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Boeri attacca quota 100. Salvini: si dimetta. M5S: difende privilegi

Circa 100 miliardi di euro sulle spalle delle generazioni future, con un evidente penalizzazione delle donne e il rischio di un letterale crollo del sistema previdenziale: questo ciò che potrebbe accadere qualora venissero adottate le ipotesi del Governo su quota 100 per l’accesso alla pensione e lo stop all’adeguamento della speranza di vita per le pensioni anticipate nel 2019. A lanciare l’allarme è il presidente dell’Inps Tito Boeri, a margine di una audizione alla Commissione Lavoro della Camera. In questo modo “il sistema previdenziale è a rischio – avverte – Si aumenta la spesa e si riducono i contributi – spiega – non bastano due giovani neo assunti per pagare la pensione di uno che esce”.

Introdurre nel sistema previdenziale la quota 100 con un minimo di 62 anni di età e 38 di contributi insieme allo stop all’indicizzazione alla speranza di vita per i  requisiti contributivi nella pensione anticipata (che resterebbero fissati anche nel 2019 a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne) porta a un “incremento del debito pensionistico destinato a gravare sulle generazioni future nell’ordine di 100 miliardi”, afferma in audizione. “Non possiamo esimerci – ha detto – dal lanciare un campanello d’allarme”. 

Questo tipo di intervento “costa 8,5 miliardi il primo anno per arrivare nel giro di tre anni a 16 miliardi”, aggiunge a margine. Per Boeri, gli interventi ipotizzati “sono a vantaggio degli uomini, dei redditi alti e dei lavoratori pubblici e penalizzano fortemente le donne. Sono beffate, spinte ad accettare l’uscita con Opzione donna con un taglio consistente della loro pensione e ora vedono uscire gli uomini in anticipo e con la pensione piena”, afferma Boeri, spiegando che la platea per quota 100 riguarda per il 90% uomini che potrebbero uscire senza alcuna decurtazione. La riapertura di “Opzione donna” è “in stridente contrasto” con le altre ipotesi.

Inoltre, il risparmio che potrebbe arrivare dal disegno di legge sulle pensioni d’oro sarebbe inferiore a 150 milioni e riguarderebbe una platea di circa 30.000 persone. Lo dice il presidente dell’Inps, Tito Boeri in una audizione alla Commissione Lavoro della Camera. Boeri sottolinea che si raggiungerebbe questa riduzione della spesa pensionistica solo Se il taglio sulle pensioni superiori a 90.000 euro annui facesse riferimento all’intero reddito pensionistico e non alle singole pensioni. La riduzione massima sarebbe del 23% mentre quella media sarebbe dell’8%.

Secca la replica del vicepremier Matteo Salvini. “Da italiano invito il dottor Boeri, che anche oggi difende la sua amata legge Fornero, a dimettersi dalla presidenza dell’Inps e a presentarsi alle prossime elezioni”, afferma “chiedendo il voto per mandare la gente in pensione a 80 anni”.

“Più alcuni professoroni mi chiedono di non toccare la legge Fornero – aggiunge Salvini – più mi convinco che il diritto alla pensione per centinaia di migliaia di italiani (che significa diritto al lavoro per centinaia di migliaia di giovani) sia uno dei meriti più grandi di questo governo”. Lo dice il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Il Vicepremier Di Maio ha difeso la riforma della legge Fornero, con la quale “si sbloccheranno centinaia di migliaia di posti di lavoro. Alcune aziende partecipate, ad esempio, faranno un turnover uno a tre: vuol dire che per ogni pensionato ce ne saranno tre che verranno assunti. E questo nel privato, per non parlare del pubblico che avrà un ulteriore forte ricambio”. Parlando con TiscaliNews della manovra del governo, Di Mio ha aggiunto che “ci adeguiamo all’Europa per quanto riguarda la formazione. Voglio far sapere alle imprese che d’ora in poi grazie al reddito di cittadinanza troveranno sul mercato del lavoro persone già formate per gli impieghi professionali di cui hanno bisogno. Penso a tante competenze nel settore meccanico e tecnico, dove c’è domanda ma manca personale qualificato”.

Nella sua intervista, Di Maio si è detto convinto che gli “attacchi” sulla manovra vengano da “persone che rispondono a un disegno politico. Temono che se si alza l’asticella di aspettativa da parte degli elettori poi sarà difficile tornare indietro. Vogliono dimostrare che le nostre ricette per la crescita sono solo fantasie. Ma non sono preoccupato, perché credo che i mercati vogliano molto più bene all’Italia di tutti questi personaggi. Ritengo però che sia necessario che nei prossimi giorni la manovra venga spiegata proprio al mondo finanziario”.

Anche dal Movimento Cinquestelle arriva la censura per il presidente dell’Inps.  “Boeri ha difeso strenuamente i privilegi dei sindacalisti, attaccando la nostra pdl sul taglio alle pensioni d’oro che prevede un ricalcolo contributivo anche per loro. Non contento, – dicono i grillini delle commissioni Lavoro e Bilancio – si è spinto a difendere per l’ennesima volta la legge Fornero sulle pensioni, mettendo di fatto in discussione il voto popolare. Boeri deve rassegnarsi: l’indirizzo politico del governo lo decidono i cittadini, non un organismo tecnico come quello che presiede. Quota 100 verrà introdotta”.

Prende le difese di Boeri l’economista Carlo Cottarelli: “Nel suo ruolo, Boeri deve dire
quello che pensa, sennò non fa più il suo ruolo. Ci sono diversi punti di vista ma, visto l’aumento dello spread, credo che sia giusto preoccuparsi di ciò che può succedere ai conti pubblici. Farebbe piacere a tutti andare in pensione prima – ha aggiunto Cottarelli -. La questione è se ci sono i soldi e da dove vengono. Credo che questo intendesse dire anche Boeri”.

Mettere mano alla riforma Fornero, ha poi aggiunto, “fa aumentare la spesa. Se si vuol fare, e penso che sarà fatta, bisognerebbe trovare un finanziamento, non andrebbe finanziata in deficit, sennò non tiene”. Un Paese come l’Italia, “con un debito così alto non può pensare che la spesa pubblica e la domanda interna siano il motore della crescita. Servono competitività e domanda estera, che è un po’ nel nostro dna. Negli ultimi 20 anni non siamo più stati un Paese esportatore”.

“Dovesse arrivare uno shock recessivo esterno anche modesto, a quel punto, partendo da questa nostra posizione di deficit e di spread, allora la crisi diventerebbe molto molto probabile”, ha spiegato a Fanpage.it Cottarelli. “Ovviamente il governo ha un’altra speranza, ovvero spera che attraverso questa spesa pubblica il Pil possa crescere, non soltanto nell’immediato ma anche in futuro. In sostanza, aumentando il deficit vorrebbero dare una spinta all’economia, ma questo tipo di spinta poi si esaurisce nel primo anno, e la loro speranza dunque è che la manovra possa avviare il motore. Il governo sostiene addirittura che questa manovra provocherà una riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil permanente, ma io non conosco Paesi che abbiano avuto successo con questa strategia”, aggiunge. Sul rischio di un “remake” del 2011, Cottarelli afferma “Io credo che con questi valori di bilancio i rischi rispetto a uno scenario simile al 2011 siano aumentati, ma è da vedere quando questi rischi si materializzeranno. Secondo me comunque non siamo ancora arrivati a questo punto. Io ho sempre detto che un deficit fino al 2% il mercato l’avrebbe retto – infatti stiamo vedendo le reazioni a un valore più elevato – ma non siamo ancora in una situazione simile a quella del 2011, ci possiamo però arrivare”.