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Spread, crescita e manovra: la preoccupazione dei banchieri

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Saranno anche ‘solo’ i poteri forti ma il clima intorno al governo sembra cambiato. Sono passati quasi due mesi dal Forum Ambrosetti di Cernobbio, quando al vicepremier Matteo Salvini una platea di imprenditori, manager e banchieri concedeva una sostanziale apertura di credito. Oggi, alla Giornata Mondiale del Risparmio, la platea è in parte diversa, più banchieri e più esponenti della finanza e meno imprenditori, ma basta qualche rapido scambio di battute al termine degli interventi per registrare soprattutto preoccupazione e molta meno disponibilità al confronto. Tra i due appuntamenti, ci sono stati la presentazione della manovra, il rapporto difficile con l’Europa, le tensioni interne fra Lega e Cinquestelle e, soprattutto, la risalita rapida dello spread.

I tre interventi istituzionali che hanno preceduto quello del ministro dell’Economia Giovanni Tria hanno espresso, da punti di vista diversi, parte del malcontento che ha serpeggiato in platea per tutta la mattinata. Il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha posto l’accento sulle conseguenze di uno spread così alto: “Le conseguenze di un prolungato, ampio rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato possono essere gravi”, perché “il loro incremento deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie e può determinare un peggioramento delle prospettive di crescita economica”. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, si è schierato con grande fermezza contro l’aumento della tassazione sugli istituti di credito. “Combattiamo ogni ipotesi di aumento delle imposte sulle banche che indebolirebbe la ripresa, oltretutto quando, nel 2019, la Bce realizzerà nuovi stress test sulle banche”. Il padrone di casa, il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, dopo aver difeso i tecnici del Tesoro e messo i suoi paletti all’azione di Cdp, ha scandito che “il risparmio privato non può venire sacrificato sull’altare del debito pubblico”, evidenziando che “è innanzitutto responsabilità del Governo di non mettere a rischio il risparmio degli italiani”.

E le risposte arrivate da Tria hanno rassicurato solo in parte. Il ministro ha ribadito che questo Governo non vuole uscire dall’Euro e ha difeso la scelta di portare il deficit 2019 al 2,4%: “Il costo del non-deficit non ce lo possiamo permettere economicamente e socialmente. Siamo convinti che il deficit sia non solo sostenibile ma anche responsabile”. Il timido applauso che ha salutato la fine del suo intervento non basta però a cambiare l’umore del parterre: “un applauso di cortesia, per una persona perbene, in evidente difficoltà”, commenta un banchiere lasciando il centro congressi dell’Angelicum.

 

 

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