A guardare quanto investono i giganti della tecnologia sull’intelligenza artificiale, è possibile che tra qualche decina d’anni ci ritroveremo circondati da data center: nei posti in cui andiamo in vacanza, affiancati a delle vere e proprie Spa; non troppo lontani da scuole e abitazioni, scaldate dal calore dei server; sottoterra, in miniere e bunker dismessi, dove già ne sono stati piazzati diversi. Ma anche in cielo, sospesi a 20-30 km di altitudine, fino ad arrivare ai data center nello Spazio su cui punta, tra gli altri, Elon Musk. Benvenuti nel futuro immaginifico (ma non troppo) dei grandi centri di calcolo, da contrapporre a un presente in cui oltre a essere pochi (non abbastanza per alimentare le ambizioni dei grandi player dell’AI) sono anche particolarmente inquinanti.
Per questo uno dei player più importanti nel mondo data center e supercomputer, Lenovo, ha collaborato con gli architetti Mamou-Mani e lo studio di ingegneria AKT II per immaginare come saranno i data center tra 30 anni, sfruttando risorse naturali, spazi dismessi e tecnologie di raffreddamento a liquido per ridurre l’impatto ambientale.
Quello che è sicuro è che l’ultimo punto è fondamentale, considerata la situazione odierna. Secondo un sondaggio della stessa Lenovo il 45% dei manager IT ammette che i data center non sono sostenibili. Nella ricerca ‘Data center of the future’ gli intervistati sostengono che il 92% dei responsabili IT dà priorità a partner tecnologici che riducono consumi ed emissioni, ma solo la metà afferma che il design attuale del proprio data center supporta tali obiettivi e i sistemi di raffreddamento tradizionali (come l’aria) secondo Lenovo non riescono più a bilanciare efficienza, costi e riduzione del carbonio.
Per questo nel presente e nel futuro dei data center c’è spesso l’acqua. Nei design immaginati da architetti e ingegneri tutti i concept si basano su raffreddamento a liquido, più efficiente e sostenibile rispetto all’aria e, va detto, una delle tecnologie su cui la stessa Lenovo punta di più, con la sua soluzione di raffreddamento Neptune, che rimuove il 98% del calore alla fonte, riducendo i consumi energetici. In Italia, per fare l’ esempio più recente, è stata utilizzata per il supercomputer Pitagora dedicato alla fusione nucleare.
Pitagora, il supercomputer di Bologna che spinge l’Europa verso la fusione nucleare
Un consumo di acqua il più efficiente possibile è urgente quanto quello di suolo e di energia elettrica: secondo una ricerca della Cornell University già tra 4-5 anni i data center mondiali consumeranno la stessa acqua di dieci milioni di cittadini americani, oltre a inquinare quanto dieci milioni di auto, mentre la quota di consumo di energia elettrica potrebbe salire al 3% sul totale nei prossimi anni. È per questo che i concept del futuro si concentrano su luoghi adatti ad ospitare i data center per le loro caratteristiche naturali.
Mettere data center sottoterra è più che un concept: già oggi ne esistono diversi, anche in Italia.
In Trentino, Intacture sta costruendo il primo data center europeo all’interno di una miniera attiva, a 100 metri di profondità, 12 gradi costanti di temperatura e sotto 90 milioni di metri cubi di roccia delle Dolomiti. La stessa cosa è stata fatta in un ex bunker antiatomico a Stoccolma. Un progetto riguarda le ex miniere della Macedonia occidentale, e in America è stato fatto in Pennsylvania e Missouri.
Tra i concept presentati da Lenovo non ci sono solo miniere e bunker, ma anche veri e propri Data Village: strutture modulari vicino a corsi d’acqua, con possibilità di trasferire il calore residuo a scuole e abitazioni. Particolarmente suggestive anche le Data Spa: centri dati integrati in paesaggi naturali, alimentati da energia geotermica. Fino ad arrivare al Floating Cloud: data center sospesi a 20-30 km di altitudine, alimentati da energia solare e raffreddati con circuiti liquidi chiusi.
Sembra poco pratico? Eppure, secondo Elon Musk allontanare i data center dalla Terra sarà la cosa più conveniente che potremo fare già entro i prossimi 5 anni (una stima che altri, come Jensen Huang di Nvidia, ritengono troppo ottimistica). Quello che è sicuro è che nuove soluzioni serviranno. Secondo la stessa ricerca di Lenovo il 90% dei responsabili IT ritiene che l’AI aumenterà significativamente l’uso dei dati nel prossimo decennio e il 62% prevede che AI e automazione avranno il maggiore impatto sulla strategia IT. Tuttavia, il 41% ammette di non essere pronto a integrarla in modo efficiente.




