La guerra con l’Iran è già costata 1.000 dollari a ogni famiglia americana, secondo Moody’s

Mark Zandi

I negoziati tra Stati Uniti e Iran per raggiungere un cessate il fuoco duraturo proseguono, ma per molti americani nessun accordo potrà cancellare i costi economici che la guerra ha già comportato.

Le trattative avanzano lentamente e uno dei principali nodi riguarda la regolamentazione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Dall’inizio del conflitto, a febbraio, questa rotta è rimasta in gran parte bloccata, facendo impennare i prezzi del petrolio e, di conseguenza, quelli della benzina negli Stati Uniti.

Con l’avvio dei colloqui di pace il prezzo del greggio è tornato ai livelli precedenti alla guerra, grazie al parziale allentamento delle tensioni in Medio Oriente e a un rallentamento della domanda globale. Tuttavia, gli automobilisti americani continuano a fare i conti con carburanti molto costosi.

Il prezzo medio nazionale della benzina ha raggiunto 3,84 dollari al gallone, circa il 23% in più rispetto a un anno fa e vicino ai massimi degli ultimi quattro anni. Per chi utilizza l’auto ogni giorno per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola o fare la spesa, l’impatto sul bilancio familiare è diventato significativo.

Mille dollari”, ha scritto Mark Zandi, capo economista di Moody’s, in un editoriale pubblicato la scorsa settimana dal Philadelphia Inquirer.

“Secondo i miei calcoli, questo è il costo effettivo che la guerra con l’Iran ha finora imposto a una famiglia americana tipo”, ha spiegato. “Anche se Stati Uniti e Iran hanno concordato un cessate il fuoco e stanno negoziando la fine del conflitto, i costi continuano ad aumentare”.

Come si arriva a 1.000 dollari per famiglia

Secondo Zandi, circa 300 dollari di questo importo derivano direttamente dall’aumento del prezzo della benzina.

Il resto è rappresentato da costi indiretti. L’incremento del prezzo del carburante ha spinto le compagnie aeree ad aumentare le tariffe, facendo crescere la spesa delle famiglie di circa 100 dollari. Anche alimentari e beni di consumo quotidiano sono diventati più costosi. Il diesel, utilizzato da camion e macchinari agricoli, ha registrato rincari persino superiori a quelli della benzina, aumentando i costi di trasporto delle merci. Secondo Zandi, questo pesa per altri 200 dollari su ogni famiglia. A questi si aggiungono i costi militari finanziati dai contribuenti. Personale, armamenti e operazioni comportano un onere stimato in 250 dollari per nucleo familiare.

Infine, ci sono gli effetti sui tassi d’interesse. Le pressioni inflazionistiche alimentate dalla guerra hanno ridotto le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Molti analisti ritengono ora più probabile un loro aumento. Tassi più elevati significano rate più care per mutui, prestiti auto e carte di credito, con un costo aggiuntivo stimato in 150 dollari.

Un conto destinato a crescere

Secondo Zandi, esistono poi altri effetti economici più difficili da quantificare che potrebbero far aumentare ulteriormente il conto. Tra questi figurano i rincari di fertilizzanti ed elio, destinati a riflettersi rispettivamente sui prezzi degli alimenti e dei semiconduttori.

“La mia stima di 1.000 dollari per famiglia è, se mai, prudente”, ha scritto l’economista. “Il costo reale è probabilmente più elevato, in modo significativo. È lecito chiedersi se ne sia valsa la pena”.

La nuova valutazione supera già quella elaborata da Moody’s appena un mese fa, quando Zandi stimava un costo complessivo di 100 miliardi di dollari, pari a circa 750 dollari per famiglia.

I costi militari potrebbero durare anni

L’amministrazione Trump ha accusato le compagnie petrolifere di mantenere artificialmente elevati i prezzi della benzina, nonostante il calo del petrolio.

Gli esperti, però, avevano avvertito fin dall’inizio del conflitto che tra la discesa del prezzo del greggio e quella dei carburanti alla pompa sarebbe trascorso del tempo, a causa dei ritardi lungo la filiera e del tempo necessario per ripristinare i normali flussi di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Se i prezzi della benzina fossero destinati prima o poi a diminuire, i contribuenti americani potrebbero invece continuare a sostenere i costi della guerra ancora a lungo. A giugno, secondo il Wall Street Journal, il Pentagono ha chiesto ulteriori 80 miliardi di dollari per coprire le spese legate al conflitto con l’Iran. A questi si aggiungeranno i costi per riparare i 20 siti militari statunitensi colpiti dagli attacchi iraniani in Medio Oriente, sostituire le munizioni utilizzate e rimpiazzare almeno 40 velivoli militari danneggiati o distrutti.

Il costo potrebbe superare i 1.000 miliardi di dollari

Alcune stime sono ancora più pessimistiche.

“Le guerre lasciano sempre una lunga coda di costi”, ha dichiarato recentemente a Fortune Linda Bilmes, esperta di politiche pubbliche della Harvard Kennedy School.

Considerando le spese di lungo periodo, tra cui la ricostruzione delle infrastrutture, il ripristino delle scorte militari e l’assistenza ai veterani con disabilità, la guerra con l’Iran potrebbe arrivare a costare oltre 1.000 miliardi di dollari all’economia statunitense, secondo Bilmes.

Rapportando questa cifra ai circa 134 milioni di famiglie presenti negli Stati Uniti, il costo medio arriverebbe a sfiorare i 7.500 dollari per famiglia.

Questo articolo è stato pubblicato su Fortune.com.

Poste Italiane Dic 25

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