Un classico viaggio in auto dall’aeroporto di Shanghai-Hongqiao verso Pudong ‘costa’ circa un’ora di tempo. Con l’EH216-S, invece, la stessa tratta di 15 chilometri si copre in appena 12 minuti. Il piccolo velivolo biposto, compatto e a forma d’uovo, decolla e atterra in verticale, portando due passeggeri nel cuore della città senza traffico, né pilota. A lanciarlo è EHang, la prima azienda cinese di taxi volanti al mondo ad aver ottenuto l’approvazione dell’autorità aeronautica per operare commercialmente eVTOL (electric vertical take-off and landing) completamente autonomi.
L’obiettivo è ambizioso: offrire servizi aerei dai principali aeroporti cinesi entro tre anni, con biglietti a partire da 30 dollari. “In questa città possiamo immaginare centinaia – o anche migliaia – di velivoli in volo contemporaneamente,” spiega Conor Yang, direttore finanziario di EHang ed ex banchiere di Goldman Sachs. Secondo Yang, i viaggi in aerotaxi costeranno tra 200 e 300 renminbi (28-42 dollari), una cifra solo leggermente superiore a una corsa premium su DiDi, ma inferiore a un trasferimento di lusso. I voli aeroportuali dovrebbero essere i più economici, perché non soggetti agli orari dei siti turistici.
La compagnia ha già sviluppato un software proprietario in grado di gestire simultaneamente un gran numero di EH216-S. “È la nostra scommessa sull’efficienza: sistemi coordinati, percorsi digitalizzati, e sicurezza gestita in cloud,” sottolinea Yang.
Dalla ‘low-altitude economy’ al trasporto urbano
Come riporta il Financial Times, l’Amministrazione per l’Aviazione Civile della Cina (CAAC) ha inizialmente autorizzato solo voli che partono e arrivano nello stesso punto. Per ora, quindi, EHang opererà voli turistici nelle città di Guangzhou e Hefei. Ma Pechino sta già guardando avanti.
Il governo cinese parla infatti di ‘low-altitude economy‘, un nuovo ecosistema di innovazione e infrastrutture che riguarda le attività nello spazio aereo sotto i 1000 metri. “Non si chiama ‘industria a bassa quota’, si chiama ‘economia’,” precisa Yang. “Non è solo turismo: è trasporto, logistica, servizi pubblici. È un pezzo di economia reale.”
Le autorità nazionali e locali vedono in questo settore un motore di crescita strategica, sostenuto da miliardi di dollari di investimenti e da un dipartimento governativo dedicato all’industria dei droni.
Un vantaggio competitivo ‘made in China’
A livello globale, il sogno dei taxi volanti ha già conosciuto falsi decolli e atterraggi bruschi. In Europa e negli Stati Uniti, diversi progetti si sono arenati di fronte a costi elevati e regolamentazioni complesse. La Cina, invece, sembra avere la formula giusta: politiche favorevoli, tecnologie proprietarie e una catena del valore nelle batterie e nei droni senza rivali.
Per almeno due anni, EHang potrà godere di un vantaggio competitivo legato alle certificazioni già ottenute su tutti. Ma la concorrenza non si farà attendere: tra i contendenti, la Xpeng AeroHT, divisione aeronautica del produttore di auto elettriche Xpeng, e la AutoFlight di Shanghai, entrambe pronte a ricevere le stesse licenze.
Il nodo ambientale
Sul fronte ambientale, gli eVTOL rappresentano un passo avanti rispetto all’aviazione tradizionale. I velivoli come l’EH216-S sono interamente elettrici, a emissioni dirette zero e con un impatto acustico inferiore rispetto a un elicottero convenzionale (meno di 65 decibel al decollo).
Ma restano alcune zone grigie. La produzione delle batterie agli ioni di litio, l’impatto del riciclo e il consumo energetico per la ricarica su larga scala potrebbero attenuare il vantaggio ecologico del settore. In più, la durata limitata delle batterie – circa 1000 cicli di volo – comporterà la necessità di un’infrastruttura di manutenzione e smaltimento avanzata. Secondo gli esperti del settore, il bilancio ambientale complessivo dipenderà dalla fonte di energia utilizzata per la ricarica.
