Trump mostra i muscoli per comprarsi la Groenlandia. Ma quanto costerebbe?

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La Groenlandia è più piccola di quello che sembra, ma più ricca di quello che sospettiamo. Quanto, di preciso? La risposta potrebbe presto diventare fondamentale per le (reali) ambizioni di Donald Trump, che secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio non consisterebbero nell’invasione militare, sventolata come minaccia dal leader della Casa Bianca, ma nel vecchio progetto americano dell’acquisto dell’isola.

Secondo quanto riportato da alcune fonti in riferimento a colloqui privati avuti da Rubio con parlamentari americani, le mire sul territorio danese di Trump si concretizzerebbero con una complessa operazione economica per convincere (costringere, considerati i presupposti e il fatto che i cittadini dell’isola si oppongono) la Danimarca a cedere il suo territorio.

Un territorio da 2,2 milioni di km quadrati (l’isola più grande del mondo) che così si ritrova nuovamente al centro del risiko mondiale lanciato da Trump, con il timore che il Presidente sia in procinto di lanciare un intervento militare anche nell’isola, dopo l’operazione in Venezuela, con l’aggravante di farlo in un Paese Nato.

Ma anche il senatore repubblicano Lindsey Graham ha riferito recentemente che le minacce sono una leva per un negoziato.

La verità però è che l’opzione militare esiste, considerato che lo stesso Trump la ritiene una priorità per la sicurezza nazionale. Katie Miller, commentatrice vicina alla Casa Bianca e moglie di Stephen Miller, consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, ha postato su X una mappa della Groenlandia con sovrapposta una bandiera americana e la scritta “soon”.

La Groenlandia ha un’estensione quattro volte inferiore al Canada, anche se la proiezione di Mercatore sul mappamondo la fa sembrare altrettanto gigantesca. Oltre alle dimensioni, sorprendono spesso anche le sue potenzialità economiche: le stime sono tante, sempre piuttosto vaghe, ma danno l’idea di alcuni dei motivi dietro le mire americane.

Le stime sul valore della Groenlandia circolavano già durante il primo mandato presidenziale di Trump, che già allora aveva annunciato le sue intenzioni. Nel 1946 gli Usa offrirono 100 mln di dollari (dell’epoca) dopo aver controllato l’isola temporaneamente durante l’occupazione nazista.

Da allora le stime sono lievitate: solo i bacini minerari dell’isola potrebbero valere circa 200 mld di dollari, mentre nel conteggio sarebbe da considerare probabilmente anche la sovvenzione statale ricevuta ogni anno dall’isola (circa 600 mln di dollari): aumentarla potrebbe essere una delle leve a disposizione degli Usa. E poi ci sono tutte le possibilità strategiche e commerciali aperte dal ritiro dei ghiacci artici e dal controllo su quest’area di mondo, secondo Trump già invasa da navi russe e cinesi.

Secondo il think tank American Action Forum, il prezzo da 200 mld delle risorse della Groenlandia è quello a cui si arriva considerando solo i suoi bacini minerari “raggiungibili” (gran parte delle risorse sarebbero economicamente proibitive da recuperare, ma con queste il conteggio supererebbe il trilione).

Alcune analisi considerano il valore immobiliare dell’isola, usando il vicino europeo più prossimo, l’Islanda, per stabilire i prezzi delle proprietà commerciali e residenziali. La stima è di 131 mld di dollari, in questo caso, per i vicini, il che significherebbe 2,76 trilioni di dollari per l’intera Groenlandia.

Alphaville del Financial Times ha pubblicato una stima basata su una “somma delle parti” che parlava di un valore dell’isola da oltre 1.000 mld di dollari sommando riserve di petrolio,  terre rare e valore immobiliare dei terreni edificabili.

Già la scorsa primavera era stato riferito che la Casa Bianca stava valutando i costi dell’acquisto dell’isola.

Le analisi, insomma, variano in base a cosa si va a considerare: il Pil dell’isola? Il costo per acro paragonato ad altri acquisti storici come l’Alaska o la Louisiana (che oggi varrebbe 900 mln di dollari considerando l’inflazione)? Tra tutte queste variabili, la paura in Europa e nella Nato è che alla fine il Presidente Usa possa ritenere più facile l’opzione teoricamente più impossibile, mandando all’aria ancora una volta qualsiasi previsione.

Poste Italiane Dic 25

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