Arkipiù, che ha fondato partendo dalle radici?
“Arkipiù è la realizzazione di una visione che nutrivo sin da giovane, ovvero, mettere in piedi un qualcosa di unico, col fine di realizzare progetti che potessero al contempo rispondere alle esigenze del presente e stare al passo col futuro”.
Lei ha sempre parlato della bellezza architettonica del nostro Paese. Perché?
“C’è un forte legame tra quello che facciamo, ad esempio gli stucchi decorativi, e il territorio. Vivo da sempre con la convinzione che l’Italia disponga di un patrimonio culturale e architettonico unico, che non va abbandonato né snaturato, ma reinterpretato in chiave contemporanea”
Ma le nostre città sono costruite spesso male: affollate, piene di traffico e con pochi spazi verdi.
“Tecnologia e innovazione non sono finalità autonome, bensì strumenti per migliorare la qualità abitativa, ottimizzare l’efficienza energetica e ridurre l’impatto ambientale. In altre parole: costruire, per D’Onofrio e Arkipiù, significa dar vita a storie durevoli, spazi significativi, ambienti che dialoghino con chi li vive”.
Qual è lo stato dell’arte del settore edilizio?
“Il settore edilizio in Italia è competitivo, vincolato da normative, da costi, da esigenze ambientali crescenti. Per distinguersi, occorre una visione chiara, investimenti in ricerca, capacità di integrare artigianato e tecnologie moderne”.

