Dazi, la Fed avverte: colpite soprattutto le piccole imprese

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Durante il discorso sullo Stato dell’Unione dello scorso mese, il presidente Donald Trump ha presentato il rilancio della sua agenda sui dazi come una vittoria per la “Main Street” americana. Secondo Trump, i costi delle tariffe sarebbero stati sostenuti dai Paesi stranieri, alleggerendo il peso finanziario per gli americani. Tuttavia, le testimonianze raccolte tra le piccole imprese dalla Federal Reserve raccontano una realtà diversa.

Piuttosto che sostituire l’imposta sul reddito, come sostenuto più volte da Trump, i dati indicano che il costo delle tariffe è stato in gran parte sostenuto da aziende e consumatori statunitensi. In particolare per le piccole imprese – considerate la spina dorsale dell’economia – la minore flessibilità operativa rende difficile assorbire questi costi o diversificare i fornitori.

Secondo un sondaggio pubblicato questa settimana dalla Federal Reserve, il 42% delle piccole imprese statunitensi ha registrato un aumento dei costi a causa dei dazi nell’ultimo anno, indicando questa dinamica come una delle principali sfide finanziarie. In alcuni settori la percentuale è ancora più elevata: 69% nel retail, 62% nella manifattura, 61% nel turismo e ospitalità e 56% nei servizi sanitari ed educativi.

Negli Stati Uniti operano oltre 36 milioni di piccole imprese, che rappresentano circa il 46% dell’occupazione del settore privato, secondo la U.S. Small Business Administration. Dopo la pandemia, queste aziende hanno guidato la creazione di posti di lavoro, generando il 53% dei nuovi impieghi nei tre anni successivi. Nel 2025, però, molte delle risorse destinate alle assunzioni sembrano essere state utilizzate per sostenere i costi dei dazi.

Il sondaggio della Federal Reserve, basato su oltre 6.500 aziende con meno di 500 dipendenti, evidenzia inoltre che il 76% delle imprese colpite dall’aumento dei costi delle importazioni ha trasferito almeno una parte di tali rincari ai consumatori.

Un altro rapporto pubblicato dalla Federal Reserve Bank of New York ha stimato che nel corso del 2025 i consumatori americani hanno sostenuto quasi il 90% dei costi delle tariffe introdotte dall’amministrazione Trump, rafforzando l’idea che queste misure abbiano funzionato di fatto come una tassa sull’economia statunitense.

Piccole imprese in prima linea

All’inizio del nuovo regime commerciale, l’impatto sui prezzi al consumo era stato limitato perché molte aziende avevano accumulato scorte o ridotto i margini per evitare rincari. Tuttavia questa strategia è risultata più difficile per le piccole imprese, che spesso operano già con margini molto ridotti.

Alla fine del 2024 meno della metà delle piccole imprese intervistate dalla Federal Reserve risultava profittevole, riducendo la capacità di assorbire ulteriori costi. Inoltre il 48% delle aziende con dipendenti utilizza input provenienti dall’estero, rendendo spesso inevitabile un aumento dei prezzi.

Circa il 60% delle imprese ha comunque assorbito internamente una parte dei costi, ma poche sono riuscite a riorganizzare la catena di approvvigionamento o a rivolgersi a fornitori nazionali. Solo il 13% delle aziende che hanno aumentato i prezzi ha dichiarato di essere passata a fornitori domestici, mentre appena il 3% ha riportato la produzione negli Stati Uniti.

L’aumento dei prezzi coincide inoltre con un calo della fiducia delle imprese. Secondo la Federal Reserve, le aspettative delle piccole aziende su ricavi e occupazione futura sono scese ai livelli più bassi dal 2020.

Storicamente, l’andamento delle piccole imprese è considerato un indicatore anticipatore dell’economia statunitense. Un calo della redditività e dell’ottimismo in questo segmento può precedere un rallentamento economico o persino una recessione.

Lo scorso mese, tuttavia, le piccole imprese hanno ottenuto un parziale sollievo quando la Supreme Court of the United States ha stabilito che la maggior parte dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump era incostituzionale. In risposta, la U.S. Chamber of Commerce ha definito la decisione “un’opportunità per rivedere la politica tariffaria complessiva e favorire maggiore crescita economica, salari più alti e costi più bassi”.

Nonostante alcune imprese restino ottimiste sulle vendite interne e stiano adottando strumenti di intelligenza artificiale per aumentare la produttività, l’ipotesi che l’amministrazione possa ripristinare o estendere parte delle tariffe mantiene sotto pressione il sentiment delle piccole imprese anche nel 2026.

L’articolo originale è su Fortune.com

Poste Italiane Dic 25

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