4 Settembre 2018

Intelligenza artificiale, ecco le startup da tenere d’occhio

Carlotta Balena

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Se state pensando di aprire una startup nel campo delle applicazioni dell’intelligenza artificiale, il 2018 è l’anno giusto per farlo. I trend nel settore parlano chiaro: l’AI sta pervadendo tutti i settori industriali, dall’agricoltura alla salute, dalla sicurezza al commercio. Il cosiddetto machine learning, ovvero lo sviluppo di algoritmi che permettono alle macchine di analizzare dati e trarre da essi un “apprendimento”, cioè nuovi parametri per portare a termine determinati compiti, ormai è praticamente ovunque. Secondo il report di CB Insights “Top AI trend to watch in 2018” i campi di applicazione del machine learning sono destinati ad aumentare, e l’intelligenza artificiale non si deve più considerare come qualcosa di nicchia, ma bensì come il mattone fondamentale di qualsiasi moderno software o applicazione.

Per le startup, il settore è a un hype: nel 2017 i finanziamenti in startup dell’AI hanno superato i 12,5 miliardi di dollari. Di questi, il 48% è andato a startup cinesi: la raccolta della Cina ha superato per la prima volta quella degli Stati Uniti, con una serie di round milionari, proseguiti anche nel 2018. Lo scorso aprile la cinese SenseTime ha raccolto 620 milioni di dollari in un round di serie C+, diventando la startup di AI più finanziata al mondo, con una raccolta complessiva di 1,6 miliardi di dollari. L’operazione ha portato il valore della società ad oltre 4,5 miliardi di dollari, e l’aumento di capitale è stato guidato dal colosso dell’eCommerce Alibaba. La startup ha clienti in svariati settori, dal fintech all’automotive, ma offre servizi anche al governo cinese per la sorveglianza nazionale. Il motivo per cui la Cina si sta prendendo la scena nel campo dell’AI – secondo Cruchbase, il 40% delle 30 startup più finanziate al mondo, nate a partire dal 2016, sono basate in Cina – è proprio la volontà del governo cinese di diventare una “leading nation” nel settore delle tecnologie di intelligenza artificiale, sostenendo le nuove imprese.

In Italia viaggiamo su altri numeri, eppure la centralità dell’AI per lo sviluppo delle aziende sta diventando chiara anche da noi. Secondo un rapporto sul tema, realizzato da Sap Italia in collaborazione con The European House Ambrosetti, il 77% dei ceo italiani ritiene l’intelligenza artificiale un fattore importante o molto importante per la crescita della propria azienda, ma secondo il 51,2% manca una consapevolezza o una istruzione su cosa l’intelligenza artificiale sia e comporti realmente. Il livello di percezione dell’importanza dell’IA, com’è facile immaginare, cresce all’aumentare delle dimensioni aziendali. Per la sperimentazione di applicazioni di machine learning, quasi la metà del campione (48,8%) ha dichiarato che la propria azienda sta sviluppano soluzioni interne di AI, mentre il 23% sta pensando di affidarsi a partner esterni, in un’ottica di open innovation. Le aree di applicazione sono per la maggior parte quella del magazzino e logistica, e quella dei servizi di post-vendita e di assistenza clienti. Le startup italiane ci stanno lavorando: una è Else Corp (di cui vi abbiamo già parlato qui https://fortuneita.com/10-startup-che-stanno-cambiando-il-mondo-della-moda/) che usa l’AI per offrire un’esperienza di vendita personalizzata. Else Corp è tra le 6 startup italiane che sono state selezionate per partecipare all’Ibm Watson AI XPrize, la competizione internazionale della durata di 4 anni che mette in palio 5 milioni di dollari da dedicare alle aziende innovative in campo AI.

Delle 6 startup italiane sono due quelle che hanno superato la prima fase e che potranno accedere alla seconda parte del premio: Amiko AI e A.S.I.M.o.V. La prima opera nel campo della salute, ed ha sviluppato un sistema per il monitoraggio dei pazienti affetti da asma, mentre la seconda sta lavorando sul riconoscimento vocale, per aiutare le persone che hanno problemi di linguaggio o per applicazioni nel campo dell’education, per insegnare ai bambini a leggere e scrivere. Le altre tre startup dell’intelligenza artificiale selezionate per il premio erano Innaas, startup B2B che sviluppa piattaforme di AI per aziende in vari settori, dalle banche alla pubblica amministrazione; Xsense, che opera nel contesto del linguaggio per elaborare contenuti e mantenere conversazioni complesse, e BrainControl, che sfrutta l’intelligenza artificiale per l’interazione uomo-macchina nel campo medico.

Liquidweb, la startup di BrainControl che sviluppa prodotti per collegare il cervello a interfacce e dispositivi robotici ha chiuso lo scorso giugno un round di 2,5 milioni di euro guidato da RedSeed Ventures. Liquidweb è la startup che ha prodotto il dispositivo usato da BrainControl per permettere ai pazienti in condizioni di locked-in – cioè quando si è coscienti ma non ci si può muovere né comunicare – di tramettere i propri pensieri ad un tablet interagendo attraverso un caschetto che analizza le onde cerebrali. In altre parole, il dispositivo permette di comunicare (o far muovere la propria sedia a rotelle) usando il pensiero. La tecnologia è basata sulla Brain Computer Interface, che è stessa che sta sperimentando ad esempio Elon Musk con la sua startup Neuralink, che ambisce a produrre dispositivi da impiantare nel cervello con l’obiettivo di “scaricare” o fondere i nostri pensieri con il chip (per ora siamo solo a una fase di ricerca).

Infine, in questo mese si chiuderà una campagna di crowdfunding che ha già sfondato i 90 mila euro per realizzare un chatbot “intelligente” in grado di comunicare con sentimento: si tratta di Laila, il chatbot ideato dalla startup campana Mazer che punta a sviluppare una conversazione fluida ed empatica con le persone. Laila ha già avuto un finanziamento di 400 mila euro attraverso il bando Smart&Start di Invitalia, e in estate ha aperto la campagna di crowdfunding su 200crowd, con l’obiettivo, già raggiunto, di 80 mila euro (https://200crowd.com/V2/IT/Campaign/details/laila-automation-with-a-human-touch).

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