Goldman Sachs stima che il prezzo dell’oro possa raggiungere i 4.300 dollari entro la fine del 2026. Secondo gli analisti, a spingere gli acquisti saranno la ricerca di diversificazione rispetto ai titoli di Stato americani, il processo di de-dollarizzazione e i rischi geopolitici. Anche Mark Haefele di Ubs ha ribadito che il metallo giallo resta una copertura essenziale, nonostante sui mercati prevalga un clima di ottimismo.
Intanto Wall Street non sembra preoccupata dall’ipotesi di un nuovo shutdown del Governo Usa. Gli operatori ritengono che eventuali turbolenze sarebbero di breve durata e che i mercati ritroverebbero rapidamente l’equilibrio una volta risolta la situazione a Washington.
Le Borse continuano a segnare record, la Federal Reserve è attesa a un taglio dei tassi nella riunione di fine mese e i timori di recessione, secondo il consenso generale, si sono notevolmente ridotti.
Eppure, nonostante il quadro macroeconomico appaia solido, gli investitori stanno affluendo verso il bene rifugio per eccellenza: l’oro. Un segnale che tradisce la volontà di proteggersi da possibili scossoni futuri.
Al momento l’oro viaggia poco sotto i 3.870 dollari, nuovo massimo storico. La sua natura di asset stabile è nota, ma l’ascesa del 2025 è stata straordinaria: oltre il 45% nell’ultimo anno, con una performance migliore rispetto all’S&P 500. Un dato che lascia intendere come il mercato stia privilegiando la sicurezza del metallo giallo rispetto al rischio dell’azionario.
Il rally ha avuto riflessi anche sul mercato borsistico, come dimostra l’Ipo del colosso minerario cinese Zijin Gold, che ha raccolto quasi 25 miliardi di dollari di Hong Kong (circa 3,2 miliardi di dollari USA), la seconda più grande quotazione dell’anno a livello globale.
In una nota ai clienti, Goldman Sachs ha definito l’oro la sua “materia prima preferita”. Gli economisti Daan Struyven, Lina Thomas e Alexandra Paulus hanno motivato la previsione con la forte domanda delle banche centrali e con le opportunità di copertura che il metallo offre in scenari economici complessi, come un rallentamento della crescita globale.
Per questo l’istituto americano ipotizza un prezzo di 4.000 dollari l’oncia entro metà 2026 e di 4.300 dollari a dicembre dello stesso anno. Anche piccoli spostamenti di capitale da altre asset class potrebbero avere un impatto significativo sul valore dei metalli preziosi, osservano gli analisti.
Gli investitori privati stanno già aumentando l’esposizione. A settembre le riserve nei fondi Etf sull’oro hanno raggiunto 109 tonnellate, ben oltre le 17 stimate da Goldman, nonostante i tassi Usa più bassi fossero già scontati dal mercato. Poiché il comparto resta di dimensioni ridotte (gli Etf sull’oro equivalgono a circa l’1,5% dei Treasury detenuti da privati), anche un modesto spostamento dai titoli obbligazionari potrebbe generare una nuova impennata dei prezzi.
Anche gli acquisti delle banche centrali sono attesi in aumento. Secondo l’ultima indagine del World Gold Council, condotta con la partecipazione di 73 istituti, il 95% prevede un incremento delle riserve nei prossimi dodici mesi, e il 43% pensa di rafforzare direttamente le proprie. Nessuna banca centrale ha dichiarato di voler ridurre le riserve.
Wouter Hueskes, senior portfolio manager di APG, ha sottolineato che oltre all’incertezza geopolitica ed economica pesa il tema della de-dollarizzazione: “Molti Paesi, tra cui Cina e Russia, puntano a ridurre la dipendenza dal dollaro. L’oro è considerato una riserva politicamente neutrale e indipendente da qualsiasi controparte. Inoltre, è un’assicurazione contro il rischio di default”.
Hueskes ha aggiunto che il metallo giallo garantisce anche protezione contro le sanzioni internazionali, come dimostrato dal caso Russia, dove le riserve valutarie sono state congelate ma non quelle auree conservate all’interno del Paese. Infine, l’oro è un utile strumento di diversificazione, poiché ha una bassa correlazione con le altre attività finanziarie.
Oro: una copertura efficace
Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management, ha ricordato che, pur avendo premiato la scelta di rimanere investiti, l’incertezza potrebbe tornare a condizionare i mercati nell’ultimo trimestre del 2025.
Eventuali scosse di volatilità, ha detto, sarebbero probabilmente temporanee, ma ha comunque invitato i clienti a guardare all’oro: “Il forte rally di quest’anno dimostra il ruolo dell’oro come copertura efficace e diversificatore di portafoglio in contesti politici ed economici incerti. Con una bassa correlazione rispetto ad azioni e obbligazioni, e grazie alla domanda sostenuta di investitori e banche centrali, una quota pari a una cifra media a singola cifra del portafoglio destinata all’oro ci sembra ottimale”.
Secondo Haefele, anche l’esposizione ad asset alternativi, come hedge fund e private equity, può aumentare la resilienza dei portafogli, migliorando la diversificazione e offrendo al tempo stesso opportunità di crescita e protezione dai ribassi.
L’articolo originale è su Fortune.com

