Salario, competenze e prospettive: una visione organica per il futuro del lavoro

marina elvira calderone ministro lavoro
Dal Decreto Lavoro al ‘salario giusto’, dagli incentivi per giovani, donne e Zes fino all’Osservatorio sull’AI: una strategia che intreccia contrattazione collettiva, politiche attive e competenze per governare la transizione senza lasciare indietro nessuno – di Marina Elvira Calderone, ministro del Lavoro e delle Politiche sociali 

Il mondo del lavoro vive una trasformazione senza precedenti. I cambiamenti corrono veloci e nascono dalla convergenza di tre grandi transizioni: quella digitale, accelerata dall’intelligenza artificiale; quella ecologica, guidata dalla sostenibilità; quella demografica, che nel 2025 ha fatto registrare in Italia un ulteriore calo delle nascite del 3,9%. Tre spinte diverse che stanno ridisegnando insieme produzione, occupazione e società. Quando cambiano contemporaneamente tecnologia, popolazione e modelli economici, cambia il lavoro e cambia il modo in cui una nazione immagina il proprio futuro.

Il principio del salario giusto

Per affrontare questa complessità servono visione e capacità di adattamento. È su questa consapevolezza che abbiamo costruito il Decreto Lavoro, ultimo tassello di un percorso avviato dal governo dall’inizio della legislatura. Siamo intervenuti con l’obiettivo di qualificare il lavoro a partire dal ‘salario giusto’, principio che è uno dei pilastri del provvedimento approvato a fine aprile e che valorizza il ruolo centrale della contrattazione collettiva italiana.
È un principio che supera le contrapposizioni ideologiche sul salario minimo legale. A nostro parere, il valore del lavoro non può essere ridotto a una cifra oraria uguale per tutti, rischiando di comprimere le retribuzioni e indebolire la contrattazione collettiva. Prendiamo, invece, come punto di riferimento il Trattamento Economico Complessivo previsto dai contratti sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Dentro la busta paga non ci sono solo numeri: ci sono tutele, welfare, tredicesima, Tfr, strumenti di conciliazione tra vita e lavoro.
Scegliere di intervenire sul tema delle retribuzioni e ascoltare la richiesta delle organizzazioni sindacali e datoriali di permettere loro un confronto sulla rappresentanza è il risultato di un percorso che vuole accompagnare il mondo del lavoro, dargli prospettiva e metodo ma con un approccio inclusivo che valorizzi la specialità rappresentata dalle parti sociali italiane. Da qui nasce un vero ‘patto di responsabilità’: il rispetto del salario giusto diventa requisito essenziale per accedere agli incentivi pubblici. Perché la dignità del lavoro non si misura soltanto da un minimo tabellare, ma dalla possibilità concreta di costruire una vita libera, stabile e autonoma. Perché un Paese cresce davvero quando la qualità del lavoro smette di essere un costo e torna a essere una scelta strategica.

Incentivi mirati per giovani, donne e Zes

Il provvedimento guarda alla realtà del mercato italiano che, pur registrando livelli record di occupazione, continua a scontare squilibri storici: la minore partecipazione di donne e giovani, il divario territoriale, il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Da qui la scelta di investire con decisione su occupazione stabile e politiche attive, proseguendo il passaggio dal semplice sussidio all’accompagnamento personalizzato verso il lavoro.
Quasi un miliardo di euro, attraverso il D.L. 62/2026, è destinato a sostenere l’occupazione di giovani, donne e territori della Zona Economica Speciale.
L’obiettivo non è mantenere la disoccupazione, ma finanziare la transizione verso lavoro stabile e retribuito attraverso il salario giusto. Di questa strategia facevano già parte altre misure, tra cui il Supporto per la Formazione e il Lavoro, la revisione del Programma Gol del Pnrr e, soprattutto, il Siisl, il Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa, la banca dati nazionale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, formazione, servizi. Oggi il lavoro non si crea per decreto: si costruisce mettendo in connessione competenze, imprese e opportunità. E le risorse vengono indirizzate dove producono valore e sostengono il lavoro dignitoso e imprese che competono sulla qualità e non sulla compressione salariale.
I risultati confermano la validità della strategia: tra il 2022 e il 2025, il tasso di occupazione ha superato il 62%, mentre nel Mezzogiorno ha oltrepassato per la prima volta il 50,1%, riducendo del 6% il divario con il Nord. Nei primi mesi del 2026 il tasso di disoccupazione è sceso attorno al 5%, sotto la media europea e ai minimi storici delle serie Istat. È chiaro che questi non possano essere considerati risultati definitivi, tanto più nel contesto attuale: serve continuità nell’azione di governo.
Sulla base dell’andamento delle politiche già avviate, abbiamo rivisto gli incentivi indirizzandoli in particolare verso Neet e inattivi. Sono previsti esoneri contributivi fino a 650 euro mensili per 2 anni per gli under 35 e per le donne disoccupate di lungo periodo, con particolari condizioni per i lavoratori svantaggiati. L’assunzione deve essere stabile, prevedere il salario giusto e determinare un incremento occupazionale netto. Il nostro obiettivo è costruire carriere solide, protette e qualificanti.
Particolare attenzione è stata riservata alle regioni della Zes, comprese Umbria e Marche. Qui la decontribuzione per l’assunzione stabile delle donne disoccupate di lunga durata sale fino a 800 euro mensili, favorendo anche l’assunzione in ruoli di responsabilità. Sono inoltre previste agevolazioni per le imprese sotto i 10 dipendenti che assumono over 35 disoccupati di lungo periodo nell’area, e poi per la trasformazione dei contratti a termine degli under 35 in rapporti a tempo indeterminato.
La qualità del lavoro riguarda anche le nuove forme occupazionali legate alle piattaforme digitali. In questo ambito la priorità è garantire sicurezza, trasparenza e dignità economica.

Il futuro del lavoro è nelle competenze

Al centro di tutte le valutazioni entra costantemente una variabile decisiva: le competenze. In un Paese che invecchia e vede ridursi la forza lavoro disponibile, produttività e capacità di adattamento devono crescere. L’Italia è oggi il  più anziano dell’Unione europea e il secondo al mondo dopo il Giappone. Nei prossimi cinque anni circa tre milioni di lavoratori andranno in pensione: il ricambio generazionale è una necessità immediata che influenza ogni scelta strategica.
Per questo il monitoraggio costante del mercato e la collaborazione tra istituzioni, imprese, parti sociali e agenzie per il lavoro diventano essenziali. Il Siisl rappresenta esattamente questo approccio: una piattaforma che trasforma i dati in opportunità concrete. Utilizza l’intelligenza artificiale secondo un modello etico e antropocentrico, coerente con il Piano d’Azione adottato dai Ministri del Lavoro del G7 di Cagliari.
La tecnologia non deve sostituire il lavoro umano, deve rafforzarlo perché la vera sfida non è fermare il cambiamento, ma governarlo senza lasciare indietro nessuno.
Le analisi internazionali indicano che non siamo davanti a un collasso dell’occupazione, ma a una profonda riconfigurazione delle mansioni e delle competenze. Il Future of jobs report 2025 del World Economic Forum stima che, entro il 2030, risulterà trasformato il 22% dei posti di lavoro, tra nuove occupazioni create e altre modificate o eliminate. A livello globale, si prevede la creazione di 170 milioni di nuovi posti di lavoro che, a fronte di quanti andranno perduti, danno un saldo netto positivo di 78 milioni. Per questo siamo stati tra i primi Paesi europei ad adeguare l’ordinamento all’AI Act europeo, introducendo obblighi di trasparenza, valutazione dei rischi e tutela dei lavoratori.
Lo stesso Decreto Lavoro interviene contro il caporalato digitale imponendo le annotazioni sul libro unico del lavoro per le piattaforme e maggiori obblighi informativi verso i lavoratori sui sistemi algoritmici utilizzati.
Abbiamo inoltre istituito, presso il Ministero, l’Osservatorio sull’adozione dell’AI nel lavoro: struttura permanente che unisce indirizzo istituzionale, analisi tecnico-scientifica, presidio etico e dialogo sociale. L’obiettivo, in questo caso, è monitorare gli impatti dell’AI su occupazione, produttività e diritti, aggiornando politiche e linee guida.
La vera frontiera resta il capitale umano. Il rischio non è la tecnologia in sé, ma l’obsolescenza delle competenze: secondo le stime, il 39% delle abilità richieste cambierà nel breve periodo. Programmi come Edo, Educazione Digitale per l’Occupazione, servono proprio a trasformare la formazione in crescita economica e inclusione sociale.
In un’Italia che invecchia, l’intelligenza artificiale può diventare un alleato per sostenere la produttività e favorire una permanenza attiva dei lavoratori senior, creando una nuova alleanza tra uomo e tecnologia. Il nostro scopo è accompagnare il mondo del lavoro in questa transizione epocale, garantendo che nessuno resti indietro.
Perché il lavoro non è soltanto una variabile economica: resta il principale strumento di libertà, dignità e coesione sociale.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero speciale di Fortune italia dedicato al futuro del lavoro
Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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