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Porsche: 70 anni di storia

L’8 giugno 1948 è stato immatricolato il primo veicolo a portare il marchio Porsche, la 356 “N.1” Roadster: una sinuosa auto scoperta di colore argento registrata in Carinzia (la prima fabbrica Porsche sorgeva in Austria, a Gmünd), oggi visibile nel Museo Porsche a Stoccarda.

Guardando alla Porsche in un ideale time-lapse dal 1948 in poi, potreste vedere 70 anni ininterrotti di un unico, costante e ordinato approccio alla progettazione di un’automobile. Davanti ai vostri occhi avreste il percorso evolutivo dell’auto a motore posteriore.

Non esiste altro produttore automobilistico in cui è possibile ritrovare la stessa rigorosa disciplina di forma e funzione, per usare due termini cari alla Porsche che della frase “la forma segue la funzione” ha praticamente fatto il “motto di famiglia”, oltre che leit-motiv di riuscite campagne pubblicitarie.

Per celebrare il suo settantesimo compleanno, Porsche ha deciso di regalare agli appassionati di automobili un nuovo concept che prende a piene mani dalle Porsche delle origini: la 911 Speedster. Ma se in questo caso si tratta di un prodotto volutamente “retro-modern” per chiare ragioni di marketing è, come sempre, all’origine del fenomeno che dobbiamo rivolgere lo sguardo per comprendere appieno il significato della scelta di oggi.

Siamo negli anni ‘50. Il secondo dopoguerra e il miracolo italiano, gli anni della introduzione commerciale del transistor, gli anni del rock’n’roll e di Elvis Presley, della istituzione della Comunità Economica Europea, gli anni di un’America ingenua (forse) e felice, non ancora superpotenza globale, gli anni d’oro delle grandi corse automobilistiche su strada (per tutte, la mitica Mille Miglia). Anni in cui la Porsche era un costruttore di nicchia, lontano dai volumi produttivi moderni.

In quegli anni Max Hoffman, unico importatore Porsche negli Stati Uniti, aveva già raggiunto un buon successo di vendite. Al tempo, però, negli Stati Uniti erano i marchi inglesi come MG, Austin-Healey e Triumph a dominare il mercato delle auto sportive, utilizzate anche dai gentlemen drivers, quella categoria di piloti privati non professionisti che partecipavano alle competizioni automobilistiche dell’epoca autofinanziando il proprio impegno sportivo.

Max Hoffman suggerì a Ferry Porsche (figlio del fondatore Ferdinand Porsche) che avrebbe potuto fare ancora meglio se avesse un avuto un auto in grado di competere con le auto sportive inglesi, più semplici ed economiche.

Il costo dell’auto rappresentava il principale ostacolo al raggiungimento di una più significativa diffusione sul mercato ed il suo peso un limite al miglioramento delle prestazioni.

La soluzione? Sulla stessa linea di produzione delle altre Porsche 356 ecco nascere una versione semplificata della 356 cabriolet.  Rimosse finiture interne e guarnizioni, via la capote strutturata (sostituita da un semplice telo di copertura per emergenza), eliminati anche i finestrini laterali a manovella, la panchetta posteriore, strumentazione del cruscotto ridotta al minimo, uso di sedili fissi a guscio e alleggeriti e utilizzo di un parabrezza più piccolo e inclinato (una sottile fascia di vetro incorniciato, facilmente rimovibile per le gare nel week-end).  La formula è subito un successo, non solo negli Stati Uniti.

Il mito si alimenta con il mito, si sa. Nel 1955, all’età di 24 anni, e reduce dal successo de La Valle dell’Eden, James Dean si presenta alla porta del famoso rivenditore Competition Motors di Hollywood, in California, in una MG TD e la scambia per una nuova Porsche 356 Speedster bianca. Alcune settimane dopo, l’attore partecipa a una gara a Palm Springs e si piazza al primo posto nella classe fino a 1500 cc. Il mese seguente punta verso Bakersfield, circuito di Minter Speed. E vince di nuovo. Ma non basta. È il 1958,  Steve McQueen acquista la sua prima auto nuova. È una Porsche Speedster nera, con la quale nel 1959 è undicesimo assoluto (e primo tra i debuttanti) a Santa Barbara. Altre gare seguiranno: Del Mar, Willow Springs e Laguna Seca. E così come i famosi attori, molti altri gentlmen drivers del tempo, e non solo in America, hanno vissuto l’epoca d’oro delle competizioni automobilistiche gareggiando su una 356 Speedster.

Torniamo ai giorni nostri. Più del 70% delle Porsche costruite dal 1948 ad oggi è ancora in circolazione.  E le Porsche classiche sono riverite, quando non adorate, dai loro proprietari su entrambe le sponde dell’Atlantico sino a farne oggetto di un vero e proprio culto (con le sue varie liturgie, 356 o 911, motore aspirato o turbocompresso, e via discorrendo), e negli ultimi dieci anni sono tornate ad essere anche un vero e proprio fenomeno di investimento.

Il mercato delle auto da collezione ha, infatti, registrato una significativa crescita e i prezzi dei modelli Porsche storici sono stati al centro di impennate vertiginose. Con la complicità della crisi finanziaria globale, dal 2008 parte della liquidità si è indirizzata verso soluzioni di investimento alternative, provocando una rapida crescita dei valori anche delle auto storiche. Si sono addirittura affacciati sul mercato operatori professionali, come HAGI – Historique Automobil Group International (www.historicautogroup.com), che si definisce “una casa indipendente per la ricerca di investimenti e un gruppo di esperti con esperienza specializzata nel settore automobili classiche rare”, che pubblica indici e benchmark di mercato considerati di riferimento. Secondo “Christophorus” (magazine pubblicato dalla stessa Porsche), l’aumento dei valori si è attestato mediamente su circa il 15% annuo, ma per taluni modelli l’impennata annua è stata un multiplo del valore medio. Tale trend di mercato è proseguito sino al 2015. Dal 2016 si è assistito ad una stabilizzazione dei prezzi e il mercato è entrato in una fase più matura, con soggetti pronti ancora ad investire cifre importanti, ma solo per esemplari in condizioni impeccabili o correttamente e professionalmente restaurati.

Oggi la Porsche 356 Speedster è divenuta una vera e propria blue-chip (con prezzi che sfiorano i 500.000 Euro per le versioni “normali” e il milione di Euro per le versioni con motore Carrera) e l’attenzione del mercato si sta spostando verso le auto degli anni ’70 e, in parte, anche degli anni ’80.  Un modello di quegli anni da tenere d’occhio e desiderare finchè ancora possibile?  Una Speedster, naturalmente. La prima Speedster su base 911. Alleggerita e con finiture ridotte al minimo, parabrezza piccolo e inclinato (smontabile come l’antenata), caratteristica copertura a gobbe sul posteriore a ricordare le aerodinamiche degli anni ‘50. Presentata al Salone di Francoforte del 1987, è rimasta in produzione solo per un anno e in numero limitato.  Poco più di 2000 unità prodotte, gli esemplari più ricercati i 163 con carrozzeria stretta e i 91 sonderwünsche, ordini speciali raccolti dalla Casa per l’elite dei suoi clienti.  Ma si tratterebbe di un atto di ragione o di istinto? Investimento o dispendio di risorse? Matematica finanziaria o acquisto emozionale? Non saprei dare una risposta. Ma sento l’inconfondibile suono del motore raffreddato ad aria, vedo una strada deserta, una bella curva, sterzata, rilascio e via in controsterzo. E le altre? Automobili, niente di più.

Luca Ferrari
socio e consigliere dell’Associazione Gentlemen Drivers