Abi, il credito cresce ai massimi dal 2022, ma il costo resta sopra il 4%

Il credito bancario in Italia continua a crescere, ma senza alcun ritorno ai “bei tempi” del denaro facile. Famiglie e imprese chiedono prestiti, ma lo fanno dentro un contesto in cui il costo del denaro resta ancora elevato e decisivo per ogni scelta di investimento o consumo.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana), i prestiti a famiglie e imprese hanno raggiunto a maggio 2026 i livelli più alti dal 2022, con una crescita del 3% su base annua, in accelerazione rispetto al mese precedente (+2,9%), e in un percorso di espansione iniziato già a marzo 2025. Per le famiglie si tratta del diciassettesimo mese consecutivo di crescita (+2,6% ad aprile), mentre per le imprese dell’undicesimo (+3,1%), segno di una domanda di credito che resta vivace nonostante il contesto dei tassi elevati.

Nel frattempo, anche la raccolta si muove: quella indiretta — cioè gli investimenti in titoli custoditi presso le banche — aumenta di 100,4 miliardi tra aprile 2025 e aprile 2026, trainata soprattutto dalle famiglie (+39,5 miliardi). Cresce anche la raccolta diretta, che a maggio 2026 segna un +2,6% su base annua, con i depositi in aumento del 2,3% e le obbligazioni bancarie in crescita del 5%.

Una ripresa che c’è, ma non si vede ancora nei tassi

La sensazione è quella di una ripresa a metà. Il credito cresce, ma il denaro continua a costare: il tasso medio sui prestiti resta al 4,04%, invariato rispetto al mese precedente. E questo cambia completamente il quadro rispetto agli anni dei tassi zero o negativi.

Una soglia che è il risultato diretto della stretta monetaria avviata dalla Banca centrale europea negli ultimi anni, che ha portato i tassi ufficiali da livelli negativi a oltre il 4% in tempi rapidi, con effetti immediati sul costo del credito nell’area euro.

Non a caso, a maggio 2026 i tassi sulle nuove operazioni mostrano un quadro più sfaccettato: il costo medio dei finanziamenti alle imprese scende al 3,51% (dal 3,56% del mese precedente e ben sotto il 5,45% di fine 2023), mentre i mutui per l’acquisto di abitazioni si attestano al 3,49%, in lieve rialzo mensile ma comunque in forte calo rispetto al 4,42% di dicembre 2023.

Famiglie e imprese: crescita del credito, ma selettiva

Le famiglie continuano a utilizzare il credito soprattutto per mutui e prestiti al consumo, ma con un approccio più prudente rispetto al passato.  In parallelo, il rendimento dei depositi resta più alto rispetto al passato recente: i conti correnti si attestano allo 0,28%, mentre il tasso medio sui depositi complessivi è allo 0,65%, ancora lontano dai livelli dei prestiti ma comunque molto superiore rispetto al periodo dei tassi a zero.

Per le imprese, la crescita del credito è costante, ma non uniforme. Le aziende con bilanci solidi e progetti sostenibili continuano a investire, mentre per le PMI l’accesso al credito resta legato in modo stringente alla sostenibilità dei piani industriali. Il messaggio è chiaro: il credito c’è, ma non è più “automatico”. E soprattutto non è neutro, perché il livello dei tassi continua a incidere direttamente sulla redditività degli investimenti.

Il sistema bancario

Per le banche lo scenario resta nel complesso positivo: i margini hanno beneficiato della fase di tassi elevati, sostenendo la redditività degli ultimi trimestri. Ma il quadro è più complesso di quanto sembri.

Da un lato, i crediti deteriorati continuano a scendere: ad aprile 2026 sono pari a 25,9 miliardi, in forte calo rispetto ai 27,7 miliardi di fine 2025 e soprattutto lontanissimi dal picco del 2015 (oltre 196 miliardi). Il loro peso sul totale dei crediti è sceso all’1,24%. Dall’altro, resta l’incognita del ciclo dei tassi: un eventuale rallentamento della domanda di credito, combinato con una futura discesa dei tassi BCE, potrebbe ridurre la spinta sui margini bancari.

Poste Italiane Dic 25

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