Per oltre un decennio i social media hanno promesso di connettere le persone. Oggi, secondo molti osservatori del settore, il rischio è che stiano producendo l’effetto opposto.
Dan Clancy, ceo di Twitch, la piattaforma di livestreaming di proprietà di Amazon, ne è convinto. Intervenendo alla conferenza Fortune Brainstorm Tech di Aspen, il manager ha sostenuto che i tradizionali social network abbiano progressivamente perso quella dimensione relazionale che ne aveva decretato il successo.
“I social media sono diventati antisociali. Restare seduti a scorrere contenuti non ti fa sentire connesso agli altri”, ha dichiarato Clancy. “Se pensiamo alle comunità del mondo reale, dalle associazioni sportive alle comunità religiose, tutto nasce da esperienze condivise vissute in tempo reale”.
La riflessione arriva in un momento in cui piattaforme come TikTok, Instagram e X continuano a contendersi l’attenzione degli utenti attraverso flussi infiniti di contenuti personalizzati. Un modello che ha rivoluzionato il modo di consumare informazioni e intrattenimento, ma che viene sempre più spesso accusato di favorire comportamenti passivi e frammentare le relazioni sociali.
La scommessa del live
È proprio su questo terreno che Twitch e Whatnot, piattaforma specializzata nelle vendite in diretta, stanno cercando di costruire la propria crescita.
Entrambe le aziende puntano su un elemento semplice ma sempre più raro nell’economia digitale: l’interazione in tempo reale.
Twitch conta circa 35 milioni di utenti attivi ogni giorno, mentre Whatnot ha registrato una crescita impressionante negli ultimi anni, arrivando a generare circa 8 miliardi di dollari di vendite nel 2025 grazie a categorie come carte collezionabili, memorabilia sportive, moda e sneakers.
Secondo Grant LaFontaine, ceo di Whatnot, il successo di queste piattaforme nasce proprio dalla capacità di creare relazioni più autentiche tra utenti, creator e venditori.
Una tendenza che riflette un fenomeno più ampio: dopo anni dominati dagli algoritmi, cresce la domanda di esperienze digitali percepite come più umane e meno artificiali.
L’economia dell’attenzione cerca nuovi modelli
La crescita delle piattaforme live si inserisce in un contesto in cui l’intero settore tecnologico è chiamato a ripensare il proprio rapporto con gli utenti.
Negli ultimi anni il dibattito sull’addiction digitale è diventato centrale. Le grandi piattaforme sono state accusate di progettare prodotti sempre più efficaci nel catturare attenzione e tempo degli utenti, trasformando l’engagement nella principale metrica di successo.
Interrogato proprio su questo tema, LaFontaine ha respinto l’idea che Whatnot voglia costruire un modello basato sulla dipendenza degli utenti.
L’obiettivo, ha spiegato, è sviluppare relazioni di lungo periodo e non massimizzare il coinvolgimento nel breve termine. La piattaforma consente inoltre agli utenti di impostare limiti di utilizzo per gestire il tempo trascorso online.
L’AI non sostituirà i creator
Nel dibattito non poteva mancare l’intelligenza artificiale.
Con la diffusione sempre più rapida di avatar virtuali, strumenti generativi e contenuti creati automaticamente, una delle domande più frequenti riguarda il futuro dei creator e delle piattaforme basate sull’interazione umana.
Sia Clancy sia LaFontaine si sono mostrati relativamente tranquilli.
Per il ceo di Twitch, l’intelligenza artificiale non rappresenta una minaccia esistenziale per il livestreaming. Al contrario, potrebbe diventare uno strumento utile per facilitare la produzione di contenuti e aiutare i creator a esprimere meglio la propria creatività.
“L’intelligenza artificiale cerca di togliere gli esseri umani dall’equazione, mentre il live è uno dei formati che continua a mantenerli al centro”, ha affermato Clancy. “Puoi entrare in contatto con le persone. Puoi comprenderle. Puoi vedere chi sono davvero”.
È una visione che va oltre Twitch.
In un’epoca in cui algoritmi e AI generativa stanno ridefinendo il modo in cui produciamo e consumiamo contenuti, la vera risorsa scarsa potrebbe non essere più l’informazione. Potrebbe essere l’autenticità.
E proprio per questo il futuro delle piattaforme digitali potrebbe dipendere sempre meno dalla capacità di catturare attenzione e sempre più dalla capacità di creare connessioni reali.
Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Fortune.com
