Il confronto durato mesi sullo Stretto di Hormuz ha raggiunto un momento potenzialmente decisivo, con le forze armate statunitensi impegnate in combattimenti nel tratto d’acqua conteso per aiutare le navi commerciali a uscire dal Golfo Persico.
Il comandante del Central Command, l’ammiraglio Brad Cooper, ha dichiarato lunedì che le forze USA hanno distrutto sei piccole imbarcazioni iraniane e intercettato missili da crociera e droni iraniani. Ha inoltre aggiunto che il blocco navale contro le navi iraniane resta in vigore e ha “fortemente consigliato” alle forze iraniane di mantenere le distanze mentre le unità statunitensi scortano le navi attraverso lo stretto.
Il Central Command ha anche riferito che due cacciatorpediniere della Marina sono attualmente operativi nel Golfo dopo aver attraversato lo stretto, aggiungendo che due navi mercantili battenti bandiera statunitense stanno navigando in sicurezza. “Le forze americane stanno attivamente contribuendo a ristabilire il transito del traffico commerciale”, si legge in un messaggio pubblicato su X.
Il “Project Freedom” di Donald Trump
La dichiarazione arriva un giorno dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato il “Project Freedom”, un’iniziativa statunitense per guidare fuori dallo Stretto di Hormuz le navi di Paesi “neutrali e innocenti”, avvertendo che qualsiasi interferenza sarà “affrontata con forza”.
Gli indici azionari statunitensi hanno registrato un calo mentre i combattimenti sono riesplosi in Medio Oriente, con gli Emirati Arabi Uniti che hanno segnalato nuovi attacchi da parte dell’Iran. I futures sul petrolio USA sono saliti del 3,5% a 105,55 dollari al barile, mentre il Brent è aumentato del 5,7% a 114,35 dollari.
In precedenza, lunedì, i media statali iraniani avevano sostenuto che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) avesse colpito una nave da guerra statunitense con due missili. Tuttavia, il Central Command ha smentito, affermando che nessuna unità della Marina USA è stata colpita.
L’Iran ha inoltre dichiarato di aver intimato alla Marina statunitense di restare fuori dallo Stretto di Hormuz e di aver sparato un colpo di avvertimento contro una nave da guerra per impedirne l’ingresso. Secondo fonti citate da Axios, al momento non è previsto un sistema completo di scorte navali, anche se navi da guerra e velivoli statunitensi sono nelle vicinanze per supportare il Project Freedom.
Le regole d’ingaggio per le forze USA nella regione sono state modificate per consentire attacchi contro minacce immediate alle navi in transito, come le imbarcazioni veloci dell’IRGC o le batterie missilistiche iraniane. “Il presidente vuole agire. Non vuole restare fermo. Vuole pressione. Vuole un accordo”, ha dichiarato ad Axios un alto funzionario statunitense.
Registrata la più grave crisi energetica
La chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz è stata la principale leva strategica dell’Iran da quando Stati Uniti e Israele hanno avviato la guerra a fine febbraio. Con un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale bloccato, l’economia globale ha subito la più grave crisi energetica mai registrata.
L’ammiraglio Cooper ha affermato che la Marina ha utilizzato droni subacquei per liberare un corridoio sicuro nello stretto, aggiungendo che il transito delle navi statunitensi di lunedì dovrebbe fungere da esempio per le altre rimaste bloccate nel Golfo per mesi.
Gli Stati Uniti intendono infine creare una rotta a doppio senso sicura per consentire l’ingresso e l’uscita dal Golfo. Nel frattempo, altre navi sono già in viaggio per sfruttare il nuovo passaggio. Nonostante ciò, la maggior parte delle compagnie di navigazione resta riluttante a riprendere le operazioni finché i combattimenti non cesseranno, il che significa che i flussi energetici non torneranno alla normalità nel breve periodo.
Fino ad ora, tuttavia, l’IRGC aveva mantenuto un controllo rigido sullo Stretto di Hormuz, imponendo pedaggi alle navi in transito e minacciando attacchi in caso di mancato rispetto delle proprie condizioni.
Domenica, una nave cargo nei pressi dello stretto ha riferito di essere stata attaccata da diverse piccole imbarcazioni, nel primo episodio del genere dal 22 aprile. Sebbene non vi sia stata una rivendicazione immediata, è noto che l’IRGC utilizza unità veloci per esercitare il controllo sull’area.
Limitare le esportazioni di petrolio nello stretto di Hormuz
Nel frattempo, le forze statunitensi continuano a far rispettare un blocco navale contro l’Iran per limitare le esportazioni di petrolio e aumentare la pressione economica. La Marina USA aveva già dato un segnale il mese scorso, facendo transitare in modo molto visibile due cacciatorpediniere attraverso lo stretto nonostante gli avvertimenti iraniani.
In quel periodo sono iniziate anche operazioni di sminamento, che potrebbero richiedere settimane o mesi per eliminare completamente le minacce.
In precedenza, le navi da guerra statunitensi evitavano lo stretto, descritto dai funzionari della Marina come una “kill box” iraniana, ricca di pericoli tra cui missili antinave, droni, imbarcazioni d’attacco rapido e mine.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.
