Mentre il mondo osserva l’evoluzione del conflitto in Iran e il vicepresidente Usa JD Vance impartisce lezioni di teologia a Papa Leone XIV, i bilanci di Wall Street vanno a gonfie vele. C’è una singolare asimmetria nelle conseguenze della guerra iniziata lo scorso 28 febbraio con l’eliminazione, ad opera di americani e israeliani, della guida suprema iraniana Ali Khamenei. La chiusura dello Stretto di Hormuz, dal quale passa un quinto dell’approvvigionamento globale di petrolio, produce conseguenze immediate sull’economia reale (rincari energetici, prezzi dei carburanti in salita, scarsità di materie prime, financo di farmaci). In Borsa invece c’è chi macina profitti grazie al caos.
Le grandi banche americane, per esempio, hanno archiviato un primo trimestre 2026 da record, incassando miliardi e dimostrando ancora una volta che la volatilità dei mercati è la merce più preziosa del decennio. I dati sono impressionanti. JPMorgan Chase, Citigroup e Wells Fargo hanno registrato, nel solo primo trimestre, profitti combinati superiori ai 25 miliardi di dollari.Il motore di questa crescita non è stata la salute dell’economia reale, ma il caos geopolitico.
L’incendio in Medio Oriente ha scosso i mercati delle materie prime, portando il greggio Brent a superare i 120 dollari al barile e spingendo i prezzi del gas naturale liquefatto in Asia a un incremento del 140%.
JPMorgan Chase ha guidato la carica con un utile netto di 16,49 miliardi di dollari, in crescita del 13% rispetto all’anno precedente. I ricavi dal trading hanno toccato il record storico di 11,6 miliardi, alimentati dalle frenetiche scommesse di investitori e aziende desiderosi di proteggersi (o speculare) sulle oscillazioni del greggio e dei tassi d’interesse.
Citigroup ha segnato il miglior fatturato trimestrale degli ultimi dieci anni, con un utile netto balzato del 42% a 5,8 miliardi di dollari. Goldman Sachs ha visto i profitti salire a 5,4 miliardi, trainata da un aumento del 27 percento nel trading azionario. Il dato forse più indicativo arriva da Wells Fargo, tradizionalmente più legata all’economia reale. La banca ha visto l’utile salire a 5,25 miliardi di dollari (+15 percento), trainata da un portafoglio prestiti che ha sfondato per la prima volta il tetto dei mille miliardi.
Ma il segnale inequivocabile del momento storico è il balzo del 38% nei ricavi da trading, arrivati a 1,35 miliardi. Wall Street non sta “speculando” ma fa ciò che gli riesce meglio: estrae valore dal disordine prezzando la storia in tempo reale.

