Manovra 2025, via libera al Dpfp: spinta su lavoro, famiglie, Sanità e 12 miliardi in tre anni per la Difesa

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Il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), approvato dal Consiglio dei ministri, ridisegna il quadro economico dei prossimi anni. L’indebitamento netto per il 2025 scende al 3% del Pil, meglio della stima di aprile che lo fissava al 3,3%. È un segnale forte: se confermato, consentirebbe all’Italia di uscire già nel 2025 dalla procedura Ue per deficit eccessivo, un anno prima rispetto a quanto previsto. La crescita resta debole: +0,5% nel 2025 e +0,7% nel 2026 con un potenziale effetto espansivo di un decimale derivante dalla Manovra. Sei mesi fa la previsione era leggermente migliore, rispettivamente +0,6% e +0,8%. Il rallentamento riflette la prudenza in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e consumi interni fragili.

Il cantiere della manovra: fisco e famiglie

Il primo tassello della manovra riguarda il fisco. La seconda aliquota Irpef scenderà dal 35% al 33% per i redditi tra 28mila e 50mila euro. È una misura che tocca direttamente il ceto medio e che punta a liberare reddito disponibile, sostenendo i consumi. Accanto al fisco si apre il capitolo famiglie. Il governo valuta nuove forme di detrazione legate al quoziente familiare. L’obiettivo è favorire la natalità e alleggerire il peso economico per chi cresce figli. Si tratta di interventi che potrebbero incidere anche sulla coesione sociale, in un Paese che da anni registra un calo demografico strutturale.

Sanità e imprese: risorse in più e incentivi

Sul fronte della sanità si cercano 2-3 miliardi aggiuntivi oltre ai 4 già previsti. La priorità è rafforzare il personale. Al ministero della Salute è pronto un piano da 27mila assunzioni, con un focus sugli infermieri. Migliorare stipendi e organici dovrebbe ridurre i tempi di attesa e limitare l’emorragia di professionisti verso l’estero. Per le imprese si ragiona su un nuovo strumento orizzontale di incentivo agli investimenti, dopo le difficoltà del programma Transizione 5.0. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha assicurato che saranno utilizzate risorse nazionali. Parallelamente, il governo promette di confermare e potenziare le Zone economiche speciali, considerate strategiche da Confindustria.

Difesa, 12 miliardi in tre anni

Una quota rilevante del Dpfp riguarda la difesa. Se l’Italia uscirà dalla procedura europea, gli stanziamenti cresceranno gradualmente. Nel 2026 è previsto un incremento pari allo 0,15% del Pil, circa 3,3 miliardi. Nel 2027 si salirà allo 0,3% del Pil, inglobando lo 0,15% già stanziato, per un totale di 6-7 miliardi. Nel 2028 si raggiungerà lo 0,5% del Pil, pari a circa 12 miliardi complessivi in tre anni. La scelta punta ad avvicinare l’Italia agli standard Nato e a rafforzare la capacità di risposta militare. In un contesto globale instabile, il tema della sicurezza resta centrale.

Debito, banche e nodi aperti

Il debito pubblico è stimato al 137,8% del Pil nel 2026 e dovrebbe calare al 136,4% nel 2028. La discesa sarà favorita dal ridimensionamento del superbonus e da un miglior controllo della spesa primaria. Per il governo questo percorso è cruciale per dare credibilità ai conti. Restano però molte incognite. Le banche avvertono che il 2026 e il 2027 saranno anni complessi, con rischi legati ai dazi e all’export. L’Abi segnala che il sistema creditizio dovrà affrontare nuove tensioni. Anche Confindustria chiede garanzie: in particolare, che gli incentivi alle imprese non vengano interrotti. Sullo sfondo c’è il confronto con Bruxelles. Il testo sarà inviato alle Camere e alla Commissione europea, con esame parlamentare fissato per il 9 ottobre. Da quel passaggio dipenderà l’impianto della manovra, che dovrà tenere insieme rigore e crescita.

Poste Italiane Dic 25

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