Usa, economia in lieve crescita ma trainata dai più ricchi

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Finalmente il Beige Book della Fed ha portato alcune buone notizie per investitori e analisti: secondo l’aggiornamento di gennaio, l’economia degli Usa è aumentata a un ritmo “da lieve a moderato” nella maggior parte dei Distretti della Federal Reserve statunitense.

Otto delle 12 regioni del Sistema della Fed hanno registrato una crescita, tre non hanno segnalato variazioni e una ha riportato un lieve calo. “Si tratta di un miglioramento rispetto agli ultimi tre cicli di report, nei quali la maggioranza dei Distretti aveva segnalato poche variazioni”, si legge nel Beige Book.

La maggior parte delle banche ha inoltre riportato un aumento dell’attività legato allo shopping natalizio, anche se le tendenze restano coerenti con l’economia a forma di K, diventata particolarmente evidente lo scorso anno. L’economia a K descrive l’andamento divergente di due gruppi di consumatori: quelli in difficoltà, su una traiettoria discendente, e quelli più abbienti, in crescita.

Come spiegato dal Beige Book: “Diversi Distretti hanno inoltre osservato che la spesa è stata più sostenuta tra i consumatori con redditi elevati, con maggiori esborsi per beni di lusso, viaggi, turismo e attività esperienziali. Al contrario, i consumatori a reddito basso e medio-basso sono apparsi sempre più sensibili ai prezzi e riluttanti a spendere per beni e servizi non essenziali”.

La Fed di New York, ad esempio, ha segnalato un calo delle vendite per i beni di fascia medio-bassa, mentre i prodotti di lusso “hanno continuato a vendere bene”. Allo stesso modo, il settore dell’ospitalità ha registrato un aumento della domanda per la ristorazione di fascia alta, mentre il segmento intermedio del mangiare fuori casa è rimasto “problematico”. I piccoli rivenditori, invece, hanno riportato forti cali dell’attività.

Altrove, la Fed di Minneapolis ha affermato che, mentre i rivenditori orientati a una clientela di fascia alta hanno visto crescere le vendite, quelli di fascia più bassa – come i negozi di mobili rivolti a consumatori medi e medio-bassi – “stanno subendo colpi piuttosto duri”. Un ristorante del Montana ha riferito che i clienti più benestanti continuano a mangiare fuori frequentemente, mentre i consumatori a reddito più basso “sembrano decisamente tirare i remi in barca, mangiando fuori meno o mostrando maggiore sensibilità ai prezzi”.

Il Beige Book riflette l’analisi pubblicata lo scorso anno da Mark Zandi, capo economista di Moody’s. A settembre, Zandi aveva scritto che “per l’80% più basso della distribuzione dei redditi, ovvero per chi guadagna meno di circa 175.000 dollari l’anno, la spesa si è semplicemente mantenuta in linea con l’inflazione dalla pandemia in poi”. Al contrario, “il 20% delle famiglie con redditi più elevati ha fatto molto meglio, e quelle nel 3,3% più ricco della distribuzione hanno fatto molto, molto, molto meglio”.

Di conseguenza, le prospettive dell’economia sono “legate” al reddito e alla fiducia dei cittadini più facoltosi del Paese.

È stato osservato anche un cambiamento nel modo in cui le imprese stanno gestendo i dazi, che potrebbe indicare un effetto di trasferimento sull’inflazione nei prossimi mesi. Naturalmente, la Casa Bianca sostiene che i timori legati all’inflazione da dazi siano stati fortemente esagerati, con la stessa Fed che promette di “guardare oltre” un eventuale aumento una tantum dell’inflazione.

Tuttavia, il Beige Book suggerisce che questo momento potrebbe essere ormai vicino, poiché le imprese avrebbero esaurito le scorte accumulate prima dei dazi e ora avrebbero la necessità di trasferire l’aumento dei costi sui consumatori. I settori più sensibili ai prezzi stanno valutando come mantenere i margini a fronte di maggiori uscite, pur mostrando cautela nel non comprimere ulteriormente il reddito disponibile dei consumatori.

La Federal Reserve Bank di Boston ha riferito che i produttori stanno registrando un aumento dei costi delle materie prime e del vetro e, di conseguenza, intendono trasferire parte di questi costi ai clienti nel corso dell’anno. “Anche le imprese di altri settori prevedono aumenti selettivi dei prezzi nei prossimi mesi”, si legge nella nota, “che vanno da pochi punti percentuali per i farmaci fino al 5-10% per alcuni prodotti di consumo”.

Tuttavia, i dazi stanno anche producendo alcuni effetti in linea con le intenzioni del presidente Trump. La Fed di Cleveland ha segnalato che alcune imprese, ora che la fase più intensa della volatilità sembra essersi attenuata, stanno riuscendo a negoziare prezzi più bassi. In alcuni casi, si stanno inoltre rivolgendo a fornitori nazionali anziché importare dall’estero, in linea con l’agenda “America First” della Casa Bianca.

L’articolo originale è su Fortune.com

FOTO: Chip Somodevilla – Getty Images

Poste Italiane Dic 25

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