Luigi Lovaglio resta senza deleghe da Ad e direttore generale di Monte dei Paschi di Siena, ma la Borsa non reagisce. In una giornata nera per Piazza Affari, con tanti titoli di istituti finanziari in ribasso e il Ftse Mib il calo dell’1,24%, Mps è la banca che perde meno: -0,37% dopo il +3,31% di ieri seguente all’ufficialità della candidatura di Fabrizio Palermo a Ceo da parte del Cda di Siena.
La notizia riguardante Lovaglio è arrivata sempre ieri 25 marzo. Il Cda di Mps ha revocato le deleghe all’ex Ad, regista dell’operazione che ha portato a inglobare Mediobanca, avocando a sé tutti i poteri e sospendendolo dalle funzioni di direttore generale.
La gestione delle attività ordinarie, fino alla prossima assemblea, viene affidata al vice direttore generale vicario, Maurizio Baj (come da linea di successione della banca) così da garantire la piena continuità operativa della banca.
Lovaglio resta comunque in campo per riavere la poltrona attraverso una lista alternativa. D’altronde la decisione di estromettere Lovaglio è stata presa proprio “tenuto conto dell’inserimento del dr. Lovaglio quale candidato amministratore delegato nella lista che si candida a eleggere la maggioranza degli amministratori presentata da Plt holding e Plt spa”, ha detto il board.
Secondo diverse fonti finanziarie milanesi ci sono interrogativi sulla lista, sul possibile coinvolgimento di advisor, sull’assenza di elementi di continuità con il precedente CdA, sui criteri di selezione dei candidati e sulle tempistiche di presentazione.
La revoca delle deleghe, spiega all’AdnKronos Michele Calcaterra, professore di Corporate Finance alla Università Bocconi, è meno “formale” di quanto possa apparire e produce effetti concreti sia sul piano operativo sia su quello della governance. Sul fronte operativo, Lovaglio cessa di essere “il riferimento manageriale su decisioni chiave (strategia, finanza, operazioni straordinarie)”, con un possibile rafforzamento del ruolo del presidente, dei comitati interni e degli altri consiglieri. “È lecito aspettarsi una maggiore collegialità”, osserva.
Dal punto di vista della governance, invece, si intravede “un segnale di riequilibrio dei poteri all’interno del CdA ed eventualmente un aumento della tensione tra gli azionisti”.
