Tra il 2017 e il 2025 le startup e le scaleup del Sud Italia hanno raccolto complessivamente 289,9 milioni di dollari in equity, distribuiti su 107 round di investimento. Questo è quanto emerge nel Rapporto “Sud Innovation 2025 – Attrattività e Competitività nel Mezzogiorno” presentato venerdì 17 ottobre 2025 nell’ambito del Sud Innovation Summit dedicato al tema “AI for future”. Il report è stato realizzato all’interno di Sud Innovation Aps con il coinvolgimento di un Comitato-Tecnico Scientifico di altro profilo e punta a misurare l’attrattività, l’innovazione e la crescita economica del Mezzogiorno.
A guidare il progetto è stato Roberto Ruggeri, Presidente di Sud Innovation Aps, imprenditore e investitore, fondatore del Sud Innovation Summit e promotore di iniziative dedicate allo sviluppo dell’ecosistema dell’innovazione nel Mezzogiorno.
Il Comitato Tecnico Scientifico (Cts), coordinato da Daniela Baglieri (Università degli Studi di Messina) e Antonio Messeni Petruzzelli (Politecnico di Bari), comprende: Giovanni Battista Dagnino (Università Lumsa), Alfredo De Massis (Università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara), Maria Chiara Di Guardo (Università di Cagliari), Luigino Filice (Università della Calabria), Carmen Gallucci (Università di Salerno), Antonio Lerro (Università della Basilicata), Michele Modina (Università del Molise) e Pierluigi Rippa (Università Federico II di Napoli).
Il report vede in pole position la Campania, con un ammontare investito di 142 milioni di euro (ossia il 38% del totale nel Sud), a seguire la Puglia con con 98 milioni di ammontare investito (il 26% del totale), la medaglia di bronzo va alla Sicilia con 42 milioni di ammontare investito (l’11% del totale).
Il report ha preso in esame un campione di 73 startup e otto scaleup nate o sviluppatesi nel Mezzogiorno nei settori Healthcare, Enterprise Software, Engineering & Manufacturing e Fintech & Insurance, che tra il 2020 e il 2023 hanno registrato un tasso di crescita medio annuale del fatturato pari al 102%. Si tratta di realtà che hanno generato, nel 2023, oltre 700 posti di lavoro diretti contribuendo alla costruzione di una nuova economia della conoscenza nel Sud.
Il 2024 è stato un anno record per il venture capital nel Mezzogiorno, con le startup dell’area hanno raccolto 66 milioni di euro di capitali. Un trend positivo che è stato confermato nel primo semestre del 2025, dove si registrano 57 milioni già investiti.
Tra le operazioni più rilevanti figurano Hui (che nel 2024 ha raccolto 25 milioni in un round di Serie A), Sibill (che nel 2025 ha raccolto 12 milioni in un round di Serie A), UnoBravo (che nel 2022 ha raccolto 17 milioni in un round di Serie A) e Ht Material Science (che nel 2023 ha raccolto 14 milioni in un round di Serie A).
Oltre ai casi di studio e alle ricerche dirette, l’approccio metodologico ha coniugato ricerca accademica, analisi economica e know-how applicativo, utilizzando dati secondari da fonti autorevoli (Istat, Banca d’Italia, Commissione europea, Registro delle Imprese) e dati primari forniti dal Politecnico di Milano e da Growth Capital.
Questo ha permesso di elaborare il Sici – Sud Innovation Competitiveness Index, un indicatore proprietario, comparativo e replicabile che misura la competitività del Sud che si regge su quattro pilastri come: innovazione e imprenditorialità, capitali per l’innovazione, governance e competitività, inclusione-sostenibilità-resilienza.
Il Sici colloca il Mezzogiorno in una prospettiva comparativa, evidenziando punti di forza, criticità e traiettorie di miglioramento, in coerenza con i principali benchmark europei: Campania e Abruzzo risultano sopra la media italiana, con performance solide in termini di competitività e capacità innovativa; seguono Puglia e Sicilia, al di sopra del valore medio delle altre regioni meridionali. In posizione intermedia troviamo Sardegna, Basilicata e Calabria, mentre il Molise riporta il valore più basso, confermando un gap strutturale ancora marcato.
Nonostante i progressi registrati, il Rapporto Sud Innovation 2025 mette in luce alcune fragilità strutturali che continuano a limitare la piena espressione del potenziale del Mezzogiorno. Tra queste, la dispersione del capitale umano, la frammentazione del tessuto industriale, la scarsa integrazione tra ricerca e impresa, una governance ancora disomogenea e il difficile accesso ai capitali nelle fasi di scale-up.
Per affrontare queste sfide, il Rapporto individua cinque direttrici di intervento volte a consolidare l’ecosistema: dalla costruzione di un continuum finanziario capace di accompagnare la crescita delle imprese innovative, all’ancoraggio dei talenti alle filiere produttive locali; dal potenziamento delle infrastrutture immateriali e degli uffici di trasferimento tecnologico, fino alla creazione di reti integrate e hub territoriali in grado di connettere ricerca, impresa e istituzioni.
Un’attenzione particolare è riservata al coinvolgimento del settore corporate e alla sperimentazione di strumenti fiscali innovativi, come il proposto “Superbonus Innovazione per il Sud”, pensato per stimolare gli investimenti in startup e progetti di co-sviluppo ad alto valore tecnologico.
“Il Rapporto è la prosecuzione naturale di un percorso iniziato nel 2024. Un percorso che ha già prodotto risultati importanti, ma che quest’anno compie un salto di qualità, con il Sici, strutturandosi come strumento innovativo per leggere il presente e orientare il futuro dell’innovazione nel Sud Italia. Un sentito ringraziamento va ai ricercatori e agli atenei che, insieme al Sud Innovation Aps, hanno contribuito alla sua realizzazione”, ha detto Roberto Ruggeri.
“Il Mezzogiorno non deve più essere percepito come un territorio chiamato a colmare ritardi storici; ha tutte le risorse e le competenze per diventare un vero laboratorio competitivo di innovazione, capace di integrare ricerca scientifica, filiere produttive e vocazioni territoriali”.

