Rinnovabili, Irena: “Le critiche di Trump? I dati dicono altro”

La Camera (Irena)

Fortune Italia da Davos

A Davos Donald Trump torna ad attaccare la transizione energetica, definendo il Green New Deal europeo una “Green New Scam”. Poche ore dopo, sempre al World Economic Forum, Elon Musk indica invece nel solare e nelle batterie una delle chiavi per sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale e dell’economia globale. Due visioni opposte che riflettono uno scontro sempre più netto su energia, competitività e leadership industriale. Francesco La Camera, direttore generale di Irena, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, è netto: “I numeri dicono tutt’altro rispetto a quello che afferma Trump”. E avverte: “La vera posta in gioco non è l’ideologia, ma il futuro economico dell’Occidente”.

Trump a Davos ha definito il Green Deal europeo la più grande trappola della storia. Lei ha più volte denunciato la disinformazione sulle rinnovabili, Trump fa disinformazione?

I numeri dicono cose molto diverse da quelle sostenute dal presidente degli Stati Uniti. Questa è la verità. Tutti i nostri dati mostrano che, per quanto riguarda l’elettricità, lo scorso anno il 92% della nuova capacità installata a livello globale è stata da fonti rinnovabili. Oggi le rinnovabili sono la forma più competitiva di produzione elettrica praticamente ovunque nel mondo.

In Europa, per la prima volta, solare ed eolico hanno superato le altre fonti. Guardiamo agli investimenti: quest’anno potremmo arrivare a circa 700 gigawatt di nuova capacità rinnovabile installata, il doppio di quanto si è fatto in termini di capacità nucleare a livello mondiale. È evidente che il mondo sta andando verso un nuovo sistema energetico.

Dichiarazioni come quelle di Trump possono forse rallentare la corsa, ma non cambiarne la direzione. Sarebbe meglio avere anche gli Stati Uniti pienamente impegnati, ma gli investitori guardano ai costi: oggi produrre energia da olio e gas è più caro rispetto alle rinnovabili. E questo orienta il mercato.

Perché allora Trump insiste su questa narrazione? Ideologia, propaganda, miopia industriale?

C’è un po’ di tutto. Innanzitutto, bisogna conoscere i dati e saperli leggere. Poi ci sono interessi economici evidenti: il mondo del gas e del petrolio cerca di trarre profitto fino all’ultima goccia o all’ultima molecola. Ma è un mondo che sta perdendo.

L’aspetto più preoccupante è che questa impostazione rischia di mettere in difficoltà tutto il mondo occidentale. La competitività futura dipenderà certamente dall’innovazione, ma anche dal modo in cui il sistema energetico riesce a fornire energia al costo più basso possibile.

I dati mostrano riduzioni dei costi delle rinnovabili fino al 45% in un solo anno: è una tendenza strutturale, ormai inarrestabile.

Gli Stati Uniti, pur avendo raggiunto una parziale indipendenza energetica con lo shale gas, rischiano di mettersi in una posizione di retroguardia. E il rischio vero è che trascinino in quella posizione anche l’Occidente, mentre la Cina procede a ritmi impressionanti.

Trump ha sostenuto che la Cina produce turbine ma non avrebbe parchi eolici.

Non è vero. La Cina è la più grande potenza eolica del mondo ed è oggi anche la più avanzata tecnologicamente. Ho visto impianti con turbine da 16 megawatt per palo; oggi siamo già a 32 megawatt. Con venti pale si ottiene una produzione paragonabile a quella di una centrale nucleare. La Cina ha iniziato vent’anni fa. Se l’Occidente si chiude e si isola, lascia semplicemente campo libero a Pechino.

E non è solo una questione cinese: dall’India al Medio Oriente, gran parte della crescita del PIL mondiale avviene in aree che investono massicciamente nelle rinnovabili, non per ideologia, ma perché costano meno.

Che ruolo può giocare l’Europa in questo scenario?

L’Europa resta saldamente impegnata nella lotta al cambiamento climatico e nella transizione verso l’energia pulita. Forse oggi c’è meno spinta politica rispetto a qualche anno fa, ma il mercato va nella direzione delle rinnovabili.

L’Europa potrebbe ottenere benefici ancora maggiori sfruttando appieno il potenziale del Mare del Nord e del Baltico, migliorando le interconnessioni con la Spagna e rafforzando l’integrazione con il Nord Africa.

I nostri studi mostrano che una maggiore integrazione porterebbe vantaggi all’Europa in termini di competitività e all’Africa in termini di sviluppo: un classico scenario win-win.

A Davos Elon Musk ha invece sottolineato il ruolo del solare e delle batterie, soprattutto in relazione all’intelligenza artificiale.

È una visione che guarda al futuro. Intelligenza artificiale e robot richiederanno enormi quantità di energia. La tecnologia può aiutarci anche nella gestione delle reti, ma se ci si ancora a modelli del passato le cose si complicano. Il mondo del gas è il passato.

L’energia prodotta con il gas ci ha dato molto, ma quel ciclo sta finendo. Non puntare sull’innovazione significa accettare una perdita di competitività.

Che effetto hanno dichiarazioni come quelle di Trump sui mercati energetici?

Se gli Stati Uniti fossero più favorevoli sarebbe meglio, ma la disinformazione non riesce a fermare il trend. Gli investitori guardano alla convenienza.

L’instabilità dei mercati del petrolio e del gas spinge verso soluzioni che garantiscano maggiore sicurezza energetica. Investire in rinnovabili significa avere un capitale stabile, non un flusso soggetto a shock geopolitici continui.

Inoltre, le rinnovabili sono decentrate e non possono essere usate come leva geopolitica, a differenza delle fonti fossili. Il passaggio da un sistema centralizzato a uno decentralizzato rafforza anche la sicurezza.

E l’Italia? A che punto siamo con gli investimenti sulle rinnovabili?

L’Italia è impegnata nella transizione energetica e ha fatto molto, ma potrebbe fare di più. Ha una collocazione geografica straordinaria: al centro del Mediterraneo, può diventare un hub fondamentale per l’integrazione energetica tra Europa e Africa, anche in prospettiva dell’idrogeno. Esistono interconnessioni importanti che andrebbero valorizzate. L’Italia può essere un centro di smistamento strategico, ma servono scelte chiare e coerenti nel tempo.

Anche dal punto di vista sociale e occupazionale le rinnovabili sono un vantaggio?

Sì. I nostri rapporti mostrano una crescita costante dell’occupazione nel settore. Il rapporto tra capitale investito e lavoro è più favorevole rispetto alle energie tradizionali e i posti di lavoro sono spesso più qualificati. Anche sotto il profilo sociale, oggi, le rinnovabili sono la soluzione migliore che abbiamo a disposizione.

Poste Italiane Dic 25

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