L’Europa alla prova della storia

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Tra autonomia strategica e solidarietà atlantica, l’Europa è chiamata a decidere il proprio ruolo in un ordine globale che cambia.

Quest’anno ci dirà inesorabilmente se siamo destinati, noi europei, a fare da soli o se potremo ancora contare, in qualche modo, sulla solidarietà atlantica in materia di sicurezza e Difesa. Un dilemma non da poco, visto il ritardo che abbiamo accumulato negli ultimi tre decenni, cullandoci nell’illusione che nulla avrebbe potuto scalfire l’unità dell’Occidente. L’Alleanza atlantica, la Nato, è ovviamente il banco di prova più sensibile da questo punto di vista.

Concentriamoci per un attimo sui due lati dell’equazione. Un’alleanza è per definizione qualcosa di più di un trattato o di un accordo scritto. Richiama valori condivisi e un progetto comune di sicurezza come prerequisito di libertà e prosperità. Il fatto che gli Stati Uniti di Donald Trump ci richiamino ad un impegno crescente non è necessariamente un male.

Abbiamo due guerre alle nostre porte e siamo al centro di un’instabilità crescente che attraverserà il nostro quadrante nei prossimi due decenni: una demografia che muta, gli effetti di un cambiamento climatico irreversibile, la difficile composizione di interessi geopolitici divergenti e il ritorno dell’aggressività russa in chiave neo-imperiale.

Difficile appaltare ad altri la gestione di tutte queste evoluzioni. Ed è la ragione per cui i governi europei devono non solo spendere di più in sicurezza e difesa ma anche spendere meglio, rafforzando contemporaneamente una governance in grado di decidere in fretta che posto nella storia vogliamo avere. La seconda parte dell’equazione è forse quella più problematica. Per un lungo tratto di storia, ci siamo illusi che la dimensione atlantica fosse quella più naturale per gli Stati Uniti. In realtà non è così.

L’interesse americano per l’Europa è il frutto della contingenza storica del ruolo degli Usa durante la Seconda Guerra Mondiale e del nostro posto di cerniera strategica durante la Guerra Fredda. Ma la dimensione più propria della geopolitica americana è in realtà l’Oceano Pacifico, oltre al ‘giardino di casa’ già rivendicato con la dottrina Monroe.

Lo aveva chiarito già l’ex presidente Barack Obama, che ha dato il via ad una massiccia riconfigurazione della presenza militare Usa in quella porzione di mondo. Gli Stati Uniti vogliono arrivare all’appuntamento con la storia, ovvero al momento della verità nella competizione con la Cina, dalla posizione di maggior forza possibile. E così si spiegano il Venezuela, la Groenlandia e perfino l’Iran. Dobbiamo prendere atto di questa caratteristica americana ed evitare qualsiasi piagnisteo.

Noi europei abbiamo ancora molto da dire e da fare in politica estera. Il Mediterraneo è tornato un mare centrale, l’Africa è il continente del futuro, l’aggressività russa mette in discussione la nostra compattezza. Ce n’è per lavorare per qualche decennio. Se lo sapremo fare, ne usciremo tutti più sicuri e meno fragili. E allora anche l’alleanza con l’America avrà assunto un senso radicalmente nuovo.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di giugno 2026 (numero 5, anno 9)

Poste Italiane Dic 25

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