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Manovra, Ue: le stime della crescita italiana sono ottimistiche

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“L’Italia non rispetterà il benchmark di riduzione del debito né nel 2018 né nel 2019”. Nella sua ‘Opinione’, la Commissione Ue entra nel merito dei numeri e delle misure previste dalla manovra italiana appena bocciata, analizzando come “la prevista riduzione del rapporto debito/Pil è soggetta a larghi rischi al ribasso, visto che si basa su proiezioni di crescita ottimistiche, privatizzazioni dello 0,3% del Pil all’anno dal 2019 al 2021 e l’attivazione delle clausole di salvaguardia nel 2020 e 2021, che sono state sterilizzate per il 2019″. Si attende ora la risposta italiana, che secondo fonti del Mef avverrà nei tempi previsti, ovvero tre settimane.

L’Opinione dell’Ue è un documento di 6 pagine in cui si analizza l’andamento dei conti pubblici dal 2017 e si spiega come si arriva alla “deviazione senza precedenti” dal percorso concordato per rispettare le regole e far scendere il debito. Le misure previste dalla manovra, secondo l’Europa, “indicano un chiaro rischio di retromarcia su riforme adottate in linea con le raccomandazioni Ue”. L’abolizione della Fornero, ad esempio, “fa retromarcia sulle riforme precedenti che puntellano la sostenibilità del debito”, il condono “può scoraggiare la già scarsa conformità al fisco, implicitamente premiando comportamenti non conformi” e “la riduzione delle tasse sulle imprese che investono sono disinnescate dall’abolizione delle agevolazioni fiscali”.

Secondo il documento l’economia italiana “è caratterizzata da crescita e dinamica della produttività deboli rispetto alla media dell’Ue, con conseguenze sociali e occupazionali avverse. Rafforzare il potenziale di crescita e affrontare la stagnazione duratura nella produttività richiede una strategia di riforma globale. Tuttavia, le misure incluse nel Dpb 2019 indicano un rischio di retromarcia”. Tra le misure che aumentano il deficit, la Ue include “la sterilizzazione dell’Iva, un aumento degli investimenti pubblici, la possibilità di andare in pensione prima, l’introduzione del reddito di cittadinanza per adulti disoccupati o inattivi, e l’estensione della tassa sul reddito al 15%”. Sulle misure che riducono il deficit arrivano i dubbi. La Ue include “la spending review, un aumento della tassa sulle imprese a causa della minore deducibilità di costi specifici per alcune categorie, in particolare banche, l’abrogazione dell’Imposta sul reddito imprenditoriale, e il condono. Tuttavia – sottolinea – il condono è una misure una tantum, e c’è il rischio che i risparmi dalla spending review possano essere più bassi del previsto”.