Intervista a Patrick Bulgari, Head of Operations della Fondazione Nicola Bulgari.
Quali sono i segreti dietro una delle collezioni di auto d’epoca più famose del mondo? Come si dà vita a uno dei principali punti di riferimento degli appassionati a livello internazionale? Lo abbiamo chiesto a Patrik Ullman, Head of Operations della Fondazione Nicola Bulgari.
La Fondazione Nicola Bulgari ha grande notorietà e popolarità tra gli appassionati delle auto. Quali sono le caratteristiche principali della collezione? Di quante auto e che caratteristiche cercate nei pezzi della collezione?
La nostra collezione di auto storiche, chiamata The NB Center for American Automotive Heritage, è un viaggio nel cuore della “Golden Era” automobilistica americana, un’epoca che va dall’inizio degli anni ‘20 fino alla metà degli anni ‘50. Ci impegniamo con dedizione nella preservazione storica, nella valorizzazione e nel racconto vivo di quel periodo straordinario, un’epoca in cui l’automobile ha profondamente segnato e plasmato la società, la cultura e lo sviluppo socio-economico statunitense.
La caratteristica distintiva della nostra collezione è la sua vitalità. Tutte, e sottolineo tutte, le nostre auto possono essere vissute, pronte a scendere in strada, a far sentire i loro motori e a far rivivere così un’ epoca d’oro. Credo fermamente che sia l’unico modo per tenere in vita la storia, far sì che questi magnifici esemplari non siano solo oggetti museali, ma testimoni pulsanti di un’epoca.
Per questo, dove possibile, preferiamo focalizzarci su restauri conservativi o di preservazione dell’originalità. Il nostro obiettivo primario è rendere l’auto guidabile e sicura sotto il profilo meccanico, mantenendo intatta la sua autenticità storica. Tenere in vita queste vetture non è affatto un’impresa semplice; richiede un personale altamente preparato, con competenze di restauro che vanno ben oltre quelle di un semplice meccanico.
Sono veri e propri artigiani, artisti della meccanica. Attualmente, la nostra collezione conta ben 300 auto d’epoca, disseminate tra le nostre sedi di Roma, Sarteano e Allentown in Pennsylvania. Quando acquisiamo un nuovo pezzo per la Fondazione, non cerchiamo solo un’auto rara o preziosa.
Cerchiamo veicoli che sappiano raccontare la classe media statunitense di quell’epoca, auto che, attraverso l’innovazione tecnologica e il design, incarnino l’eccellenza di quel periodo. Ma soprattutto, cerchiamo auto con storie individuali degne di essere narrate, come nel caso delle vetture appartenute al celebre Garage Nobile del Vaticano. Ogni auto nella nostra collezione ha un’anima, un passato che vogliamo preservare e condividere con il mondo.

Di quali strutture vi avvalete, in Italia e negli Usa?
La nostra mission di preservare e celebrare l’eredità automobilistica americana, in particolare quella della “Golden Era”, si basa su una rete di strutture strategiche, sia negli Stati Uniti che in Italia. Questo ci permette di operare ed assicurarciche la nostra collezione, The NB Center for American Automotive Heritage, sia curata e valorizzata al meglio.
Negli Stati Uniti, la nostra location principale si trova ad Allentown, in Pennsylvania. È qui che si concentra la parte più significativa della nostra collezione (200 auto storiche) e dove operano i nostri laboratori all’avanguardia. Ad Allentown, offriamo servizi specializzati di restauro e ricostruzione di motori e componenti, nonché il ripristino e la calibrazione della strumentazione, servizi che mettiamo a disposizione anche del pubblico.
La location è stata concepita per mantenere e salvare non solo gli artefatti automobilistici, ma anche le competenze artigianali cruciali per il restauro delle automobili del XX secolo. È un vero centro di eccellenza, dove l’ingegneria e la manualità si fondono.
In Italia, abbiamo due location, una a Roma ed una a Sarteano che con 100 auto storiche, diffondono il valore storico, la rilevanza industriale, culturale, socio-economica e danno una fotografia del grado di design ed innovazione che il settore automobilistico statunitense è stato in grado di produrre in quegli anni gloriosi.
Inoltre, Roma ospita una collezione speciale di Limousine Americane un tempo appartenute alla Santa Sede. Tra queste 11 autovetture, tutte di grande valore storico, spiccano una 1947 Cadillac papale ed una 1938 Cadillac V16. Sarteano non è da meno, visto che ospita una collezione speciale di muscle cars americane dagli anni ’60 in poi.
La presenza di alcune auto tra le più spettacolari al mondo, rende la collezione Bulgari una tappa fondamentale per i fanatici della storia dell’automobile: date la possibilità al pubblico di visitare la collezione? Se sì, quanti visitatori attraete mediamente ogni anno?
La nostra collezione si differenzia molto da tutte le altre collezioni… per noi le auto più significative sono quelle che hanno di fatto contribuito a dare ricchezza alla middle-class statunitensi e a creare il mito dell’American dream.
Erano le auto per l’uso quotidiano della stragrande maggioranza degli americani, veicoli di grande qualità e affidabilità e con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Il loro valore storico, di design e di innovazione emerge nella sua interezza dopo un restauro accurato sia che sia conservativo sia che sia un body-off.
Ovviamente, siamo sempre interessati a far visionare e vivere la nostra collezione, che si tratti di appassionati d’auto o di storici e amanti del design. Essendo però un’attività sempre al lavoro con vari restauri in corso e veicoli in movimento, le visite vanno sempre concordate prima.
Non saprei indicare invece un numero preciso di visitatori annui dato che spesso sono visite di gruppi di appassionati o di club che possono raggiungere anche le 70-100 persone e direi che il numero di visitatori è in costante crescita.

Rendere un Museo “vivente”, che fa uscire le sue auto durante le principali manifestazioni internazionali e concorsi d’eleganza, è il modo migliore per gestire la struttura. Qual è in sintesi l’organizzazione che gestisce la fondazione in Italia ed in America?
Le attività tra gli Stati Uniti e l’Italia, si differenziano molto anche se hanno un obiettivo comune. Negli Stati Uniti siamo particolarmente attivi nell’essere presenti a vari Concorsi D’Eleganza e manifestazioni per dare sempre più risalto al valore storico della collezione presente ad Allentown, oltre a promuovere la location come centro di eccellenza per il restauro e per attrare future generazioni al mondo del restauro delle autovetture storiche, maestranze necessarie per tenere viva la tradizione in futuro.
In Italia, la collezione viene usata con un’operatività più ampia. In Europa è meno nota l’importanza del settore automobilistico americano ,che dagli anni ’20 agli anni ’50 ha agito come catalizzatore economico, sociale, culturale ed artistico per cui, per favorirne la divulgazione, oltre a partecipare a manifestazioni e mostre varie, cerchiamo di dare vita al periodo storico con esperienze su strada durante le visite dedicate, con partecipazioni a film e organizzando concerti di musica americana del “periodo” nelle splendide piazze di Roma che non hanno eguali.
Come riuscite a far convivere le auto con le altre attività della fondazione?
Tutte le attività della fondazione sono oggi connesse e ben integrate tra di loro. Qui l’Italia, la fa da padrona dato che le aree di attività in ambito musicale, arte, modellini in white metal prodotti in UK e progetti di solidarietà locali vengono definite e gestite a Roma. Ogni volta che ci viene proposta un ‘attivita’, cerchiamo di idearla intersecandola con le altre aree di interesse della fondazione.
Capita ad esempio che un’esperienza su strada con auto storiche, possa includere un concerto jazz presso i nostri locali con donazioni per progetti di solidarietà o che una mostra d’arte o un progetto musicale possa coinvolgere le nostre auto per dare più valore storico-promozionale all’evento.
Come vede il futuro dei Musei dell’auto?
Ognuno qui ha il proprio punto di vista ed in molti stanno sperimentando vari percorsi per rendere i propri musei più interessanti. Secondo il mio punto di vista, per attrarre e individuare un pubblico più ampio, bisogna far parlare più mondi insieme e crediamo che la nostra offerta nell’integrare la storia, l’esperienza, la musica e l’arte insieme ai progetti di solidarietà possa essere una strada per tenere sempre vivo l’interesse.
L’articolo originale è stato pubblicato sullo Speciale Motori in allegato col numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)
