Dopo aver guadagnato quasi il 50% da inizio anno, l’oro potrebbe schizzare fino a un +150% già entro il 2028, se manterrà questo ritmo. Questa settimana il metallo prezioso ha superato per la prima volta i 4.000 dollari l’oncia, ricevendo una nuova spinta quando il presidente Donald Trump ha annunciato che imporrà un dazio aggiuntivo del 100% sulla Cina e limiterà le esportazioni USA di software. Si rafforza così il suo ruolo di bene rifugio in un clima di crescente sfiducia degli investitori verso il biglietto verde.
Le previsioni di Ed Yardeni
In una nota di lunedì, l’esperto Ed Yardeni, presidente di Yardeni Research, ha rivisto le sue previsioni ottimistiche sull’oro, indicando come fattori chiave il ruolo storico dell’oro come copertura contro l’inflazione, la progressiva de-dollarizzazione delle banche centrali dopo il congelamento degli asset russi, lo scoppio della bolla immobiliare cinese, insieme alla guerra commerciale di Trump e al tentativo di rimescolare l’ordine geopolitico mondiale.
“Ora puntiamo a 5.000 dollari entro il 2026,” ha affermato. “Se continuerà così, potrebbe raggiungere i 10.000 dollari già prima della fine del decennio.” Secondo la traiettoria dell’oro registrata dalla fine del 2023, il prezzo potrebbe toccare quota 10.000 dollari l’oncia tra metà 2028 e i primi mesi del 2029.
L’inversione di rotta della Federal Reserve
L’oro ha beneficiato anche della recente inversione di rotta della Federal Reserve, che lo scorso mese ha iniziato a tagliare i tassi, concentrandosi più sul mercato del lavoro stagnante che sull’inflazione, rimasta però ostinatamente sopra il target del 2% a causa dei dazi di Trump. Anche se la Fed non ha avviato un taglio aggressivo, l’ipotesi di ulteriori riduzioni dei tassi in un contesto di crescita del PIL ha alimentato le preoccupazioni sull’inflazione.
Parallelamente, l’enorme debito accumulato dalle principali economie mondiali, Stati Uniti inclusi, ha spinto gli investitori a diffidare delle valute tradizionali, favorendo il cosiddetto ‘debasement trade’ basato su metalli preziosi e bitcoin.
La FOMO dell’oro
Mercoledì, l’economista per clima e commodities di Capital Economics, Hamad Hussain, ha sottolineato che la ‘FOMO’ (paura di perdere l’opportunità) sta crescendo nel mercato dell’oro, complicandone la valutazione obiettiva. Prevede ancora rialzi, anche se a un ritmo più lento man mano che i fattori di sostegno si indeboliscono.
A favore dell’oro ci sono i tagli ai tassi della Fed, l’incertezza geopolitica e i dubbi sulla sostenibilità fiscale. “Come sempre, l’assenza di un reddito rende difficile valutare obiettivamente l’oro,” ha spiegato Hussain. “Nel complesso, riteniamo che nei prossimi due anni i prezzi dell’oro cresceranno probabilmente in termini nominali.”
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

