Intelligenza artificiale locale contro dipendenza tecnologica: la sfida italiana per salvare le imprese. Il commento di Simone Brancozzi

simone brancozzi

Il tessuto imprenditoriale italiano attraversa una fase critica senza precedenti: nel 2025, il 32,7% delle nuove imprese chiude entro i primi cinque anni di attività, mentre il 31,5% non sopravvive tra i sei e i quindici anni. Un dato allarmante che si riflette nell’incremento dell’11,3% di aziende in liquidazione giudiziale nel primo trimestre del 2025, coinvolgendo 2.341 piccole e medie imprese. La causa principale di questo fenomeno non risiede nella mancanza di risorse finanziarie, ma nell’assenza di una cultura gestionale adeguata e di strumenti di controllo che permettano agli imprenditori di anticipare le crisi anziché subirle. Secondo Simone Brancozzi, direttore scientifico di AI Commercialista ed esperto di controllo di gestione e intelligenza artificiale applicata all’economia aziendale. “Il problema fondamentale è che in Italia abbiamo assistito a vent’anni di cattiva gestione aziendale. Attualmente forse il 25% delle aziende sono sane”. Una situazione aggravata dalla finanziarizzazione dell’economia, che ha sostituito la capacità di fare reddito con il facile accesso al credito.

La svolta normativa è arrivata nel 2019 con l’introduzione dell’articolo 2086 comma 2 del Codice Civile, che ha reso obbligatorio per gli amministratori dotare le aziende di ‘adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili’ per intercettare tempestivamente gli indizi di crisi. “È un po’ come è successo per i ristoranti con l’HACCP’, spiega Brancozzi. ‘Prima del 2000 non esisteva l’obbligo di lavarsi le mani prima di cucinare, ora è una norma. In Italia abbiamo dovuto mettere per legge l’obbligo di gestire bene le aziende”.

Il ruolo del commercialista emerge come cruciale in questo scenario. Tradizionalmente relegato agli adempimenti fiscali, il professionista deve evolversi verso una funzione di consulenza strategica e formazione imprenditoriale. “Il commercialista è giurista ed economista d’impresa’, osserva Brancozzi. “È necessario operare con criteri  semplici, invece faccio fatica a far focalizzare i miei colleghi su concetti fondamentali”.

La categoria dei commercialisti affronta una doppia crisi: la perdita di valore percepito dai clienti, che li considerano intercambiabili, e la fuga dei collaboratori verso il settore privato. “Fra cinque anni ci sarà l’80% in meno di collaboratori negli studi’, avverte l’esperto. ‘L’unica soluzione sono strumenti che diano alto valore aggiunto senza l’utilizzo massiccio di personale”.

La risposta tecnologica arriva dall’intelligenza artificiale, ma con un approccio innovativo rispetto alle soluzioni mainstream. Mentre l’89% delle PMI italiane svolge attività di analisi dei dati e il 68,1% acquista servizi cloud avanzati, la maggior parte degli applicativi italiani si appoggia su motori esterni, creando problemi di privacy e sicurezza. “Tutti gli applicativi che in Italia dicono di avere l’AI in realtà hanno dentro parti terze”, denuncia Brancozzi. “È come mettere panna montata su una salsiccia e chiamarla torta”.

La soluzione sviluppata dal team di Brancozzi prevede motori di intelligenza artificiale completamente locali, che girano sui server dei clienti senza far uscire i dati. “Utilizziamo un motore con 13 miliardi di parametri specializzato sull’economia aziendale, che gira su CPU anziché su GPU, garantendo controllo totale e sicurezza dei dati”. Il framework, chiamato Chimera AI, alimenta diversi applicativi tra cui il cruscotto di controllo di gestione basato sulla Balanced Scorecard di Kaplan, strumento utilizzato in tutto il mondo tranne che in Italia.

L’approccio metodologico si basa sull’analogia dell’albero dei limoni: “Se vuoi limoni succosi, hai bisogno di un tronco solido che rappresenta i processi aziendali: acquisto, produzione, amministrazione e vendite. Ma il tronco dipende dalle radici: formazione, innovazione, clima aziendale, soddisfazione della clientela e leadership”. Un esempio emblematico è Nokia, che nel 2006 dominava il mercato con il 60% di quota ma è fallita per carenza di innovazione, non per problemi di bilancio.

“Il nostro sistema permette di calcolare il flusso di cassa a 36 mesi inserendo anche solo le briciole di informazione, non serve avere tutti i dati di contabilità”, spiega Brancozzi. “Non puoi guidare guardando solo lo specchietto retrovisore”.

La formazione degli imprenditori rappresenta l’anello mancante del sistema. “L’imprenditore è un essere superiore che percepisce cose che gli altri non vedono, ma è stato danneggiato: non gli hanno insegnato nulla né lo Stato, né le banche, né le associazioni di categoria, né spesso i professionisti”.

La cultura imprenditoriale italiana affonda le radici nella tradizione contadina dei mezzadri. Il prossimo lancio di ‘Cash Flow Predictor” che è il primo software al mondo a  fare previsioni fino a 36 mesi e si affianca a  “Super Business Plan AI”, rappresentano un passo verso questa evoluzione. L’obiettivo è restituire ai professionisti la funzione di ‘maestri’ degli imprenditori, come avveniva sessant’anni fa, ma con strumenti tecnologici all’avanguardia che garantiscano sicurezza, privacy e controllo totale dei dati aziendali.

Poste Italiane Dic 25

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