I profitti dell’industria aerea globale potrebbero dimezzarsi nel 2026, segnando il peggior risultato dalla pandemia, nonostante la domanda di viaggi continui a rimanere sostenuta. A sostenerlo è la International Air Transport Association (IATA), che attribuisce gran parte della pressione all’impennata dei prezzi del petrolio causata dalla guerra con l’Iran.
Secondo Willie Walsh, direttore generale uscente di IATA, l’utile netto del settore aereo dovrebbe scendere a 23 miliardi di dollari, rispetto ai 45 miliardi registrati nel 2025. I margini netti passerebbero dal 4,2% al 2%. Le compagnie aeree più vulnerabili, ha spiegato Walsh, sono quelle con bilanci più fragili e quelle maggiormente esposte ai collegamenti con l’area del Golfo Persico.
Il peso della guerra con l’Iran
Alla base del peggioramento delle prospettive c’è il conflitto con l’Iran, entrato ormai nel suo quarto mese. La guerra ha costretto molte compagnie aeree a modificare le rotte per evitare le aree di conflitto in Medio Oriente, aumentando il consumo di carburante.
Ma il problema principale riguarda le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui prima della guerra transitavano circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno. Le restrizioni imposte da Teheran hanno fatto impennare i prezzi del greggio e del carburante per l’aviazione.
Secondo il rapporto pubblicato domenica da IATA, i costi del carburante sono destinati ad aumentare del 70% rispetto all’anno precedente, aggiungendo circa 100 miliardi di dollari alla spesa complessiva del settore.
I viaggiatori continuano a volare
Nonostante l’aumento dei costi, il traffico aereo continua per ora a mantenersi robusto. IATA prevede una stagione estiva particolarmente forte e molte compagnie segnalano che i consumatori continuano ad acquistare biglietti anche a prezzi più elevati. Le tariffe aeree sono aumentate in media del 20% dall’inizio dell’anno, ma la domanda non sembra averne risentito in modo significativo. Scott Kirby, Ceo di United Airlines, ha dichiarato a Bloomberg di essere rimasto sorpreso dal fatto che i passeggeri si siano dimostrati meno sensibili agli aumenti dei prezzi di quanto previsto.
Secondo Walsh, che lascerà IATA per assumere la guida della compagnia aerea indiana IndiGo, la maggior parte dei consumatori si aspetta che il prezzo dei biglietti aerei aumenti in parallelo ai prezzi del petrolio e circa la metà prevede di spendere di più per i voli quest’anno. Tuttavia, questa capacità di assorbire i rincari potrebbe non durare per sempre. “Il grande punto interrogativo è per quanto tempo passeggeri e aziende di trasporto merci riusciranno a sopportare l’aumento dei costi della connettività”, ha dichiarato.
Il peggior anno dalla ripresa post-Covid
La guerra con l’Iran sta riportando il settore aereo ai livelli più difficili dalla ripresa successiva alla pandemia. Nel 2020 l’industria registrò perdite complessive superiori a 137 miliardi di dollari, il peggior risultato della storia dell’aviazione.
La situazione era poi migliorata progressivamente: nel 2023 il comparto era tornato in utile con circa 27 miliardi di dollari di profitti, continuando a crescere negli anni successivi.
Resta però incerto quanto potrà durare il conflitto. Nonostante diversi incontri tra rappresentanti statunitensi e iraniani, compreso un vertice ad alto livello tenutosi in Pakistan ad aprile, il cessate il fuoco resta fragile.
Lunedì la tensione è nuovamente salita dopo uno scambio di missili tra Iran e Israele, prima che entrambe le parti decidessero di fermarsi.
L’AI resta motivo di ottimismo
Nonostante le difficoltà attuali, Walsh ritiene che il futuro del settore resti promettente grazie all’intelligenza artificiale. Secondo il manager, l’AI potrebbe migliorare l’efficienza operativa, ridurre i costi e offrire un’esperienza migliore ai passeggeri. “I prossimi cinque-dieci anni potrebbero essere tra i più entusiasmanti nella storia dell’aviazione”, ha dichiarato.
Questo articolo è stato pubblicato su Fortune.com.
