La prospettiva di licenziamenti legati all’intelligenza artificiale è al centro del dibattito nella Silicon Valley e a Wall Street da quando ChatGPT ha lanciato il suo primo modello AI alla fine del 2022. Quest’anno alcune aziende tecnologiche stanno trasformando quella prospettiva in realtà. Tra le più recenti c’è Cloudflare.
In un editoriale pubblicato mercoledì sul Wall Street Journal, il Ceo di Cloudflare Matthew Prince ha spiegato la logica dietro la decisione. L’azienda sta crescendo rapidamente: ha appena registrato ricavi record e sta ampliando la propria base clienti a livello globale. Nonostante ciò, Prince ha dichiarato che la società ha tagliato il 20% della forza lavoro all’inizio del mese, con il middle management che ha subito la parte più consistente dei licenziamenti.
“La stragrande maggioranza delle persone licenziate la scorsa settimana erano ‘measurers’”, ha scritto. Prince definisce “measurers” coloro che operano nel middle management, nella finanza, nel legale, nell’audit interno e nella gestione del riconoscimento dei ricavi.
Cloudflare è una società con sede a San Francisco specializzata in cloud connectivity e sicurezza internet. Nel 2025 conta oltre 5.000 dipendenti e opera con un modello ibrido che combina lavoro da remoto e in presenza in 13 uffici globali.
I licenziamenti collegati all’AI stanno diventando sempre più frequenti nel mondo tech. Block, l’azienda di Jack Dorsey, ha ridotto il personale del 40% a febbraio. Meta, proprio questa settimana, ha tagliato il 10% dei dipendenti, mentre il CEO Mark Zuckerberg ha avvertito in una nota interna che nell’era dell’AI “il successo non è garantito”. Un recente report della società di outplacement Challenger, Gray & Christmas ha rilevato che, solo quest’anno, negli Stati Uniti 49.135 licenziamenti sono stati collegati all’intelligenza artificiale, quasi quanto tutti quelli registrati nel 2025.
Tuttavia, tra i leader aziendali cresce il sospetto che almeno parte di questi tagli sia il risultato di fenomeni di “AI-washing”, ovvero riduzioni del personale motivate da ragioni non direttamente legate ai benefici dell’AI ma attribuite alla tecnologia per convenienza. Diverse aziende tecnologiche hanno infatti ridotto la burocrazia interna dopo il boom di assunzioni seguito alla pandemia di COVID-19. Marc Andreessen, cofondatore di Andreessen Horowitz, ha spiegato chiaramente questo approccio durante una recente intervista al podcast 20VC.
“In sostanza, ogni grande azienda ha troppo personale”, ha dichiarato. “Credo che molte siano sovradimensionate del 75%”, aggiungendo: “Ora tutte hanno la scusa perfetta: ah, è colpa dell’AI”.
Contattata per un commento, Cloudflare ha rimandato Fortune all’editoriale di Prince sul Wall Street Journal e a un post pubblicato sul blog aziendale, scritto insieme alla presidente Michelle Zatlyn, che include l’email inviata ai dipendenti per annunciare i licenziamenti. Nel messaggio viene spiegato che l’approccio basato sull’AI agentica rende necessari questi tagli e vengono illustrati anche i pacchetti di buonuscita previsti per i dipendenti coinvolti.
I “builders” e i “sellers” potrebbero avere un vantaggio nell’economia dell’AI
Qualunque sia la motivazione reale, Prince ha spiegato che l’azienda ha mantenuto quelli che definisce i “builders”, come gli ingegneri. Una posizione che contrasta con l’idea diffusa secondo cui gli sviluppatori software sarebbero tra i lavoratori più vulnerabili all’AI, soprattutto dopo il lancio di strumenti come Claude Code di Anthropic, capaci di programmare in maniera avanzata. Secondo Prince, anche i “sellers”, cioè le figure commerciali, sarebbero relativamente al sicuro dall’automazione.
Il CEO ha inoltre sottolineato che i licenziamenti non puntano semplicemente a ridurre il numero dei dipendenti, ma a trasformare la natura stessa del lavoro. Secondo Prince, Cloudflare ha attualmente un numero record di posizioni aperte nelle “aree che guidano la crescita”.
Uno studio recente di Anthropic supporta in parte le sue affermazioni sui ruoli più esposti all’automazione. La ricerca evidenzia che l’AI è già teoricamente in grado di svolgere la maggior parte delle attività associate ai ruoli finanziari, legali e manageriali. Lo studio mostra anche che la tecnologia può eseguire compiti tipici dei “builders” e dei “sellers”, inclusa la maggior parte delle attività svolte da ingegneri e addetti alle vendite.
Nella parte iniziale del suo editoriale, Prince sostiene che le capacità di misurazione dell’AI abbiano ormai superato anche quelle dei migliori dipendenti umani, una convinzione che, a suo avviso, dovrebbe spingere altre aziende a seguire la stessa strada.
“I sistemi di AI, instancabili, indipendenti, efficienti e sempre disponibili, possono ora misurare un’organizzazione con un livello di dettaglio e precisione oggettiva che in precedenza era impossibile persino per i migliori dipendenti”, ha affermato.
L’articolo originale è su Fortune.com
