Caro energia: fino a 2.270 euro a famiglia (nello scenario peggiore)

Il Fondo monetario internazionale fa i conti in tasca agli europei. Con gli aumenti di prezzo scatenati dalla tempesta perfetta dello Stretto di Hormuz, dice l’Fmi, “la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, lo 0,7% del consumo medio”.  Lo ha detto all’Eurogruppo Oya Celasun, vicedirettore per l’Europa del Fondo monetario, ricordando che l’impatto inflazionistico cambia da Paese a Paese. Nel caso italiano, secondo le stime Fmi, l’impatto varia da 450 a 2.270 euro in base ai vari scenari di rischio. 

Nel suo ultimo outlook sull’Europa, il Fondo delinea un quadro di crescita debole e fortemente condizionata dall’energia. Secondo lo scenario di base, nell’Eurozona rallenterebbe all’1,1% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, mentre l’inflazione risalirebbe al 2,6% nel 2026 per poi scendere al 2,2% l’anno successivo. Ma è lo scenario “grave” a preoccupare: un ulteriore shock sui prezzi potrebbe spingere l’area euro verso una stagnazione prossima alla recessione.

Il segnale più immediato arriva dai mercati. “Stanno diventando più pessimisti sui prezzi dell’energia”, osserva il Fondo, sottolineando come le aspettative si stiano avvicinando allo scenario avverso.

L’impatto sulle famiglie è già quantificabile

A livello microeconomico, l’impatto sulle famiglie è già quantificabile. Secondo Oya Celasun, vicedirettore del dipartimento Europa del Fondo, “ai prezzi attuali la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% dei consumi”. Ma anche qui la forbice è ampia: si va dai 620 euro della Slovacchia ai 134 euro della Svezia. Se lo scenario dovesse peggiorare, la perdita media salirebbe fino a 1.750 euro a livello europeo.

Le analisi della Banca Centrale Europea e della Commissione Europea convergono su un punto: l’energia resta uno dei principali fattori di rischio per l’economia europea. Non solo per l’impatto diretto sulle bollette, ma anche per gli effetti indiretti su inflazione, produzione industriale e fiducia dei consumatori. 

Sul fronte dell’offerta, l’Agenzia Internazionale dell’Energia segnala che, nonostante i progressi nelle rinnovabili e nella diversificazione delle forniture, i mercati restano esposti a shock geopolitici e a colli di bottiglia infrastrutturali.

Cambiare fornitore di energia

È in questo contesto che cambia il comportamento delle famiglie. Secondo l’Osservatorio Findomestic, il 64% degli italiani valuta di cambiare fornitore di energia, spinto dai timori sull’inflazione e da bollette ancora percepite come instabili. La cautela si estende al resto dei consumi: solo il 20% ritiene favorevole questo momento per effettuare acquisti importanti, mentre il 44% si definisce in difficoltà economica. Quattro italiani su dieci, inoltre, dichiarano di non aver risparmiato negli ultimi dieci mesi.

Le intenzioni d’acquisto complessive risultano in calo dell’1,1% su base mensile, segnale di una domanda ancora fragile. Fanno eccezione i viaggi, che continuano a rappresentare una delle poche voci di spesa resilienti, sostenendo i consumi anche in un contesto di incertezza.

Poste Italiane Dic 25

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