Nessuna traccia aerea nei cieli sopra il Golfo: oltre 20mila voli cancellati

rotte aeree

Nessuna scia aerea nei cieli sopra il Golfo. Solo i fumi di razzi e droni armati in una guerra che vede coinvolti Stati Uniti e Israele contro l’Iran e che sta mettendo in ginocchio anche il turismo globale. Dubai, Doha e Abu Dhabi – le ‘big three’ del Medio Oriente, da sempre cerniera tra Europa e Asia – sono oggi volutamente evitate dalle compagnie aeree di tutto il mondo. Un effetto domino che colpisce il lungo raggio europeo e diversi collegamenti internazionali, incluse alcune rotte transatlantiche.

L’allarme dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea è netto: evitare il sorvolo dell’intera area a qualsiasi altitudine almeno fino al 6 marzo. Il rischio è legato alla compresenza di operazioni militari e sistemi missilistici attivi, con possibili errori di identificazione degli aeromobili civili. È probabilmente la più grande chiusura dello spazio aereo registrata dalla pandemia di Covid.

Le conseguenze dell’escalation militare sul turismo

Secondo le stime disponibili, il conflitto ha coinvolto almeno 2,3 milioni di passeggeri in quattro giorni, con cancellazioni e rinvii che potrebbero estendersi anche ai mesi successivi. L’impatto economico è pesante: miliardi di dollari per le compagnie aeree tra mancati ricavi, costi di assistenza e interruzioni del cargo, e circa cinque miliardi per il comparto turistico di Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman e Arabia Saudita.

Reuters segnala che le industrie del trasporto aereo e del turismo stanno affrontando le conseguenze dell’escalation militare, mentre i governi cercano di riportare a casa i viaggiatori rimasti bloccati in Medio Oriente dopo la cancellazione di oltre 20mila voli negli ultimi giorni.

I principali hub del Golfo – Dubai, Doha e Abu Dhabi – sono rimasti chiusi o fortemente limitati per il quarto giorno consecutivo, lasciando decine di migliaia di passeggeri a terra. Intanto Emirates, flydubai ed Etihad stanno operando collegamenti limitati, principalmente per consentire il rientro dei viaggiatori.

Le compagnie aeree coinvolte

Emirates ha sospeso i voli da e per Dubai almeno fino alle 23:59 di oggi (20:59 in Italia), mentre Etihad Airways ha interrotto i collegamenti da e per Abu Dhabi fino alle 14 di domani. Qatar Airways ha prorogato la sospensione fino a venerdì 6 marzo.

ITA Airways ha sospeso i voli da e per Tel Aviv fino all’8 marzo incluso (con alcune cancellazioni anche il 9 marzo) ed esteso fino al 4 marzo la sospensione dei collegamenti da e per Dubai. La compagnia non utilizzerà fino al 7 marzo gli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq, Qatar, Kuwait, Bahrain, Dammam e Iran. Il governo degli Emirati Arabi Uniti ha comunicato che 60 voli sono decollati attraverso corridoi aerei di emergenza; una seconda fase prevede oltre 80 ulteriori collegamenti.

Nel frattempo cresce la domanda di alternative alle compagnie del Golfo, con un’impennata di prenotazioni e prezzi su rotte come Hong Kong-Londra. Se il conflitto dovesse protrarsi, gli analisti stimano perdite per miliardi di dollari in entrate turistiche per l’intera regione.

Colpiti anche alberghi e crociere

Non solo trasporto aereo. La crisi colpisce anche alberghi e crociere. Secondo operatori del settore, nelle prossime due settimane le cancellazioni potrebbero raggiungere l’80% delle prenotazioni negli hotel del Golfo. Il comparto alberghiero è un pilastro delle economie locali: Dubai conta circa 155mila camere, Doha poco meno di 42mila, Abu Dhabi oltre 34mila.

Anche la crocieristica registra contraccolpi significativi. Nel 2025 il mercato mediorientale ha accolto oltre 2milioni di passeggeri, con più di 300mila scali portuali in destinazioni come Dubai, Abu Dhabi, Doha, Aqaba e Salalah.

Cosa può accadere ora

Con Iran, Israele, Iraq, Qatar, Kuwait, Siria, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti soggetti a chiusure o limitazioni dello spazio aereo, al momento i voli tra Europa e Asia vengono deviati più a sud o lungo corridoi alternativi nel Caucaso e nella Penisola Arabica. Il risultato: tempi di percorrenza più lunghi, maggiore consumo di carburante, costi operativi in aumento e possibili ripercussioni sui prezzi dei biglietti.

Sulla durata del conflitto non ci sono certezze. Gli esperti ritengono che, a seconda della durata dell’interruzione, le tre grandi compagnie del Golfo potrebbero dover incentivare traffico e turismo con politiche tariffarie competitive per tornare rapidamente ai livelli pre-crisi.

Poste Italiane Dic 25

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