La fuga dei cervelli costa al Sud oltre 4 miliardi l’anno

C’è un treno che ogni giorno parte dal Sud e viaggia verso il Nord. A bordo ci sono 134 mila studenti in cerca di nuove opportunità. Sono i cosiddetti ‘cervelli in fuga’, giovani che lasciano il Mezzogiorno per raggiungere città universitarie come Roma, Milano e Torino. Una perdita non solo economica, stimata in oltre 4,1 miliardi di euro l’anno, ma soprattutto culturale e sociale, che priva il Sud di una futura classe dirigente e lo condanna a un senso di rassegnazione.

Il rapporto Censis-Confcooperative

Un quadro allarmante delineato dall’ultimo rapporto Censis-Confcooperative, “Sud, la grande fuga”. I numeri parlano chiaro: 157 milioni di euro sono evaporati dalle casse degli atenei meridionali. Risorse che si materializzano altrove, nelle università del Centro-Nord, dove rette più alte (2.066 euro contro i 1.173 del Sud) hanno generato 277 milioni di euro di incassi aggiuntivi.
Il conto per le famiglie del Mezzogiorno? Altri 120 milioni di euro l’anno di differenziale: il Sud paga di più per vedere partire i propri figli. Le città universitarie più ambite restano Roma, Milano e Torino. La Capitale accoglie 32.895 studenti meridionali, pari al 25,1% del totale di chi lascia il Sud; Milano ne attira 19.090 (14,5%) e Torino 16.840 (12,8%).

La cifra che fa preoccupare è che ogni laureato rappresenta un investimento di 112.000 euro – pubblico e privato – dalle elementari fino alla pergamena. I 13mila partiti per l’estero equivalgono a 1,5 miliardi di euro bruciati. I 23.000 trasferiti al Centro-Nord pesano 2,6 miliardi. Parliamo di 4,1 miliardi di euro. Soldi investiti dal Sud per formare una classe dirigente che poi sceglie di restituire altrove il proprio know how. Ma il dramma non si ferma qui. Tra il 2022 e il 2024 sono 36 mila i laureati del Sud che hanno scelto di trasferirsi nelle regioni centro-settentrionali o all’estero per lavorare. Giovani altamente qualificati, formati con risorse pubbliche meridionali, che mettono a frutto altrove le proprie competenze.

“L’esodo di 134.000 studenti verso le università del Centro-Nord non è solo una statistica: è una perdita sociale, economica, demografica e culturale – commenta Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative –. È un depauperamento silenzioso che svuota interi territori. Un pezzo della futura classe dirigente che se ne va, lasciando dietro di sé interrogativi sul destino del Mezzogiorno. Una fuga che al Sud costa oltre 4 miliardi”.

Invertire la rotta dei cervelli in fuga

Il Mezzogiorno, però, non è un deserto. Ha asset, potenzialità ed energie. Occorre, però, preservare i fattori di sviluppo e puntare su formazione avanzata e strategica. Un dato su tutti: i laureati in discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica) rappresentano appena il 22,4% del totale nazionale, con un gap di 11 punti percentuali rispetto al peso demografico del Sud. E le startup innovative? Solo il 28,3% del totale.

La strada per invertire la rotta? Secondo Gardini bisogna “investire in innovazione, formare in ambiti strategici, aprire finestre internazionali. Il sistema dell’istruzione, dell’università e della ricerca è l’unica via per collocare il Mezzogiorno sulla frontiera tecnologica e restituirgli competitività. L’unica strada per non continuare a guardare quel treno partire, senza ritorno”.

Poste Italiane Dic 25

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