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Asta 5g? Ecco perché le frequenze sono costate troppo

L’asta italiana per le frequenze dei servizi 5G si è chiusa con una cifra che supera di quasi tre volte le previsioni della scorsa legge di bilancio, andando oltre i 6,55 miliardi di euro. Una sorpresa positiva per lo Stato, soprattutto in un momento in cui si fa fatica a trovare il modo di rimpinguare le casse pubbliche. Ma come si è arrivati a questa cifra? Quali sono i prossimi passi? Cosa faranno gli operatori e cosa invece possono fare i governi per favorire la transizione del 4 al 5 G? A tutte queste domande ha risposto Marc Vos, senior partner e managing director di The Boston Consulting Group, la società di consulenza che ha da poco pubblicato uno studio secondo il quale nel 2021 la tecnologia 4G non sarà più sufficiente per soddisfare la richiesta di dati delle principali città europee. La domanda di traffico dati – fatta praticamente esplodere soprattutto dal consumo di video – crescerà infatti a un tasso del 40% annuo fino al 2025, esaurendo la portata dell’infrastruttura attuale. Qualcosa, quindi, dovrà necessariamente cambiare.

L’esito della gara per le frequenze 5G è andato oltre qualunque più rosea prospettiva, come mai?

A determinare l’esito della gara sono state soprattutto le frequenze 3,7 gigahertz, le cosiddette vere frequenze del 5G che danno capacità alla rete. Quello che è accaduto è poi una diretta conseguenza dell’architettura stessa della gara che prevedeva la presenza di quattro bidder (ndr offerenti). Solo tre avrebbero potuto vincere, con due blocchi di 80 e due di 20. E quando hai quattro bidder e tre vincitori possibili, con un nuovo attore di mercato che “tiene in ostaggio” gli altri continuando a biddare sui 20 mega, i prezzi crescono esponenzialmente. È un tema di domanda e offerta. Non c’è nulla di specifico che renda il 5 G particolarmente attraente per l’Italia. Il nostro è un mercato con bassissimi ricavi medi per subscriber – sotto i dieci euro al mese – rispetto al resto dell’Europa, aggiungiamo poi che non è necessariamente molto diverso, per il tipo di servizi, da altri Paesi. La stessa asta in Finlandia si è chiusa a 77 milioni contro i 6,6 miliardi di quella nostrana. Il risultato ottenuto in Italia è stato un concorso tra il disegno dell’asta, come dicevamo, e la struttura del mercato.

Quali saranno gli effetti dell’asta italiana?

Far pagare molto le frequenze con l’asta non è stata una decisione di lungo termine perché ha inciso sulla capacità di spesa in ricerca, sviluppo e innovazione degli operatori. L’Italia avrebbe avuto l’opportunità di diventare una best practice sull’applicazione del 5G lasciando alle imprese le risorse per approfondire i differenti campi di applicazione di questa tecnologia. Siamo un paese industriale con un elevato grado di potenziale per quanto riguarda l’ambito, ad esempio, dell’internet delle cose (IoT). E l’internet delle cose avrebbe potuto dialogare fluentemente con il 5G. Probabilmente sarebbe stato più utile assegnare le frequenze tramite un beauty contest. Questo avrebbe costretto gli operatori a presentare un piano di impegni per rendere il 5G una tecnologia a supporto della crescita e dello sviluppo delle università, della sanità, della pubblica amministrazione, della ricerca, delle aziende e della società in generale.

Quali saranno i prossimi passi?

Il primo passo sarà espandere la fase pilota del 5G – ora a Milano, Torino e Bari – e nel 2019-2020 si incomincerà a espandere la rete e a commercializzare il servizio. Inoltre, le società di Tlc dovranno trovare i fondi necessari per poter pagare le frequenze, ad esempio attraverso la revisione dei piani di investimento, l’efficientamento delle loro strutture di costo e la valutazione la dismissione di certi asset o di intere società.

Secondo lo studio di BCG, in Europa però gli operatori di rete mobile sono ancora indecisi sul da farsi col 5G…

La ragione per cui gli operatori sono indecisi è perché non tutti gli standard sono ancora definiti(alcuni lo saranno solo nel 2019). Per ogni euro investito, il 5G offre molta più capacità, quindi più traffico, ecco perché è una tecnologia da adottare se si vuole continuare a sostenere l’incremento della domanda di traffico, a parità di prezzo, che deriva dall’uso degli smartphone. Al di là di tutto, non è ancora chiaro dove il 5G aggiungerà valore. Si parla, ad esempio, della possibilità di utilizzarlo per applicazioni verticali come le auto a guida autonoma, la sanità da remoto attraverso la sensoristica sul corpo e l’industry 4.0. Tuttavia, non è chiaro ancora a che strategie di profitto dia accesso.
Per non arrivare tardi al 5G, la vostra ricerca suggerisce di attivare una strategia comune che coinvolga gli operatori di rete, i legislatori e gli altri attori dell’ecosistema digitale.

Ma in che modo i governi potranno agevolare la transizione dal 4G al 5G?

Bisogna spacchettare il ragionamento a livello locale, nazionale ed europeo. A livello locale, municipale, bisogna costruire molti più punti di accesso, quindi concedere i permessi per poter costruire tutte le antenne necessarie, e a prezzo competitivi, cioè orientati al costo reale.
A livello nazionale, in particolare in Italia, c’è un tema di potenza massima che si può mettere sulla rete. Siamo tra i tre Paesi in cui la potenza di rete è più bassa di tutti: in Italia è 6 V/m, la Svizzera è 4, la Polonia è 6, mentre in tutti gli altri paesi è oltre 30, e questa non è una scala lineare ma esponenziale. Quindi, per poter usufruire di tutte le capacità del 5G, bisogna aumentare la potenza che si può mettere sulla rete.
A livello europeo, poiché gli investimenti in nuove tecnologie diventano sempre più consistenti, bisogna aiutare il settore – che continua a investire per guadagnare sempre di meno – ad avere una struttura di mercato dove sia possibile guadagnare. Bisogna quindi permettere a questo mercato di consolidarsi sia a livello nazionale che a livello europeo. Purtroppo, quello a cui andiamo incontro in Europa rischia di diventare uno scenario “low investment, low usage” con bassissima innovazione perché, ad esempio, per raggiungere i target sul 5G fissati dai parametri della Gigabit Society per il 2025, bisogna investire una cifra enorme, ma se la struttura non permette di guadagnare allora è chiaro che il gioco non regge.