Fisco, stop a controlli a campione: Lo studio tributario Manetti spiega come algoritmi e AI guidano le verifiche di 4 imprese su 10

Le piccole e medie imprese italiane si trovano oggi al centro di una trasformazione epocale nel sistema dei controlli fiscali. Con oltre il 40% delle PMI sottoposte a verifiche nel 2024, il tradizionale approccio ispettivo basato su controlli casuali e interventi episodici ha ceduto il passo a un sistema algoritmico e predittivo che analizza in tempo reale milioni di dati attraverso piattaforme come VeRa (Verifica Rapporti Finanziari) e Ris.Ris. (Rischio Riscossione). Un cambiamento che avviene mentre l’economia digitale italiana raggiunge i 81,6 miliardi di euro e l’8,2% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale, secondo i dati Istat 2024.

Massimo Manetti, esperto di diritto tributario con lo studio ad Empoli, evidenzia come questa evoluzione rappresenti ‘un passaggio fondamentale da un fisco ispettivo a uno digitale, analitico e predittivo. L’obiettivo non è più colpire, ma comprendere e prevenire’. La trasformazione, iniziata formalmente con il D.P.R. 600/1973 e accelerata nell’ultimo decennio, ha visto l’introduzione di sistemi di scoring predittivo come il K-Score, un indicatore basato sull’intelligenza artificiale che valuta il rischio di fallimento aziendale a tre anni, e lo Z-Score di Altman, utilizzato dal 1968 per prevedere le crisi aziendali.

Il nuovo approccio digitale ha profondamente modificato le dinamiche delle verifiche fiscali. Se in passato i controlli avvenivano principalmente sulle grandi società, oggi l’attenzione si è spostata massicciamente su PMI, professionisti e ditte individuali, categorie considerate più esposte a incongruenze tra dati dichiarati e flussi bancari o digitali. ‘Il contribuente viene selezionato per rischio statistico, tramite algoritmi che incrociano continuamente dati provenienti da diverse fonti’, spiega Manetti, sottolineando come si sia passati dalla verifica sul campo al controllo algoritmico continuo.

Le riforme del triennio 2023-2025 hanno cercato di bilanciare questi nuovi poteri con maggiori garanzie per i contribuenti. Il D.Lgs. 219/2023 ha introdotto l’obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo per tutti i tributi, stabilendo che nessun avviso di accertamento possa essere emesso senza aver garantito al contribuente un termine di 60 giorni per esporre le proprie difese. La violazione di questo diritto comporta l’annullabilità dell’atto, una tutela fondamentale in un contesto dove gli algoritmi possono generare errori di valutazione.

Il D.L. 93/2024 ha ulteriormente ampliato i poteri di Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, consentendo l’accesso a database fiscali e bancari in tempo reale e l’utilizzo dell’analisi predittiva basata su algoritmi di rischio. Tuttavia, come evidenzia Manetti, ‘tali attività sono comunque soggette al principio di proporzionalità e motivazione‘, garantendo che il potere tecnologico non si traduca in arbitrio amministrativo.

L’impatto di questa trasformazione digitale sul tessuto economico italiano è significativo. Le imprese devono ora adottare quello che l’articolo 2086 del codice civile definisce come ‘adeguati assetti organizzativi‘, non solo per rilevare tempestivamente eventuali crisi aziendali, ma anche come strumento di prevenzione fiscale. ‘L’azienda che si organizza con assetti adeguati e documenta le proprie scelte fiscali con coerenza, riduce sensibilmente la probabilità di subire una verifica formale’, afferma Manetti.

La digitalizzazione ha anche modificato le strategie di difesa dei contribuenti. Durante le verifiche, i diritti rimangono garantiti dall’articolo 12 dello Statuto del Contribuente, che prevede il diritto all’assistenza professionale sin dall’inizio delle operazioni, limiti temporali precisi (30 giorni lavorativi prorogabili una sola volta) e il principio di proporzionalità dell’attività ispettiva. La Cassazione, con la sentenza n. 31968/2020, ha ribadito che l’assenza del difensore, se richiesta dal contribuente, viola il diritto di difesa.

Il Processo Verbale di Constatazione (PVC), atto conclusivo della verifica ispettiva, non produce di per sé obbligazioni fiscali dirette ma costituisce una base istruttoria. Manetti consiglia di apporre sempre la dicitura ‘firma per presa visione e riserva di controdeduzioni’ anziché firmare per accettazione, preservando così il diritto alla difesa nei 60 giorni successivi.

Con il Processo Tributario Telematico 2.0 che ha completamente digitalizzato le procedure contenziose e l’introduzione di indicatori sempre più sofisticati come il K-Score tributario, che misura il livello di rischio fiscale elaborando parametri come la coerenza tra IVA e ricavi, i margini operativi e il DSCR (Debt Service Coverage Ratio), le imprese dovranno investire sempre più in compliance preventiva e sistemi di monitoraggio interno.

‘Affrontare una verifica fiscale oggi è come affrontare un sistema di navigazione satellitare estremamente sofisticato‘, conclude Manetti. ‘Il Fisco non solo vede dove si è attraverso controlli in tempo reale, ma usa algoritmi per prevedere dove si potrebbe deviare. Per difendersi, non basta frenare quando si vede l’agente, ma è necessario programmare la rotta con prevenzione e adeguati assetti’.

La trasformazione in atto rappresenta una sfida ma anche un’opportunità per modernizzare il rapporto tra fisco e contribuenti, rendendo il sistema più efficiente e trasparente. Tuttavia, resta fondamentale garantire che l’innovazione tecnologica non comprometta i diritti fondamentali dei contribuenti e che l’intelligenza artificiale sia utilizzata come strumento di equità fiscale piuttosto che di mera massimizzazione del gettito.

https://www.studiomanetti.com/assistenza-su-accertamenti-fiscali/

Poste Italiane Dic 25

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