Il carburante in Italia è davvero esaurito? Ecco cosa sta succedendo

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In questi giorni in diverse stazioni di rifornimento italiane – da Treviso a Como – sono comparsi cartelli con scritto ‘carburante esaurito’ o ‘benzina esaurita’. Una comunicazione che ha subito destato allarmismo tra gli italiani, con segnalazioni anche all’Unione nazionale consumatori (Unc). C’entra il contesto internazionale, tra tensioni geopolitiche e la guerra in Iran che ha spinto al rialzo le quotazioni del greggio, ma non si tratta di un’emergenza nazionale né di una reale carenza di carburante.

Il fenomeno (temporaneo) è in realtà legato al taglio delle accise di 24,4 centesimi sui carburanti introdotto dal governo con un decreto-legge d’urgenza lo scorso 19 marzo. Una misura che ha innescato una reazione a catena: la corsa, letterale, degli automobilisti verso i distributori per approfittare dei prezzi più bassi. Quando il prezzo scende improvvisamente, aumenta la convenienza percepita di fare rifornimento subito. Allo stesso tempo si generano aspettative: molti consumatori temono che lo sconto sia temporaneo e anticipano i consumi. Il risultato non è l’esaurimento del carburante in sé, ma delle scorte disponibili a quel determinato prezzo.

Una dinamica che richiama da vicino il ‘panic buying‘ osservato in altri contesti recenti, dalla pandemia alla crisi energetica: si fa rifornimento anche quando non è strettamente necessario, con pieni più frequenti e serbatoi riempiti al massimo.

I benzinai non hanno scorte infinite

I distributori non operano con scorte infinite. Il carburante arriva secondo logiche di rifornimento programmate, con capacità di stoccaggio limitate – generalmente tra i 15mila e i 30mila litri – e tempi di ri-approvvigionamento non immediati. In questo caso non tutti gli impianti hanno adeguato i prezzi con la stessa rapidità.

Se la domanda raddoppia perché il prezzo è significativamente più basso della media, una scorta pensata per durare una settimana può esaurirsi in 48 ore. Secondo l’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nei giorni successivi al 23 marzo solo il 60% delle stazioni ha ridotto effettivamente i prezzi, mentre in alcuni casi (11,4%) si sono registrati addirittura aumenti.

Questo ha creato forti differenze tra distributori. Gli automobilisti si sono quindi concentrati sulle pompe più convenienti – in particolare su alcuni impianti a marchio Eni – dove la benzina self-service era venduta a 1,640 euro al litro contro una media nazionale di 1,711 euro, e il gasolio a 1,888 euro contro 1,977 euro. Il risultato è stato un afflusso anomalo di clienti su singoli impianti, che hanno esaurito rapidamente le scorte.

Il prezzo alla pompa resta alto

Nonostante l’intervento del governo – un taglio delle accise da circa mezzo miliardo di euro – e un lieve raffreddamento delle quotazioni del petrolio sui mercati finanziari, i prezzi alla pompa restano alti.

Secondo l’elaborazione dei dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy da parte dell’Unione Nazionale Consumatori, aggiornata al 25 marzo 2026, la benzina supera 1,80 euro al litro in autostrada, mentre il gasolio sfiora i 2,10 euro. Sulla rete ordinaria, i prezzi restano comunque elevati, intorno a 1,70–1,75 euro al litro per la benzina e 1,85–1,90 per il diesel.

Poste Italiane Dic 25

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