Cisco forma milioni di persone per un lavoro che forse ancora non esiste

Oltre ad essere Senior Vice President e Global Innovation Officer di Cisco, Guy Diedrich guida il Digital Impact Office della società che ha costruito Internet per come la conosciamo. Obiettivo del suo ufficio: aumentare il Pil dei Paesi partner e generare milioni di posti di lavoro. A guardare il settore tech odierno, non è un impegno scontato, con centinaia di migliaia di posti di lavoro tagliati dalle società tecnologiche, che spesso indicano l’AI come motivo o addirittura come giustificazione alla base dei licenziamenti. La stessa Cisco ha effettuato tagli tra 2024 e 2025. 

Ne abbiamo parlato proprio con Diedrich: mentre l’AI sta riscrivendo le regole del mercato del lavoro, il manager sottolinea che la tecnologia deve restare ancorata alla responsabilità umana. Una delle iniziative di Cisco, le Networking academy che hanno formato 28 milioni di persone nel mondo, puntano proprio a fare in modo (gratuitamente) che le persone non vengano sorpassate dalla tecnologia, spiega. L’Italia ha uno dei programmi di maggior successo a livello globale, con 500.000 studenti formati fino ad oggi (traguardo appena raggiunto) e più di 80.000 persone solo in questo anno fiscale. Con la rivoluzione tecnologica, in sostanza l’azienda sta formando milioni di persone per lavori che ancora non esistono, racconta il manager. “È la cosa migliore che Cisco faccia per il mondo”. 

I numeri delle Cisco Networking Academy

Con il programma globale Cisco Networking Academy l’azienda ha formato nel mondo oltre 28 milioni di persone. In Italia sono stati formati 500.000 studenti fino a marzo 2026, di cui 80.000 nel FY 2025. Tra gli altri numeri:


  • 40.000 diplomati con certificazioni professionali.

  • Percentuale donne: 16% (vs 15% media europea).

 

Una delle vostre iniziative chiave a livello globale è la Networking Academy. Qual è il reale impatto di questo programma? Crea effettivamente posti di lavoro o si limita ad accompagnare una transizione? 

La Networking Academy festeggia quasi trent’anni. In questo arco di tempo, abbiamo formato circa 30 milioni di studenti nel mondo. È la cosa migliore che Cisco faccia per il mondo, perché può letteralmente cambiare una vita in poche settimane. Ottenere una certificazione Cisco equivale a un “golden ticket”. Non riusciamo a formare persone abbastanza velocemente per soddisfare la domanda; vengono assunte istantaneamente. Oltre il 95% di chi ottiene la certificazione dichiara che questa ha portato a un lavoro, a una promozione o a un ulteriore percorso di studi. E non riguarda solo gli studenti tradizionali. In Italia, ad esempio, abbiamo formato studenti nel carcere di Bollate. È un programma che si evolve con i tempi: ora abbiamo nuovi corsi in Artificial Intelligence, dai livelli base fino alla certificazione Cisco Certified Design Expert per i data center basati su AI. E l’aspetto più importante è che, per Cisco, questa formazione è offerta gratuitamente. 

E l’Italia che importanza ha nell’iniziativa? 

L’Italia occupa un posto speciale. È stato uno dei primi Paesi a dire “sì” al nostro programma Country Digital Acceleration (CDA),  che voi chiamate “Digitaliani”. Abbiamo imparato tanto dall’Italia quanto l’Italia ha imparato da noi. Il modello che integra lo sviluppo delle competenze agli investimenti tecnologici è iniziato in Italia 10 anni fa ed è ora diventato un fenomeno globale. 

In questi giorni incontra gli istruttori e gli studenti della academy. Cosa dirà loro? 

Mi devo congratulare, specialmente con gli istruttori che sono la linfa vitale del programma. Luca Lepore, in particolare, guida l’Academy in Italia da 25 anni. A loro dico che questo è solo l’inizio. La necessità di ciò che fanno cresce di anno in anno. Non lasceremo che la tecnologia ci superi perché stiamo costruendo competenze in tempo reale rispetto a queste innovazioni. Saranno sempre in grado di cavalcare la cresta dell’onda tecnologica; non ne verranno mai travolti. 

Negli ultimi anni, sembra che il mondo tech abbia perso parte del suo senso di “purpose”. La prospettiva di Cisco è cambiata? E, sul piano puramente del business, qual è il vostro ritorno da iniziative come quelle delle academy? 

Cisco non può controllare gli eventi esterni, come la situazione in Medio Oriente. Ciò che possiamo controllare sono i filtri attraverso cui quegli eventi passano: i nostri valori, le credenze, i principi e il nostro scopo. Questi sono saldi e non negoziabili. Ne derivano comportamenti prevedibili e basati sui valori. Per quanto riguarda l’aspetto commerciale, consideriamo Cisco come un luogo caratterizzato da “un’azienda, molte carriere”. Abbiamo l’obbligo di accompagnare le persone da dove si trovano a dove devono arrivare. Se sappiamo che probabilmente 500 posti di lavoro scompariranno a causa della tecnologia nei prossimi due anni, iniziamo subito il reskilling di quelle persone per i 500 nuovi ruoli di cui avremo bisogno nel settore AI. 

A proposito di lavoro, l’AI lo sta sostituendo? È un gioco a somma zero? 

Stiamo assistendo a una “distruzione creativa” in tempo reale. Il World Economic Forum prevede che entro il 2030 scompariranno 90 milioni di posti di lavoro a causa della tecnologia, ma ne verranno creati 170 milioni. Saranno lavori diversi; alcune qualifiche non sono state ancora nemmeno inventate. Il punto chiave è questo: più l’intelligenza è “artificiale”, più diventa importante l’elemento umano nel processo (human in the loop). Le descrizioni delle mansioni sono superate; dobbiamo guardare ai flussi di lavoro. I lavori entry-level non stanno scomparendo, ma si stanno spostando a valle, richiedendo competenze di ordine superiore. È interessante notare come stiamo assistendo a una “rivincita delle discipline umanistiche”. Quando tutte le informazioni sono disponibili, la competenza più importante diventa porre le domande giuste – praticamente il dominio della filosofia, della psicologia e della sociologia. 

Un paio di anni fa ci ha raccontato che la fiducia è la vera valuta dell’era dell’AI. Guardando al tech oggi, sembra che non sia così. E voi avete annunciato prodotti che sono al 100% sviluppati da AI. Che parte ha la fiducia in questo? 

La fiducia è un costrutto puramente umano. È l’accettazione volontaria della vulnerabilità verso l’altro. L’AI non può rendersi vulnerabile volontariamente. Pertanto, si può avere fiducia nell’AI, ma ci si fida degli esseri umani e dell’azienda che ci sono dietro. Quando le persone accettano l’AI di Cisco, si fidano della supervisione, dei parametri di sicurezza e del framework di AI responsabile che abbiamo stabilito. Si fidano delle persone, del Ceo, dei nostri ingegneri. E, a cascata, dei nostri principi. 

Nelle scorse settimane lei è stato spesso in Medio Oriente, in hub cruciali per l’innovazione digitale. Considerando quanto sta accadendo, ritiene che ci saranno conseguenze per gli investimenti delle Big Tech nella regione? 

Posso parlare solo a nome di Cisco, ma per noi non è cambiato nulla. I nostri impegni nella regione, le speranze e le promesse rimangono intatti. Ovviamente, la nostra prima preoccupazione è la sicurezza dei dipendenti e delle loro famiglie, ma ci assicuriamo anche di mantenere la continuità operativa. Non vogliamo che i nostri impegni e le nostre attività vengano interrotti. Nello specifico, ci siamo impegnati fin da subito come partner per il networking e la sicurezza di Humain in Arabia Saudita. Ho appena partecipato all’annuncio del Cisco AI Center of Excellence presso la KAUST (King Abdullah University for Science and Technology), un investimento significativo. Negli Emirati Arabi Uniti, la nostra partnership con G42 e con Stargate prosegue senza interruzioni. Le nostre opportunità in Qatar rimangono immutate. Dunque, per Cisco, l’impegno verso la regione ed Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi rimane fermo. 

 

Poste Italiane Dic 25

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