Alla fine del 2025, tre economisti hanno ricevuto congiuntamente il Premio Nobel per il loro lavoro quantitativo pionieristico su come e perché le economie crescono. I loro modelli matematici sono complessi, ma il messaggio che ne emerge è chiaro: per sostenere la crescita economica, i decisori pubblici devono favorire l’innovazione tecnologica e stimolare una concorrenza intensa tra le imprese.
Il modo più efficace per promuovere innovazione e competizione è rafforzare i diritti di proprietà intellettuale. Come dimostrato da due dei vincitori in uno studio fondamentale, concorrenza nei mercati dei prodotti e protezione dei brevetti non sono in contrasto, ma si rafforzano a vicenda nel favorire l’innovazione.
I vincitori del Nobel mostrano infatti che sistemi di brevetti solidi contribuiscono direttamente alla crescita economica. Contrariamente a quanto sostengono alcuni critici, i brevetti non ostacolano lo sviluppo di prodotti concorrenti. Al contrario, le tutele della proprietà intellettuale incentivano le imprese a investire in ricerca e sviluppo, accelerando la scoperta e la diffusione sul mercato di innovazioni scientifiche e tecnologiche che alimentano la crescita.
La distruzione creatrice
In particolare, Philippe Aghion, professore al Collège de France e all’INSEAD, e Peter Howitt, docente alla Brown University, hanno concentrato gran parte delle loro ricerche sulla misurazione della crescita generata dalla cosiddetta ‘distruzione creatrice‘: il processo, ben noto in economia, attraverso cui le imprese competono duramente per realizzare prodotti migliori e conquistare quote di mercato.
Per spiegare questo meccanismo, Aghion e Howitt utilizzano la metafora di una scala. Un’impresa raggiunge il gradino più alto sviluppando un’innovazione decisiva che la pone in vantaggio rispetto ai concorrenti. Questo successo spinge le altre aziende a cercare nuove soluzioni, salendo a loro volta verso livelli più elevati, oppure a scomparire dal mercato. Di innovazione in innovazione, imprenditori e inventori si superano reciprocamente, e ogni progresso tecnologico allunga la scala verso l’alto, generando crescita economica. Se per le singole imprese la competizione è spietata, per la società nel suo complesso i benefici sono enormi.
Un simile circolo virtuoso, tuttavia, non nasce spontaneamente. È compito dei governi creare le condizioni adeguate, offrendo e facendo rispettare un sistema efficace di protezione della proprietà intellettuale.
Spesso brevetti e altre forme di tutela della proprietà intellettuale vengono considerati, a torto, strumenti anticoncorrenziali. A prima vista, questa critica può sembrare plausibile, soprattutto a chi non conosce a fondo il funzionamento del sistema: i brevetti, infatti, impediscono temporaneamente alle imprese concorrenti di commercializzare copie di un’invenzione.
Questa visione, però, è parziale e fuorviante. Proteggendo per un periodo limitato le innovazioni dalla copia, i brevetti consentono alle imprese di ottenere profitti mentre occupano la posizione di vertice. È proprio questa prospettiva di profitto a spingere le aziende a investire in attività di ricerca e sviluppo ad alto rischio. Se ogni scoperta potesse essere imitata immediatamente, verrebbe meno qualsiasi incentivo a innovare.
Le conclusioni dei premi Nobel
Inoltre, impedendo la semplice imitazione di soluzioni già esistenti, il sistema della proprietà intellettuale costringe le imprese concorrenti a sviluppare tecnologie e prodotti nuovi e migliori. Un solido regime di tutela non permette alle aziende di limitarsi a estromettersi a vicenda da un gradino già raggiunto, in una competizione a somma zero; le obbliga invece a salire più in alto rispetto agli operatori già affermati.
I premi Nobel Aghion e Howitt supportano queste conclusioni analizzando le riforme del mercato introdotte nell’Unione Europea nel 1992, volte a rafforzare la concorrenza tra i Paesi membri. Dallo studio emerge che tali politiche hanno incentivato l’innovazione nei settori situati in Paesi con una forte protezione brevettuale, mentre non hanno prodotto gli stessi effetti nei Paesi con tutele più deboli. Inoltre, la risposta positiva in termini di innovazione risulta particolarmente marcata nei settori a maggiore intensità di brevetti.
In sintesi, concorrenza e protezione dei brevetti agiscono congiuntamente come motori dell’innovazione e della crescita economica. Questo risultato dovrebbe rappresentare un punto di riferimento chiaro per i responsabili delle politiche pubbliche negli Stati Uniti. Il Paese è stato a lungo un leader mondiale nell’innovazione tecnologica, anche grazie a un sistema di tutela della proprietà intellettuale solido e stabile.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com

